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Le università telematiche non possono essere solo telematiche. Parola di prof

La legge dovrebbe obbligare le università telematiche a svolgere almeno il 25-30% delle attività didattiche in presenza. L'intervento di Marco Mayer, professore di Intelligence e Sicurezza nazionale presso la Lumsa, già direttore del master Intelligence & Security alla Link Campus e docente al Cybersecurity Master della Luiss.

 

Le università telematiche – esattamente come le cliniche private – hanno da anni una capacità di agire come lobby in Parlamento che la Conferenza dei Rettori e il Sistema Sanitario Nazionale si sognano…

Ma allora chi difende gli interessi delle università di Stato e della sanità pubblica? Servirebbe un gruppo di parlamentari di sinistra e di destra che prendano a cuore il destino dell’università di Stato e del Sistema Sanitario Nazionale.

Mi è venuta in mente questa idea perché ho fatto esperienze negative nei corsi universitari da remoto dove ho insegnato. Chi non ci crede pensi alla didattica a distanza durante il Covid. Ovviamente occorre discernimento: se devo fare lezione (come mi è capitato nell’ anno accademico 2020-21) a studenti che vivono in Kamchatka non posso pretendere che vengano a Roma per dare l’ esame.

Ma in linea generale la mia opinione personale è che un’università totalmente telematica non possa dare grandi risultati perché non stimola l’intelligenza emotiva e le relazioni interpersonali collegate. Insomma, posso sbagliare, ma è come se gli studenti fossero rinchiusi nella bolla di una pandemia permanente.

Oltre a potenziare la sindrome della dipendenza digitale, di cui decine di milioni di giovani americani e cinesi sono affetti, negli studenti possono sorgere sintomi di dissociazione dalla realtà e gravi difficoltà nelle relazioni.

Ma al di là del mio punto di vista, gli sviluppi dell’intelligenza artificiale nelle scuole e nelle università rendono imperativo il ricorso a lezioni ed esami in presenza. È proprio l’uso efficace della AI che richiede anche un rapporto pedagogico tradizionale tra allievi e docenti

Che fare? La soluzione è piuttosto semplice. Basterebbero pochi articoli di legge per obbligare le università telematiche a svolgere almeno il 25-30% delle loro attività didattiche in presenza: un mix ideale per prevenire alienazioni e preparare i giovani alla società ibrida del futuro.

È un peccato che siano temi di cui non parla nessuno, né per le università né tantomeno per il futuro della sanità privata.

L’opinione pubblica avrebbe molto da dire su questa cosa. Tuttavia nessuno parla di questi temi perché sempre le stesse lobby e talora fondi internazionali (a cui ho accennato all’inizio) controllano una buona parte dei mezzi di informazione. Non ho mai demonizzato il privato, anzi. Ma una società in cui l’interesse pubblico perde ogni significato etico e politico è destinata al declino.

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Multiversity: Violante, De Gennaro e Carrozza (Cnr) alla corte delle università telematiche Pegaso, Mercatorum e San Raffaele

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