Economia

Che cosa si dice in Germania su Unicredit e Commerzbank

di

Unicredit

Come giornali, mondo finanziario e sindacati in Germania hanno accolto e commentato i rumors sulle ipotesi di un merger tra Unicredit e Commerzbank

 

Il mondo finanziario tedesco è apparso spiazzato dalle indiscrezioni rilanciate ieri dall’agenzia Reuters, secondo cui Unicredit avrebbe ingaggiato Lazard e Jp Morgan come advisor per studiare il dossier Commerzbank, nel radar di Jean-Pierre Mustier ormai da molto tempo.

Una notizia piovuta sui mercati ancora aperti (e subito entrati in fibrillazione) e su redazioni giornalistiche prese in contropiede. I nomi degli advisor rivelati dalla nota di Reuters avevano fatto rizzare le antenne tedesche.

Da un lato Jp Morgan è nota come consulente stabile del ceo di Unicredit in ogni operazione. Dall’altro per Lazard lavora dal 2016 Jorg Asmussen, già membro del comitato esecutivo della Bce ed ex vice ministro delle Finanze, e ingaggiato come managing director dell’area financial advisory per Berlino e Francoforte. Suo sarebbe il compito di aiutare a convincere gli scettici politici di Berlino della bontà di una fusione di Commerzbank con Unicredit, ipotizzava il tg del primo canale pubblico Ard.

La notizia, poi ridimensionata più che smentita con la precisazione giunta nella serata di ieri da Piazza Gae Aulenti, secondo cui “non è stato firmato alcun mandato relativo a possibili operazioni di mercato oggetto di indiscrezioni giornalistiche”, ha attenuato l’eccitazione ma ha di fatto rilanciato la questione dell’interesse europeo per l’istituto di Francoforte, italiano ma anche olandese. Unicredit da un lato, Ing dall’altro.

Essendo la Reuters la fonte della notizia, alla stampa tedesca non è rimasto che lavorare di sponda. I quotidiani, sia nelle edizioni cartacee che in quelle più fresche online, non aggiungono altre indiscrezioni ma note di accompagnamento. Tuttavia interessanti.

Così la Frankfurter Allgemeine Zeitung evidenzia come Unicredit potrebbe pensare di compattare Commerzbank con la controllata bavarese Hypo-Vereinsbank e ricostruisce il recente attivismo degli uomini di JP Morgan negli ambienti della politica berlinese. “Funzionari della banca di investimento sono stati in stretto contatto con il governo tedesco sino alla fine di aprile”, scrive il quotidiano citando la risposta della sottosegretaria alle Finanze Christine Lambrecht a un’interrogazione del capogruppo del partito liberale Fdp. “Poi vi è stato un incontro fra Angela Merkel, il presidente di JP Morgan Jamie Dimon e la direttrice dell’ufficio di affari tedesco Dorothee Blessing”, aggiunge la Faz, riportando anche incontri del management con il ministro Scholz. “E negli ambienti finanziari si dice che JP Morgan sia attiva per conto di Unicredit nell’ipotesi di un’offerta per Commerzbank”, conclude la Frankfurter.

Ipotesi giornalistiche, mentre per ora non è giunta alcuna reazione ufficiale da soggetti istituzionali: né dai piani alti di Commerzbank, né da quelli politici di governo. A specifica richiesta, riportano i media tedeschi, il ministero delle Finanze di Berlino ha declinato ogni dichiarazione.

Si aspetterà oggi, ma conoscendo la capacità diplomatica dei portavoce governativi, è arduo sperare che dalle loro bocche esca qualcosa di sorprendente se la consegna è stata quella di mantenere il profilo basso. Tanto più che Commerzbank è un dossier anche politicamente delicato, per il governo ma soprattutto per il ministro delle Finanze Olaf Scholz, uscito più di tutti ammaccato dal fallimento dei colloqui sulla fusione tutta tedesca con Deutsche Bank, progetto sul quale l’esecutivo aveva giocato tutta la sua forza di pressione nella speranza (anche a dispetto delle opinioni degli analisti finanziari) di creare un campione nazionale.

Ard ricorda che la politica tedesca ha tuttavia grande voce in capitolo sul futuro dell’istituto di Francoforte, dal momento che il governo detiene ancora il 15% del capitale della banca. Un modo per ricordare che il ruolo dei palazzi di Berlino sarà decisivo. Quelli politici e quelli sindacali.

Sul primo aspetto, se una discussione verrà aperta, sarà dopo il voto europeo, quando saranno più chiari gli equilibri continentali e quelli nazionali. Non si rivela alcun segreto se si dice che da questo punto di vista l’Italia non parte avvantaggiata: il governo nazional-populista gialloverde non è ben visto a Berlino, i contatti politici fra i rappresentanti di governo è al minimo storico, i media tedeschi riportano scenari molto negativi sull’evoluzione politica in Italia.

E anche su quello sindacale emergono difficoltà. Il sindacato Verdi ha annunciato le barricate: “Prima di concludere una fusione con gli italiani scorrerà molto sangue”, aveva detto lunedì Stefan Wittmann che è anche membro del consiglio di sorveglianza di Commerzbank. L’Handelsblatt aveva riportato per esteso le sue dichiarazioni. Proprio “il caso HypoVereinsbank dimostra che, dopo l’acquisizione da parte di Unicredit, di quell’istituto non sia rimasto poi molto”, aveva detto il sindacalista, aprendo però altri spiragli: “Tuttavia potrebbero modelli di parti interessate straniere che potrebbero essere sostenuti dalla componente sindacale nel consiglio di sorveglianza, ad esempio se la banca acquirente trasferisse la propria sede in Germania lasciando Commerzbank come marchio indipendente”. E il tema della sede del gruppo che nascerebbe dalla fusione sarà certamente uno dei nodi cruciali delle eventuali partite che si apriranno.

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