Economia

Unicredit, bufera anti riciclaggio in Cordusio Sim

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Popolare di Bari

Continuano i subbugli in casa di Unicredit. Dopo le proteste sindacali sugli esuberi, i dubbi degli analisti su conti e prospettive, le incognite sul progetto sub-holding, le polemiche sulla politica dei tassi negativi e le critiche di alcuni soci a Mustier, oggi il Fatto svela i dettagli su un’ispezione della Banca d’Italia su Cordusio Sim del gruppo Unicredit.

Nelle scorse settimane si è conclusa un’ispezione della Banca d’Italia che avrebbe riscontrato un situazione assai anomala in Cordusio Sim, la controllata del gruppo dedicata alle gestioni patrimoniali dei clienti di peso.

Gli ispettori di Bankitalia sono entrati nella società – che ha sede a Milano – a maggio scorso, uscendone solo alla fine di agosto.

Da quanto risulta al Fatto, l’ispezione ha evidenziato diverse irregolarità nella gestione delle procedure cosiddette Aml (Anti money laundering), cioè le normative antiriciclaggio.

In sostanza, buona parte dei clienti non avrebbero sottoscritto i moduli obbligatori per certificare la provenienza del patrimonio dato in gestione. È un adempimento previsto dalle normative nazionali (in Italia codificate dal decreto legislativo 231/07), e serve per fare una prima verifica, per così dire, a monte che i soldi dati in gestione non abbiano provenienza sospetta.

Di fatto è un’autocertificazione, ma che ai fini antiriciclaggio ricopre un ruolo importante visto il tipo di clientela. Cordusio Sim non è una piccola società. È nata nel 2016 ed è oggi al terzo posto tra gli operatori specializzati, con una quota di mercato del 14% e asset che ammontano a circa 25 miliardi di euro. Si occupa del Wealth management, una gestione patrimoniale dedicata ai clienti con un certo patrimonio finanziario, gli High net worth individuals (Hnwi), dai 5 milioni di euro in su. Parliamo di grandi portafogli che possono arrivare a decine di milioni.

Una situazione simile a quella riscontrata in Cordusio Sim, si sarebbe verificata, a quanto risulta, qualche mese fa anche in un’altra banca del gruppo guidato da Jean Pierre Mustier, Schoellerbank.

Il perché non siano stati fatti firmare ai clienti i moduli antiriciclaggio non è chiaro. Contattata dal Fatto Unicredit non ha voluto rilasciare commenti.

(estratto di un articolo di Carlo Di Foggia pubblicato sul Fatto Quotidiano; qui la versione integrale)

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