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Perché in Germania l’umore economico è moscio

Germania

Tutte le conseguenze del caro energia e dell’inflazione sull’umore (nero) dei consumatori in Germania. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

La guerra in Ucraina picchia sull’umore dei consumatori tedeschi, il cui indice tocca il minimo storico da quando esistono queste rilevazioni. Oltre 27 punti in meno è la stima per luglio realizzata dalla società di ricerca sui consumi GfK rispetto al mese precedente. Un vero e proprio crollo, superiore anche a quello che si registrò durante la crisi finanziaria del 2008, determinato dall’aggrovigliarsi di più motivi: “La guerra in corso in Ucraina e l’interruzione delle catene di approvvigionamento stanno facendo esplodere i prezzi dell’energia e dei generi alimentari, rendendo il clima dei consumatori più cupo che mai”, ha spiegato Rolf Bürkl, l’esperto di consumi di GfK.

Soprattutto il costo della vita, che è aumentato di quasi l’8%, sta deprimendo l’umore, ha proseguito Bürkl. Il potere d’acquisto si sta dissolvendo. La speranza che i risparmi accumulati durante la pandemia vengano utilizzati per gli acquisti probabilmente non si realizzerà: “Se le famiglie dovranno pagare molto di più per l’energia e i generi alimentari, le risorse finanziarie disponibili per le altre spese saranno di conseguenza inferiori, soprattutto per gli acquisti più importanti”.

INDICE GfK, UMORE CONSUMATORI MAI COSÌ BASSO

Un segnale che per l’economia tedesca nel suo complesso i prossimi saranno davvero mesi difficili, dato il peso maggiore che il consumo privato ha assunto negli ultimi tempi nel “portafoglio” del Pil tedesco. A giugno sono diminuite le aspettative di reddito, con 9,8 punti in meno rispetto al mese di maggio e un valore assoluto che risulta il più basso degli ultimi 20 anni. Preoccupano i rischi di recessione, divenuti più concreti con le pressioni sul fronte energetico che si aggiungono ai problemi che l’economia globalizzata si porta appresso dall’inizio della pandemia, come le strozzature nelle catene di approvvigionamento. Scarseggiano i componenti e la produzione in Germania è costretta a rallentare.

APPELLO ALLA BCE

Un quadro che spinge la GfK a consigli meno drastici verso la Bce rispetto a quanto si (ri)sente ultimamente da economisti e politici tedeschi. Bürkl ha infatti invitato la Banca Centrale Europea a perseguire una politica monetaria moderata. L’inflazione deve essere ridotta, tuttavia l’economia non dovrebbe essere soffocata da salti eccessivi dei tassi d’interesse.

L’INDUSTRIA ASSUME CON PIÙ CAUTELA

Altri indicatori puntano in basso. Come il barometro dell’occupazione realizzato dall’Istituto Ifo di Monaco, secondo il quale le aziende tedesche stanno diventando più caute nell’assunzione di nuovo personale. L’indicatore è sceso a 103,3 punti a giugno, rispetto ai 104,0 punti di maggio. Tuttavia, la domanda di lavoro rimane elevata e la situazione si differenzia anche di molto da settore a settore. L’industria elettrica, ad esempio, continua ad assumere, mentre un deciso rallentamento è stato registrato in quella chimica, non a caso uno dei settori più esposti a un eventuale blocco del gas dalla Russia. Soffrono anche i fornitori di servizi, il commercio e l’edilizia che sembra essersi lasciata alle spalle un lungo periodo di boom. In generale, la carenza di lavoratori qualificati è ancora un problema fondamentale per le aziende e lo sarà sempre di più nel prossimo futuro, aggiunge l’Ifo.

IL GOVERNO SCIOGLIE IL NODO DEL DIVIETO UE MOTORI A COMBUSTIONE

Un ultimo capitolo riguarda l’industria automobilistica. Il governo ha sciolto il nodo relativo alla proposta della Commissione europea di vietare l’immatricolazione di veicoli con motori a benzina o diesel dal 2035, che ha già ottenuto il parere favorevole del parlamento europeo. Nell’esecutivo era scoppiata la grana Fdp, il partito liberale aveva minacciato il veto al sì tedesco. Alla fine l’esecutivo  ha trovato una soluzione di compromesso da presentare alla riunione dei ministri europei dell’Ambiente in Lussemburgo del 28 giugno. L’ha annunciata la stessa ministra dell’Ambiente Steffi Lemke (Verdi): sì alla proposta di divieto di immatricolazione di auto con motori a combustione dal 2035, ma con un’eccezione: la possibilità che, al di fuori della flotta delle auto, per particolari automezzi come quelli dei pompieri o altri, possano essere ammessi motori con carburante sintetico (i cosiddetti  E-Fuels) che non emettono CO2. In questo modo non si esclude che futuri sviluppi tecnologici possano permettere almeno per veicoli speciali l’utilizzo di carburanti diversi da quello elettrico, purché a neutralità climatica.

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