Economia

Ecco i motivi delle ultime mosse espansive della Bce di Draghi. Il commento di Schlitzer

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Il commento di Giuseppe Schlitzer, economista indipendente e docente presso l’Università Cattaneo-Liuc, alle ultime decisione della Bce presieduta da Mario Draghi

 

Nella riunione di ieri (12 settembre 2019), il Governing Council (GC) della ECB ha approvato un pacchetto articolato di misure di ulteriore allentamento monetario, i cui punti essenziali sono i seguenti:

– un taglio a 50 punti base del (già negativo) tasso sui depositi delle banche presso la ECB, articolato per fasce in modo da gravare meno sui bilanci degli enti creditizi;

– una indicazione per il futuro che i tassi di policy resteranno a questi livelli se non ulteriormente abbassati finché non vi sarà convergenza verso il tasso di inflazione obiettivo del 2% (cosiddetta forward guidance);

– la ripresa dall’1 novembre del programma di acquisto di titoli per 20 miliardi al mese (e anche in questo caso una indicazione accomodante per il prosieguo nel futuro).

A queste misure si aggiunge il terzo programma di prestiti a più lungo termine (cosiddetto TLTRO III), già annunciato a marzo di quest’anno, ovvero le operazioni di rifinanziamento con scadenze pluriennale alle banche dell’eurosistema mirato a favorire il credito all’economia reale.

Il pacchetto – che impegna non poco la strategia dell’istituto di Francoforte che a fine ottobre passerà sotto il comando di Christine Lagarde – se da un lato è stata criticata da alcuni istituti e commentatori tedeschi perché troppo espansiva, dall’altro ha deluso le attese del mercato, che si attendeva misure anche più incisive. Ma è probabile che il GC non abbia voluto esaurire, tutti in una volta, gli ormai risicati margini di manovra a disposizione per stimolare l’economia.

Come ha spiegato Mario Draghi in conferenza stampa, sulla decisione hanno pesato le nuove proiezioni elaborate dallo staff della ECB, che hanno confermato “uno slittamento in avanti della ripresa che era prevista per il secondo trimestre dell’anno”. Preoccupa in special modo il peggioramento del clima di fiducia dell’industria, che risente delle tensioni protezionistiche, del rallentamento dell’economia cinese e del rischio di una Brexit disordinata.

Le nuove proiezioni indicano, nello scenario base, una crescita all’1,1% per quest’anno – grossomodo la metà di quella americana – che si porterebbe all’1,4% nel 2021. Tali indicazioni sono però basate su ipotesi benigne: tassi di interesse in flessione, lieve impulso fiscale, una Brexit ordinata, prezzi del petrolio in discesa. Inoltre la dinamica dei prezzi resta obiettivamente molto debole ed è prevista dalla stessa ECB all’1,5% nel 2021, lontana quindi dal target. I rischi di questo scenario già deludente sono dunque al ribasso.

Giuseppe Schlitzer
Economista indipendente e docente presso l’Università Cattaneo – LIUC

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