Economia

Ecco tutti i rischi dello spread per Banco Bpm, Ubi e Bper. Report Credit Suisse

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spread recovery fund

Che cosa rischiano le banche italiane come Banco Bpm, Mps, Ubi, Bper e Intesa Sanpaolo con l’impennata dello spread e qual è il vero livello pericoloso

Se il governo non bada ai mercati, al contrario gli investitori guardano con sempre maggiore preoccupazione all’Italia. Anche ieri i tassi sul debito italiano sono aumentati e a Piazza Affari le banche hanno vissuto un’altra giornata difficile.

ECCO I RENDIMENTI DEL BTP DECENNALE

Il rendimento del Btp decennale è arrivato al 3,57%, con spread a 302 (+16 punti ieri). Sui Btp a due anni i tassi sono saliti all’1,6% e lo spread è arrivato a 211 (+20 punti ieri). L’effetto come al solito si è fatto sentire sui titoli bancari, che ieri hanno perso in media il 4%: Carige  ha ceduto l’8,5%, Banco Bpm  il 6,5%, Mediobanca  il 4,7%, Mps  il 4,5%, Unicredit  il 3,6%, Intesa Sanpaolo  il 3,3%, Bper  l’1,66%.

IL PESO DELLO SPREAD PER LE BANCHE

Gli osservatori iniziano ora a chiedersi quanto a lungo l’Italia e in particolare gli istituti di credito possano reggere un ulteriore peggioramento dello scenario, vista l’intransigenza sul deficit al 2,4% del pil, la probabile bocciatura dell’Ue e il possibile downgrade a fine ottobre delle agenzie di rating (da verificare se di un solo gradino o fino al livello junk).

IL LIVELLO DI ALLARME SULLO SPREAD

Di certo uno spread a 400 creerebbe grandi problemi alle banche: il loro capitale si avvicinerebbe ai minimi richiesti dalla Bce e in alcuni casi potrebbe scendere sotto le soglie di Francoforte. Tutto questo dopo anni passati a rafforzare i bilanci e a portare il patrimonio su livelli di tranquillità in seguito alla recessione più forte del Dopoguerra.

IL REPORT DI CREDIT SUISSE SU BANCHE E SPREAD

Lo sforzo potrebbe essere messo seriamente a repentaglio se il trend dovesse proseguire. Secondo i calcoli di Credit Suisse, un aumento dello spread a 438 (ovvero 200 punti sopra il livello di fine giugno), ridurrebbe il capitale Cet1 di 66 punti, facendo scendere la media delle maggiori banche dal 12,53% all’11,87% e «innescando aumenti di capitale», hanno scritto gli analisti.

IL CASO MPS

Alcune banche soffrirebbero più di altre: Mps nonostante il salvataggio scenderebbe di nuovo a un capitale Cet1 del 9,45%, quindi sotto il requisito obbligatorio Bce del 10,25% (il requisito non vincolante Srep di secondo pilastro è stimato da Credit Suisse all’11,5%).

FOCUS SU BANCO BPM, BPER E INTESA SANPAOLO

Banco Bpm finirebbe sotto il livello non vincolante stimato (10,4% contro 10,75%), ma resterebbe sopra il minimo di 9,75%. Soltanto Intesa Sanpaolo e Bper avrebbero un margine di almeno l’1% sopra il requisito non vincolante (si veda tabella in pagina).

LA PERDITA DI CAPITALIZZAZIONE

La perdita della capitalizzazione di borsa per le sette maggiori banche è arrivata a 34 miliardi da metà maggio (da 106 a 72 miliardi). Da allora i titoli hanno perso in media il 32%, con valori compresi tra il 30% (Bper e Ubi) e il 40% (Mps e Banco Bpm). Gli istituti hanno già ora valutazioni di mercato basse, pari al 60% del patrimonio tangibile, ma sono «potenzialmente soggetti a ulteriore pressione», secondo Credit Suisse, che stima anche un calo degli utili del 4% per le misure allo studio nella legge di bilancio sugli interessi passivi.

LE CONSEGUENZE INDIRETTE DELLO SPREAD

Il calo di borsa non riflette solo la riduzione del capitale, ma anche le conseguenze indirette dell’aumento dello spread. Per le banche è diventato quasi impossibile emettere bond sul mercato a tassi accettabili.

EFFETTI SULLA RACCOLTA BANCARIA

La raccolta bancaria (pressata anche dalle novità regolamentari sul Mrel e dalle scadenze in arrivo dei rifinanziamenti Bce) è il bacino che serve per finanziare l’economia italiana. Perciò i tassi dei prestiti a pmi e famiglie hanno già iniziato ad aumentare (solo in Italia, non negli altri Paesi europei) e i volumi con ogni probabilità si ridurranno se lo scenario rimarrà quello attuale o peggiorerà.

(estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza; l’articolo integrale si può leggere qui)

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