Economia

Tutte le cose turche dei bond Unicredit

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Cose turche per Unicredit in Turchia?

E’ quello che si chiedono non troppo scherzosamente alcuni analisti e operatori di Borsa, non solo in Italia, dopo le ultime vicende della controllata turca di Unicredit.

Non mancano dunque alcune tensioni sulle finanze di Unicredit, visto anche il caso dell’esoso bond acquistato da Pimco.

CHE COSA HA SCRITTO IL SOLE SU UNICREDIT E TURCHIA

In effetti, come scrive anche il Sole 24 Ore, la Turchia continua ad essere una spina nel fianco per Unicredit e il suo ceo Jean-Pierre Mustier: “Dopo che nel terzo trimestre la banca di piazza Gae Aulenti è stata costretta a svalutare per 846 milioni la quota (40%) detenuta in Yapi Kredi, la banca controllata a Instanbul, ora il gruppo potrebbe essere chiamato a nuovi sforzi”.

LE NOTIZIE DI BLOOMBERG SU UNICREDIT E TURCHIA

Secondo quanto riportato da Bloomberg, Unicredit starebbe valutando di acquistare circa il 40% di un’obbligazione Tier 1 da un miliardo di dollari (870 milioni di euro) che Yapi Kredi sta per collocare. L’impegno per UniCcedit sarebbe dunque pari a circa 350 milioni. Una quota analoga del bond sarebbe assorbita da Koc Holding AS, partner della banca italiana nella joint venture in Turchia.

IL DOSSIER BOND PER UNICREDIT TRA TURCHIA E PIMCO

Per la banca turca si tratta del secondo approdo sul mercato nel giro di otto mesi: lo scorso aprile per puntellare il patrimonio la banca aveva chiamato un aumento di capitale da 4,1 miliardi di lire turche, pari a circa 820 milioni di euro (a cui Unicredit aveva contribuito pro-quota per 330 milioni). Peraltro proprio la banca guidata da Mustier nelle scorse settimane si è rivolta a Pimco per raccogliere 3 miliardi di dollari di bond quinquennali. Complice l’impennata del rischio Italia, il gruppo ha pagato un tasso 6 volte più alto di quello offerto a gennaio su un’obbligazione senior non-preferred (qui l’approfondimento di Start Magazine).

LE RASSICURAZIONI DEL VERTICE UNICREDIT

La situazione di incertezza economica e politica in Turchia, e la conseguente pesante svalutazione della lira – ha sottolineato il Sole 24 Ore – sono da tempo all’attenzione del management di Unicredit, che però ha sempre ribadito come l’investimento non sia in discussione. Un concetto sottolineato anche dal presidente di Unicredit, Fabrizio Saccomanni, per cui la presenza in Turchia è “un fatto strutturale di lungo periodo” tanto che “ci siamo stati attraverso altre fasi di alti e bassi e continuiamo”.

«L’economia turca è solida e robusta – ha assicurato il presidente Saccomanni – c’è una grande capacità manageriale, c’è una componente di giovani attivi in tutti i settori ed è senz’altro una cosa su cui puntare» .

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