Economia

Veneto Banca, tutte le sberle dei magistrati a Consoli, revisori PwC e Bankitalia

di

popolare Vicenza

Default di Veneto Banca: che cosa ha detto il procuratore reggente della Repubblica di Treviso, Massimo De Bortoli, durante l’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario

 

Vincenzo Consoli, PricewaterhouseCoopers, Banca d’Italia. Non ha lesinato critiche – anche aspre – il procuratore reggente della Repubblica di Treviso, Massimo De Bortoli, durante l’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario sul default di Veneto Banca. Il magistrato è titolare dell’inchiesta sul default dell’istituto di credito, per cui è stata disposta la liquidazione coatta amministrativa a giugno 2017 (insieme a Banca Popolare di Vicenza) e le cui attività sono state cedute a Intesa Sanpaolo al prezzo di 50 centesimi con 5 miliardi di garanzie a carico dello Stato.

IL RUOLO DELL’EX AD CONSOLI IN VENETO BANCA

Nel corso del suo intervento nella commissione presieduta da Carla Ruocco (M5S), De Bortoli ha dedicato ampio spazio al ruolo – decisamente negativo – giocato dall’ex amministratore delegato. “Addirittura Vincenzo Consoli aveva acquistato opere d’arte e arredi d’antiquariato per oltre 6 milioni di euro che sono poi stati stimati da case d’arte del calibro di Sotheby’s per un valore massimo di 1,6 milioni”, ha sostenuto. Consoli, secondo l’accusa, ha tenuto condotte “distrattive o dissipative, consistenti in particolare nella concessione di crediti per importi considerevoli a società che non avevano alcuna garanzia e che magari si trovavano già in situazioni di insolvenza e che hanno depauperato il patrimonio” della banca.

Per questo, oltre ai reati di ostacolo alla vigilanza, truffa e aggiotaggio, gli viene contestato anche quello di bancarotta fraudolenta. “Mi sono reso conto – ha detto ancora De Bortoli – che tutti i reati in precedenza ipotizzati comportano termini di prescrizione piuttosto brevi, ed è facile che molti si estingueranno in primo o in secondo grado. Perciò, consapevole di questo, ho chiesto la declaratoria di insolvenza per Veneto Banca, accolta dal Tribunale di Treviso e confermata dalla Corte d’Appello di Venezia, rendendo così possibile instaurare il procedimento per bancarotta fraudolenta”.

Il procuratore reggente della Repubblica di Treviso non ha usato mezzi termini per Consoli: è stato un “despota assoluto” per il quale “era facile manipolare e manovrare i dirigenti per far dare false informazioni; era il padrone assoluto senza alcun limite, non solo poteva far licenziare qualsiasi dirigente sgradito ma poteva anche allontanare gli amministratori o i sindaci della società. Era un despota assoluto e il valore dell’azione lo decideva lui. Poi in cda tutti dicevano ‘sì va bene’ e chi era contrario era messo a tacere. Quando poi la banca è diventata spa tutta questa messa in scena è crollata miseramente”.

LE OPERAZIONI BACIATE PER VENETO BANCA

Nel corso dell’audizione il procuratore ha parlato anche delle operazioni baciate. “Riteniamo che il fenomeno fosse meno rilevante in Veneto Banca rispetto a Banca Popolare di Vicenza però abbiamo verificato che ci sono stati almeno 430 milioni di euro oggetto di finanziamento nei confronti di acquirenti di azioni”.

LE “GRAVISSIME RESPONSABILITA’” DI PWC SU VENETO BANCA

Non solo Consoli, però. De Bortoli punta il dito anche contro Pricewaterhouse Coopers, la società di revisione cui si era affidata Veneto Banca. “Abbiamo indagato e sono emerse condotte gravissime” ha chiarito. “Pwc sostanzialmente non ha mai ostacolato l’attività dell’ex amministratore delegato di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, ostacolando invece la vigilanza di Banca d’Italia”. Attualmente è in corso un procedimento pure nei confronti di Pwc che “è stato trasmesso a Roma per competenza nel febbraio del 2020 e credo che la Procura della capitale abbia già fatto anche la richiesta di rinvio a giudizio. Oltre alla negligente attività del collegio sindacale della banca si è aggiunta la dolosa omissione di controllo di Pwc verso la quale c’è un procedimento penale in corso”.

IL J’ACCUSE A BANKITALIA

Dopo l’ex ad e la società di revisione, De Bortoli si è soffermato anche sul ruolo di Via Nazionale. E pure qui ha messo le cose in chiaro. “Da quello che ho potuto verificare io (nel periodo del rinnovo del board di Veneto Banca, ndr) Banca d’Italia avrebbe potuto fare di più perché Consoli non fu più amministratore delegato ma diventò direttore generale ma restando di fatto ‘dominus assoluto’”. E ancora: “Quando l’aumento di capitale fu recepito da Consob forse Bankitalia avrebbe potuto dire ‘ok, ma Consoli non resti nemmeno direttore generale’”. Fatto che non è avvenuto.

“Credo che Banca d’Italia abbia fatto quello che poteva fare – ha aggiunto De Bortoli -, noi pensiamo che abbia poteri ispettivi che consentono di vedere al di là delle apparenze, ma in realtà anche lei quando fa le verifiche si fa fornire i dati dalle società e se sono dati falsi evidentemente anche Banca d’Italia è stata tratta in inganno”.

I PROBLEMI DELLA MAGISTRATURA

In tutto questo il procuratore reggente della Repubblica di Treviso ha fatto emergere anche un altro problema rispondendo alle domande della commissione. “E’ evidente che la magistratura ha le armi spuntate” ha detto. “A fronte di fenomeni così eclatanti, configurabili come disastro bancario – ha evidenziato – il sistema giudiziario penale ha le armi spuntate, tanto è vero che nei confronti di Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato di Veneto Banca, non è nemmeno pensabile una misura cautelare. E’ in pensione, quindi non c’è rischio di recidiva, non si rischia l’inquinamento delle prove perché tutto è già stato acquisito, non c’è pericolo di fuga perché lui se ne sta nella sua bellissima villa di Vicenza e non ci sono elementi che possano farci temere un tentativo di fuga”.

Per quanto riguarda l’eventuale pena che gli verrebbe comminata, De Bortoli ha risposto: Consoli ha più di 70 anni e difficilmente farà anche solo qualche giorno di carcere”. Guardando dall’altra parte, invece, ovvero ai risparmiatori truffati, “non credo si possa fare affidamento sulle indagini penali, il cui scopo è individuare persone, processarle e ottenere la condanna. La risposta più forte che dovrebbe essere data è quella delle azioni di responsabilità”.

I DUBBI DI FRATELLI D’ITALIA E FORZA ITALIA SUL RUOLO DI BANKITALIA IN VENETO BANCA

Al termine dell’audizione, con una nota, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno chiesto chiarezza sull’operato della Banca centrale italiana. “Qual è stato il vero ruolo di Bankitalia nel permettere o addirittura favorire le aggregazioni bancarie, in Veneto come in Abruzzo o in Puglia, che sono poi deflagrate nei default a danno degli incolpevoli risparmiatori azionisti? Le funzioni di controllo sono state svolte tempestivamente o, come parrebbe dai risultati, la vigilanza è stata solo formale e quindi inadeguata alla tutela del sistema?” si sono domandati i parlamentari di FdI, Andrea de Bertoldi e Tommaso Foti, e Maurizio D’Ettore di Forza Italia. Poi l’attacco all’esecutivo. “Prendiamo atto dalle parole del Procuratore dottor De Bortoli, nel corso dell’audizione nella Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, delle difficoltà operative, che investono la Procura di Treviso, impegnata nel procedimento sul noto scandalo finanziario delle Banche Venete. La procura che sta indagando su uno dei più importanti e gravi crack del nord-est – hanno proseguito – è infatti costretta, nonostante numerose richieste di aiuto, a lavorare sotto organico e senza aver ottenuto alcun beneficio per poter espletare al meglio le proprie funzioni giudiziarie. Un’ulteriore dimostrazione di incapacità ed inadeguatezza del dimissionario governo Conte, che non ha saputo dare risposte neppure di fronte ad una situazione così rilevante; i tribunali italiani continuano infatti a lavorare a ranghi ridotti nel mentre proliferano le spese inutili per consulenze ed inefficaci task force, e la riforma della Giustizia non compare neppure nei progetti del Recovery Plan. Che sia anche per tali deficienze e defezioni – è il quesito – che i processi sugli scandali bancari non procedono?”.

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