Economia

Tutti i subbugli sindacali in doBank

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Come e perché i sindacati biasimano le scelte di doBank, il più grande gruppo specializzato nella gestione dei crediti problematici in Italia, sul personale

Che cosa sta succedendo in doBank?

E’ quello che si stanno chiedendo addetti ai lavori, personale e analisti su DoBank, il più grande gruppo specializzato nella gestione dei crediti problematici in Italia.

I TRAVAGLI DI DOBANK

Il gruppo da un lato a un passo dalla trasformazione societaria, visto che a breve il gruppo conta di trasformarsi da banca a soggetto finanziario di servicing, e dall’altro pur avendo al centro un business avviato e florido ha annunciato esuberi del personale che hanno mandato su tutte le furie i sindacati.

I SUBBUGLI SINDACALI

Infatti è saltato il tavolo delle trattative sindacali in doBank, la società che fa capo a SoftBank e quotata in Borsa. La rottura tra azienda e organizzazioni dei lavoratori è arrivata ieri sera, quando il gruppo è uscito allo scoperto mettendo sul tavolo 160 esuberi su 1.214 dipendenti totali, prepensionamenti obbligatori e licenziamenti collettivi.

CHE COSA DICONO I SINDACATI

“Nonostante 53 milioni di utile, il 30% di dividendi in più per gli azionisti e un chief operating officer che con 4,9 milioni di euro è il secondo più pagato tra i manager bancari in Italia, doDank butta giù la maschera. Il gruppo denuncia 160 esuberi su 1.214 dipendenti e pretende con una arroganza mai registrata in altre aziende del settore di effettuare prepensionamenti obbligatori e licenziamenti collettivi” dichiarano unitariamente Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin.

LA NOTA SINDACALE SU DOBANK

“Eravamo stati chiari fin dall’inizio sulla impossibilità di un percorso che poteva portare a licenziamenti e a prepensionamenti obbligatori. Con grande senso di responsabilità il sindacato ha cercato di mettere la stabilità occupazionale come punto cardine di un accordo che da subito ha avuto momenti di forte contrapposizione anche ideologica, dove abbiamo nostro malgrado perso tempo con una azienda che ha, come unica finalità, la riduzione di personale a ogni costo e addirittura in modo discrezionale. Con il principio di negoziare con il sindacato e contemporaneamente avere mani libere con una legge 223 già pronta nel cassetto” spiegano ancora i sindacati.

LE MISURE ANNUNCIATE DA DOBANK

“Chiusura delle filiali, trasferimenti, deroghe al contratto nazionale: questi i presupposti che possono trovare solo una fortissima contrapposizione del sindacato che fino ad oggi ha cercato con grande senso di responsabilità un accordo equo solidale e stabile per tutti i lavoratori del gruppo” dicono ancora i sindacati.

LO SCENARIO

Come detto, il gruppo guidato da Mangoni ha presentato formalmente alla Vigilanza la richiesta di revoca (volontaria) della licenza bancaria: la domanda è partita lo scorso giugno, quando la società specializzata nell’acquisto e recupero di crediti deteriorati ha presentato il piano industriale, e a breve si attende il disco verde. Con questa mossa, il gruppo punta ad alleggerire le richieste regolamentari e a liberare capitale per eventuali operazioni straordinarie, allineandosi peraltro ai competitor europei.

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