Economia

Unicredit, chi ama e chi contesta Mustier su conti e piani

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I conti 2019 di Unicredit e le reazioni di mercato, analisti e sindacati ai numeri e ai piani di Mustier

“Un bilancio leggermente migliore delle attese, una politica di remunerazione dei soci più generosa del previsto in futuro e soprattutto rassicurazioni sul fatto che non vi saranno operazioni di fusione o acquisizione importanti almeno per i prossimi 4 anni”. Così il Sole 24 Ore sintetizza conti 2019 e prospettive di Unicredit dopo i dati del bilancio consuntivo dello scorso anno presentati ieri dall’amministratore delegato, Jean-Pierre Mustier. Ecco tutti i dettagli sui conti 2019 e le polemiche sul personale con i sindacati.

LA SINTESI DEI CONTI 2019 DI UNICREDIT

Una performance operativa migliore delle attese e una politica dei dividendi ancora più generosa rispetto alle guidance spingono Unicredit.

GLI UTILI DI UNICREDIT

L’anno si chiude con un utile netto di 3,4 miliardi in calo di quasi il 18% ma sopra le stime degli analisti a 3,1 miliardi, stessa cosa per il consolidato sottostante, cioè al netto delle operazioni straordinarie, che sale a 4,7 miliardi (+55,5%) e conclude il piano Transform 2019 con risultati robusti raggiungendo gli obiettivi chiave.

COME E’ ANDATO IL QUARTO TRIMESTRE 2019

Sotto la lente è il quarto trimestre che accusa un rosso di 835 milioni di euro a causa di consistenti poste non operative negative per 2,3 miliardi(al netto delle tasse). A pesare sono 365 milioni dalla cessione del 9% di Yapi Kredi, costi di integrazione in Germania e Austria per 319 milioni e rettifiche su crediti relativo al perimetro Non Core per 1,1 miliardi.

DOSSIER TURCO

Proprio per quanto riguarda l’istituto turco, Unicredit ha chiuso nelle ultime ore la vendita di una quota del 12% per circa 440 milioni. L’operazione sarà contabilizzata nel primo trimestre di quest’anno con un impatto negativo sul conto economico consolidato pari a circa 820 milioni. Il gruppo si diluisce dunque al 20% circa. Una quota che “non toccheremo nel 2020 sottolinea, il ceo Jean Pierre Mustier che però aggiunge anche nella call con gli analisti che “nel 2023 non è previsto un contributo di Yapi all’utile netto”.

COME GONGOLANO GLI AZIONISTI

Mustier continua a ricoprire d’oro gli azionisti e i fondi esteri in particolare gongolano e plaudono al capo azienda. Infatti è soprattutto la politica dei dividendi a stupire il mercato. L’esercizio 2019 beneficia di 1,4 miliardi di dividendi cash (0,63 euro per azione in pagamento il prossimo aprile) e di mezzo miliardo in riacquisto di azioni proprie. La distribuzione di capitale agli azionisti è così confermata al 40% con la promessa di alzarlo al 50% per l’esercizio 2020, pagato nel 2021. Da non escludere poi un extra dividendo che verrà pagato in contanti o tramite riacquisto di azioni.

LE PAROLE DI MUSTIER

Nel sostenere di preferire il buy-back a operazioni di fusione e acquisizione in quanto «più conveniente per gli azionisti», l’amministratore delegato, Jean Pierre Mustier, è stato categorico con i giornalisti: «Non vi saranno assolutamente fusioni, perché sono diluitive e presentano enormi rischi di esecuzione, il nostro focus sarà sulla trasformazione della banca», ha ribadito più volte, estendendo l’arco temporale a tutto il piano 2023.

I SUBBUGLI SU TAGLI ED ESUBERI

La chiusura del 2019 consente alla banca che ha convocato l’assemblea di bilancio per il prossimo 9 aprile, di aprire un altro fronte e cioè quello della trattativa con i sindacati italiani sugli esuberi. La stima è di 5.500-6000 nel nostro Paese a fronte di uscite complessive per 8mila unità con accordi già raggiunti in Germania e Austria. La lettera di convocazione verrà consegnata all’inizio della prossima settimana, lunedì 10 febbraio, per un primo incontro tra azienda, segretari nazionali dei sindacati e i coordinatori di gruppo che si terrà il prossimo 14 febbraio. L’attesa è che la procedura si chiuda entro il 30 marzo.

LA POSIZIONE DELLA FABI

Continuano le critiche della Fabi all’approccio del capo azienda di Unicredit, dopo le recenti e reiterate staffilate. “Jean Pierre Mustier ancora una volta sbaglia approccio, cercando di ridimensionare la portata e l’impatto del sul piano industriale. Si illude di avere gioco facile, con noi e con le altre organizzazioni sindacali. Contrariamente a quanto affermato dall’amministratore delegato della banca, non ci sarà alcuna semplice discussione sul piano industriale né un dialogo come lui ipocritamente predica, ma un confronto serio, durissimo e approfondito nel quale nulla sarà concesso”, mette per iscritto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. “Pretenderemo almeno una assunzione ogni due eventuali esuberi. Il signor Mustier – aggiunge Sileoni – deve avere rispetto per le lavoratrici e per i lavoratori del gruppo Unicredit oltre che per il territorio italiano che lo ospita”.

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