Economia

Tutti i subbugli su Pil e conti pubblici

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Le parole del premier e l’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Fatti, numeri, previsioni e scenari su finanza pubblica e macroeconomia

Il Pil dà qualche grattacapo dalle parti di Palazzo Chigi e il presidente del Consiglio non ne fa mistero: il prodotto interno lordo scenderà nel quarto trimestre 2018 e l’economia stenterà ancora nei primi mesi del 2019 ma, avverte Giuseppe Conte, sono attesi “miglioramenti nel secondo semestre di quest’anno”.

In attesa dei dati definitivi dell’Istat relativi al quarto trimestre dello scorso anno e usciti oggi – e mentre il responsabile del Mef, Giovanni Tria, invita a non drammatizzare – ieri si è fatto sentire l’Ufficio parlamentare di Bilancio che nel “Rapporto sulla politica di bilancio 2019” avverte: “Nel 2018 la fase espansiva dell’economia italiana si è nettamente indebolita, arrestandosi nella seconda metà dell’anno”. Inoltre, gli ultimi dati congiunturali sull’andamento dell’economia “hanno accresciuto i fattori di rischio, anche nel breve termine”.

QUI LE STIME ODIERNE ISTAT SUL PIL 2018 CON COMMENTI E ANALISI

COPERTURE FINANZIARIE CON MAGGIORI ENTRATE SOLO PER IL 50%

Analizzando la manovra del governo gialloverde, l’Upb – organismo indipendente presieduto da Giuseppe Pisauro – nota che per l’anno in corso “dal lato delle coperture finanziarie, poco più del 50% derivano da maggiori entrate, all’interno delle quali sono previsti, tra l’altro, aumenti di gettito provenienti dalle imprese, soprattutto bancarie, e sui premi assicurativi, l’abrogazione dell’Iri e delle deduzioni Ace, nonché l’aumento della tassazione su giochi e tabacchi”.

COME SONO FINANZIATE LE MISURE ESPANSIVE

Per quanto riguarda le misure espansive, l’Ufficio segnala che “impiegano 38,6 miliardi a fronte dei quali vengono individuate risorse per 27,1 miliardi, con conseguente incremento del deficit di 11,5 miliardi. È il quarto anno consecutivo che, dal lato degli impieghi, l’intervento più consistente riguarda la sterilizzazione della clausola di salvaguardia sull’Iva, per un importo pari a circa 12,5 miliardi per il 2019”.

QUI LE STIME ODIERNE ISTAT SUL PIL 2018 CON COMMENTI E ANALISI

STERILIZZAZIONE CLAUSOLE SALVAGUARDIA IVA CON TAGLI ALLA SANITÀ

Ma per il 2020-2021 “la prospettiva di sostituzione delle clausole appare di realizzazione complessa”. Per disinnescare le clausole, infatti, non si dovrebbero toccare “verosimilmente” gli investimenti né le prestazioni sociali “che si aumentano tramite la manovra attuale”, né i redditi da lavoro “che verranno incrementati dai rinnovi contrattuali”. Dunque, “tenuto conto di tali esclusioni, la spesa residua aggredibile, rappresentata in buona parte dalla spesa sanitaria, sarebbe oggetto di riduzioni consistenti”.

LE ALTRE PROROGHE

Oltre al problema dell’Iva per il biennio 2020-21, si aggiungono “l’insieme di impatti crescenti e proroghe di misure già previste nel 2019 (all’interno della Legge di bilancio, ndr) con ulteriori misure concernenti le agevolazioni fiscali”, le cosiddette tax expenditure.

CRITICITÀ PER OBIETTIVI DI FINANZA PUBBLICA

Sul fronte degli obiettivi di finanza pubblica perciò le prospettive non sono rosee. “Il conseguimento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica – scrive l’Upb – è esposto a una serie di elementi di criticità e soggetto a rischi e incertezze che riguardano il quadro macroeconomico”. E ciò non solo a causa di alcuni interventi previsti in Manovra e dell’affidamento alle clausole di salvaguardia dell’Iva per il 2020-2021 ma anche perché non sono ancora stati quantificati “gli impatti sul conto delle Amministrazioni pubbliche delle spese relative ai rinnovi contrattuali delle Amministrazioni diverse da quelle statali”. Il reperimento delle risorse a tal fine, si rileva, resta “a carico degli enti decentrati”.

QUI LE STIME ODIERNE ISTAT SUL PIL 2018 CON COMMENTI E ANALISI

(Estratto di un articolo di Public Policy; qui la versione integrale)

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