UniCredit chiude il 2025 con conti da record e apre una nuova fase.
Venti trimestri consecutivi di crescita redditizia, un utile netto di 10,6 miliardi di euro (+14%), un RoTE al 19,2% e distribuzioni agli azionisti per 9,5 miliardi certificano il successo del piano “UniCredit Unlocked” e preparano il terreno al nuovo corso strategico, battezzato non a caso “UniCredit Unlimited”. L’ambizione è chiara: alzare ulteriormente l’asticella in termini di redditività, efficienza e ritorni per gli azionisti, anche in un contesto macro meno favorevole rispetto agli anni dei super-tassi.
UNICREDIT: IL 2025 MIGLIOR ANNO DI SEMPRE, NONOSTANTE GLI ONERI STRAORDINARI
Il 2025 rappresenta il miglior anno di sempre per la banca guidata da Andrea Orcel, nonostante l’assorbimento di 1,4 miliardi di oneri straordinari tra coperture sugli investimenti azionari e costi di integrazione. Una scelta deliberata, come ha spiegato lo stesso Orcel, per “rafforzare ulteriormente la traiettoria di medio periodo”, anticipando costi oggi per proteggere la redditività di domani. Il risultato è una generazione organica di capitale pari a 382 punti base, che ha consentito di sostenere distribuzioni elevate mantenendo un CET1 ratio al 14,7%, ben sopra il target manageriale.
RICAVI RESILIENTI, MENO TASSI E PIÙ COMMISSIONI
Tengono le entrate: i ricavi netti si attestano a 23,9 miliardi (-1,4%), con un margine di interesse in calo del 4,3% a 13,7 miliardi per effetto della discesa dei tassi, compensato però dalla crescita delle commissioni e del risultato netto della gestione assicurativa, saliti del 5,6% a 8,7 miliardi. Una componente che oggi vale circa il 35% dei ricavi totali e che diventa sempre più centrale nel modello di business, riducendo la dipendenza dal ciclo monetario.
COSTI SOTTO CONTROLLO E QUALITÀ DEL CREDITO
Sul fronte dei costi, la disciplina resta uno dei tratti distintivi della gestione Orcel. Le spese operative rimangono sostanzialmente stabili a 9,4 miliardi, nonostante l’ampliamento del perimetro e gli investimenti in tecnologia, dati e intelligenza artificiale. Il cost/income ratio al 38% colloca UniCredit ai vertici del settore europeo. Anche la qualità del credito si conferma solida, con un costo del rischio di 15 punti base e un rapporto tra esposizioni deteriorate nette e crediti totali all’1,6%, sostenuto da overlay per circa 1,7 miliardi.
IL NUOVO PIANO “UNICREDIT UNLIMITED”
È su queste basi che prende forma “UniCredit Unlimited”, il piano che guarda al triennio 2026-2028 ma che già delinea una traiettoria verso il 2030. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: ricavi netti oltre i 25 miliardi nel 2026 e circa 27,5 miliardi nel 2028, utile netto rispettivamente intorno agli 11 e ai 13 miliardi, con un RoTE superiore al 23% a fine piano. In parallelo, la banca punta a spingersi ancora oltre sul fronte dell’efficienza, portando il cost/income al 33% nel 2028 grazie a una riduzione assoluta dei costi e a un uso sempre più intensivo della tecnologia.
DIVIDENDI, BUYBACK E LA PROMESSA DA 50 MILIARDI
Il tutto accompagnato da una politica di remunerazione degli azionisti particolarmente generosa: circa 30 miliardi di distribuzioni cumulate nei prossimi tre anni e circa 50 miliardi in cinque, tra dividendi e buyback, con la possibilità di extra-distribuzioni legate al capitale in eccesso. Una equity story che, nelle intenzioni del management, dovrebbe collocare UniCredit stabilmente tra le migliori banche europee per combinazione di crescita e ritorni.
IL PESO DELLE PARTECIPAZIONI: COMMERZBANK E ALPHA BANK
In questo quadro si inserisce anche il tema delle partecipazioni strategiche. Il contributo degli investimenti in Commerzbank e Alpha Bank, ha spiegato Orcel, “è destinato ad aumentare in modo significativo nel 2026, quando l’impatto del consolidamento azionario si concretizzerà pienamente e i costi di copertura diminuiranno”. Si tratta di un apporto stimato in circa 1 miliardo di euro di ricavi aggiuntivi nel 2028, senza che questo implichi necessariamente operazioni straordinarie.
M&A, DISCIPLINA E ATTESA
Ed è proprio sul fronte dell’M&A che Orcel continua a mantenere una linea di grande prudenza. “L’M&A non è una necessità per noi”, ha ribadito agli analisti, chiarendo che eventuali operazioni saranno valutate solo se in grado di accelerare la strategia e creare valore per gli azionisti. Su Commerzbank, di cui UniCredit è azionista di riferimento, il messaggio resta attendista: “Se le condizioni saranno favorevoli, tutto avverrà nel modo giusto. E se così non fosse, abbiamo molto altro da fare”. Nessuna fretta nemmeno in Grecia: “Non c’è alcun piano di fusione con Alpha Bank, non è mai stato discusso”, ha precisato Orcel, sottolineando come il livello di cooperazione sia già oggi molto elevato.
IL CAPITOLO GENERALI E LE SMENTITE DI ORCEL
Ancora più netta la smentita sulle indiscrezioni relative a operazioni societarie con Assicurazioni Generali. “Sono solo fantasie di persone che hanno bisogno di creare storie”, ha tagliato corto il ceo. “Comunichiamo regolarmente con loro, sono uno dei nostri partner industriali: forniscono la maggior parte dei nostri prodotti assicurativi bancari nell’Europa centrale e orientale e noi distribuiamo i loro prodotti attraverso la nostra rete”. Nessun progetto di polo del risparmio gestito italiano, dunque, ma una partnership industriale che resta centrale nella strategia del gruppo.
IL CONTESTO EUROPEO E IL NODO DEL CONSOLIDAMENTO
Lo sguardo di Orcel si allarga però al contesto europeo. Pur rivendicando la forza della strategia stand-alone di UniCredit, il banchiere non nasconde che “l’Europa ha bisogno di banche più grandi”, perché il sistema continentale resta frammentato e sottodimensionato rispetto ai grandi player statunitensi. Fusioni e acquisizioni “fatte alle condizioni giuste e con la giusta compatibilità strategica possono aggiungere valore significativo”, ma non possono diventare un surrogato di una cattiva strategia o di una cattiva esecuzione.
ITALIA MOTORE DEL GRUPPO, EUROPA DELL’EST LEVA DI CRESCITA
Nel frattempo, l’Italia resta un pilastro del gruppo. “Conferma la sua leadership ed è il motore di crescita”, ha ricordato Orcel, citando l’aumento di prestiti e depositi nel 2025 rispettivamente del 2,7% e del 3,8%, nonostante un contesto di tassi più penalizzante rispetto ad altri mercati. Ma nel medio periodo il baricentro della crescita è destinato a spostarsi sempre più anche verso l’Europa centro-orientale, dove UniCredit vede ampi margini di sviluppo nei segmenti a maggiore redditività.
UNA SCOMMESSA CHE IL MERCATO, PER ORA, CREDE POSSIBILE
In sintesi, UniCredit archivia la fase del risanamento e della ricostruzione e si presenta al mercato con una promessa impegnativa: continuare a crescere, distribuire capitale in modo generoso e farlo senza dipendere da operazioni straordinarie. Una scommessa che il mercato, almeno per ora, sembra credere possibile.



