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Unicredit, Mps e Banco Bpm dopo il decreto Sostegni (secondo Intesa e Mediobanca)

Borsa Italiana

Che cosa è successo in Borsa alle banche – in primis a Unicredit, Mps, e Banco Bpm – dopo il decreto Sostegni che non prevede incentivi fiscali alle aggregazioni? Ecco i dettagli con i report degli analisti anche di Intesa Sanpaolo e Mediobanca

 

Che cosa è successo in Borsa alle banche dopo il decreto Sostegni che non prevede incentivi fiscali alle aggregazioni? Ecco i dettagli.

EFFETTO DECRETO SOSTEGNI IN BORSA PER LE BANCHE

Salta il rafforzamento degli incentivi per le aggregazioni delle imprese, comprese le fusioni bancarie, e l’ampliamento della percentuale di Dta da trasformare in credito d’imposta.

“Resta il tetto del 2% delle Dta”, le attività fiscali differite, trasformabili in crediti d’imposta, ha spiegato il ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel corso della conferenza stampa con il premier, Mario Draghi, al termine del Consiglio dei ministri che ha varato il decreto Sostegni bis.

Mediobanca ritiene che le modifiche minime del decreto influiscano principalmente su Unicredit e Banco Bpm poiché Unicredit dovrebbe anticipare meno Dta del previsto in qualsiasi merger e Banco Bpm è meno probabile che sia l’obiettivo di un’opa ostile, dati i tempi stretti, senza escludere la possibilità di essere un obiettivo tout court.

DOSSIER UNICREDIT

Seduta in rosso per UniCredit che e’ il titolo peggiore del Ftse Mib, dove oggi è arrivata a cedere oltre il 2% e in mattinata era in calo dell’1,3%.

La seduta è all’insegna della debolezza per molti bancari, da Intesa Sanpaolo (-0,6%) a Bper (+0,1%), con l’indice Euro Stoxx del comparto in calo dello 0,3%.

La banca guidata da Andrea Orcel, tolto il tema delle possibili operazioni straordinarie, deve anche fare i conti con la decisione dell’Antitrust europeo, arrivata ieri, di comminare una multa da 371 milioni di euro ad alcuni istituti – tra cui appunto UniCredit – con l’accusa di aver preso parte a un cartello sul mercato obbligazionario (le altre sono Nomura e Ubs).

La banca italiana ha ricevuto una sanzione da 69,4 milioni e ha gia’ spiegato che “proporra’ appello presso le corti europee’ in quanto ‘contesta con forza la decisione della Commissione e sostiene che la stessa non dimostri alcun comportamento scorretto’. Nell’attesa, pero’, arriva la reazione del mercato: ‘Sebbene l’entita’ della multa non sia rilevante per il gruppo – scrivono gli analisti di Banca Akros – questa e’ una notizia negativa. Riteniamo che i risultati del primo trimestre del 2021 non siano sostenibili e che il titolo sia sopravvalutato a seguito della recente rivalutazione’. Da qui la decisione di declassare la raccomandazione da ‘neutral’ a ‘reduce’ con un target price invariato a 8,9 euro.

Nel frattempo e’ anche saltata la cedola sui cashes di UniCredit, anche se gli analisti spiegano che non dovrebbero esserci impatti sul dividendo 2021 e sull’annunciato buyback. La banca fiduciaria dei cashes, ovvero Mitsubishi UFJ Investor Services & Banking, ha infatti mandato un avviso agli investitori – spiega la stessa UniCredit – spiegando che, per le cedole dei cashes che fanno riferimento al 2020, le disposizioni, che chiariscono quando devono avvenire i pagamenti obbligatori, non sono state rispettate, poiché l’istituto di piazza Gae Aulenti ha riportato una perdita netta lo scorso anno. Mentre questa notizia ‘puo’ essere una sorpresa negativa per il detentore di obbligazioni cashes – spiegano gli analisti di Citi – questo non dovrebbe influenzare la capacita’ della banca di pagare il dividendo sull’utile 2021 ne’ avere un impatto sul buyback’.

Una decisione che ha colto di sorpresa gli investitori dal momento che nella call con gli analisti era stata confermata la cedola su questi strumenti e anche sulle emissioni Tier 1. Citi, in una nota, spiega che la decisione “non dovrebbe influire sulla capacità della banca di pagare dividendi sugli utili attesi nel 2021 né influire sul buyback annunciato”.

CHE COSA SUCCEDE ALLA BANCHE DOPO IL DECRETO SOSTEGNI

Il decreto Sostegni Bis approvato ieri dal Consiglio dei Ministri non contiene nessuna modifica relativa alla soglia di conversione delle imposte attive differite (Dta) in crediti fiscali in caso di aggregazioni. Anche per quanto riguarda l’estensione dei termini del beneficio, l’unica novità del Decreto è che la business combination venga deliberata dall’organo amministrativo competente entro il 31 dicembre 2021 rispetto alla precedente versione che prevedeva la delibera da parte dell’assemblea dei soci.

In questo modo viene, quindi, parzialmente meno l’ulteriore spinta al consolidamento nel settore garantita dall’ampliamento della soglia dal 2% al 3%, considerata “supportive” dagli analisti sia per una soluzione per Mps (-0,08% a 1,21 euro stamani in borsa) sia per una business combination con Banco Bpm (+0,41% a 2,71 euro), entrambe con Unicredit (-1,31% a 10,11 euro) nella veste di acquirente.

Non è, tuttavia, escluso che il governo Draghi possa rivedere la norma in futuro. In particolare, secondo La Stampa, starebbe negoziando con Bruxelles un pacchetto di norme, da inserire in un prossimo decreto, che consentano di agevolare le fusioni tra più soggetti e favorire la nascita di un polo bancario attorno a Unicredit che coinvolga anche Mps e un terzo istituto identificato con Banco Bpm. Per questo, la norma sulle Dta è scomparsa dal testo finale del decreto Sostegni Bis.

Il decreto Sostegni Bis contiene, inoltre, l’estensione a fine 2021 della norma che consente alle società che cedono Npl di trasformare le Dta in credito d’imposta. La norma può essere attivata per cessioni di crediti nominali fino a 2 miliardi, mentre il credito di imposta non può superare il 20% dell’ammontare ceduto.

Come atteso, tra le altre misure del decreto è stata disposta anche la proroga delle moratorie di ulteriori 6 mesi dalla scadenza attuale del 30 giugno al 31 dicembre. La sospensione dei pagamenti riguarderà solo la quota capitale e non più quella per interessi. La proroga non sarà automatica, ma dovrà essere notificata alla banca entro il termine del 15 giugno, oltre il quale la moratoria in essere sarà considerata terminata. Infine, il decreto Sostegni prevede l’estensione dei prestiti garantiti dallo Stato, con la possibilità di chiedere un allungamento delle scadenze da 6 a 10 anni e senza subire riduzioni sulla percentuale garantita per i prestiti già erogati.

“Riteniamo che la versione finale del decreto Sostegni Bis sia piuttosto deludente sugli incentivi alle operazioni di M&A: in particolare, riteniamo possa scoraggiare le operazioni di M&A che coinvolgono tre banche, potenzialmente Unicredit- Mps-Banco Bpm, con conseguente potenziale riduzione del premio M&A per Banco Bpm”, ha commentato stamani Intesa Sanpaolo, sottolinea Mf. D’altra parte, “non possiamo escludere che maggiori incentivi all’M&A, che restano essenziali per il settore, a nostro avviso, possano essere presentati in un futuro decreto”.

Per Mediobanca Securities le modifiche minime apportate dal governo agli incentivi M&A per le banche aumentano sostanzialmente la flessibilità sul processo di approvazione, con il governo che alla fine conserva “carote più grandi” per progetti di aggregazione più concreti. “Vediamo le seguenti implicazioni rispetto alla versione più generosa, in denaro e tempo, della bozza circolata nelle settimane precedenti: il calendario più stretto, ovvero 21 dicembre contro 22 giugno e delivery di un anno, rende meno probabili fusioni a tre; l’approvazione dei cda da entrambe le parti e il calendario più stretto rendono meno probabili deal ostili in quanto richiedono più tempo per realizzarsi; la conversione delle Dta al 2% contro il 3% del totale degli asset penalizza i deal che coinvolgono una grande dote di Dta da entrambe le parti”.

A questo punto, “Mps sembra la soluzione ad hoc più probabile, a nostro avviso. E per quanto riguarda la Banca Popolare di Sondrio e Bper Banca, non vediamo grandi cambiamenti in quanto nessuno di loro ha Dta idonee in bilancio o fuori bilancio”, ha aggiunto Mediobanca, ricordando che a dicembre 2020 aveva definito l’incentivo M&A come un punto di svolta per un investimento sulle banche italiane di medie dimensioni.

“Nonostante abbiamo assunto una posizione più positiva sulle banche europee, prevedevamo cautela nei confronti dell’Europa meridionale sulla base dei fondamentali: minor visibilità sul costo del rischio. Manteniamo, quindi, il rating underperform su Unicredit principalmente a causa dell’incertezza strategica, neutral su Intesa Sanpaolo e outperform su Credem. nel caso della Banca Popolare di Sondrio, Bper Banca e Banco Bpm, riteniamo che l’M&A continuerà a svolgere un ruolo chiave. In questa fase vediamo tutte le opzioni aperte. Noi abbiamo un rating outperform su Bper Banca e neutral su Banco Bpm, Banca Popolare di Sondrio e Mps”, ha concluso Mediobanca.

DOSSIER BANCO BPM

Il fermento sul fronte delle possibili fusioni tra istituti di credito continua a tenere banco a Piazza Affari. Da un lato, come detto, sono sfumati dalla versione definitiva del Dl Sostegni bis le agevolazioni sulle Dta per le aggregazioni, ma dall’altro le indiscrezioni di stampa continuano a rilanciare l’ipotesi di una maxi-fusione a tre tra UniCredit, Mps e Banco Bpm.

Ed è proprio sulla banca di piazza Meda che si concentrano gli analisti di Ubs, che aumentano il suo target price a 2,65 euro (da 1,95 euro) aggiornando il giudizio a ‘neutral’ (da ‘sell’). Il motivo? A seguito dei “forti risultati” del primo trimestre del 2021, scrivono gli analisti, vengono aumentate le stime sul risultato netto di Banco Bpm (18%-39%) grazie al ‘miglioramento della progressione degli utili a seguito di ricavi da commissioni piu’ forti del previsto’ e grazie all’annuncio della vendita di Npl per altri 1,65 miliardi che portera’ la banca a raggiungere un rapporto Npe lordo del 6%.

Secondo Ubs, inoltre, Banco Bpm si conferma ‘un potenziale obiettivo di M&A nel processo di consolidamento bancario, il che dovrebbe continuare a sostenere il titolo’. Bpm, spiegano, e’ un potenziale target per un’acquisizione da parte di una banca piu’ grande in Italia perché avrebbe in quel caso quasi 4 miliardi sul fronte della conversione della Dta e la concentrazione geografica delle sue filiali in Lombardia aiuterebbe un potenziale acquirente a rafforzare la propria presenza nell’area più ricca d’Italia.

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