Prima revisione della legge Fornero sulle pensioni, con l’introduzione di “quota 100” tra etĂ (probabile minimo 64 anni) e contributi. La misura, con paletti, costerebbe circa 4 miliardi. PiĂą arduo realizzare “quota 41”, cioè la possibilitĂ di uscire a qualunque etĂ con 41 anni e mezzo di contributi.
A questo stanno lavorando politici e tecnici del governo Conte nei ministeri interessati.
CHE COSA SI STA STUDIANDO NEL GOVERNO SU PENSIONI E LEGGE FORNERO
La riforma delle norme Fornero sarĂ nel menu della prossima manovra. Se reddito di cittadinanza e flat tax, per essere compatibili con i conti, muovere solo i primi passi, governo e limiti sono al lavoro per mettere a punto i dettagli di un’identitĂ 5 stelle. E’ a misura, che costi costati attorno ai 4 miliardi, sarĂ inserita nella prossima legge di Bilancio che lieviterebbe così a circa 26-27 miliardi, in linea, si osserva nella soglia, con il “peso” delle manovre degli ultimi anni dei governi a guida Pd. (ECCO IL TESTO DEL PROGETTO DI LEGGE M5S-LEGA)
L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE
Il ritorno ai pensionamenti di anzianitĂ con quota 100 (e 64 anni di etĂ ) ha un costo stimato, a seconda della combinazione dei vari modelli di calcolo, che oscilla tra i 4 e i 14 miliardi annui, con una crescita degli assegni che potrebbe superare quota 1,1 milioni l’anno, ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “Troppo per gli equilibri di bilancio. L’alternativa che nelle ultime settimane ha preso corpo è così quella di un ripristino dell’uscita di anzianitĂ per tutti garantito con 42 anni di contributi (nel 2019 a legislazione vigente il pensionamento sarĂ possibile con 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne) invece che con quota 41 e 6 mesi, come prevede la proposta elaborata a suo tempo dalla Lega. Una soluzione non sgradita a diversi ambienti della maggioranza (anche se ufficialmente quota 41 resta al momento “intoccabile”)”.
AVANTI CON LE PENSIONI D’ORO
Alla ripresa dell’attivitĂ parlamentare a settembre, il mirino della maggioranza si sposterĂ sulle pensioni d’oro. Il disegno di legge è giĂ stato presentato, sia alla Camera che al Senato, con doppia firma dei capigruppo giallo-verdi e prevede una sforbiciata agli assegni superiori ai 4mila euro netti che non siano ‘coperti’ dai contributi versati nell’arco della vita lavorativa. L’obiettivo è recuperare risorse da un bouquet di circa 100mila beneficiari, per poi andare a rimpinguare le pensioni minime, portandole dagli attuali 450 euro mensili a quota 780. Un aumento di 330 euro (oltre 3mila euro l’anno) che farebbe la differenza, per diverse famiglie. Oggi, infatti, sono i pensionati il vero ‘sistema di welfare’. Aiutano i figli, sia economicamente che praticamente, compensando le scarse entrate di chi è titolare di un contratto precario o ha un reddito troppo basso.
LE MIRE DEI 5 STELLE
“Dopo la delibera sui vitalizi e il decreto DignitĂ , è pronto un altro provvedimento che va nella direzione di restituire giustizia sociale ai cittadini”, spiega il presidente dei deputati Cinquestelle, Francesco D’Uva. “La proposta di legge sulle pensioni d’oro sarĂ calendarizzata giĂ a settembre, alla ripresa dell’attivitĂ in Parlamento, e metterĂ fine ad un sistema di disuguaglianze diventato insopportabile, in cui da una parte ci sono i pensionati minimi che fanno la fame e dall’altra i pensionati d’oro che percepiscono molto piĂą di quanto hanno versato”. Una posizione condivisa anche dalla Lega. Che ha sposato il progetto apponendo la firma ai disegni di legge depositati a Montecitorio e Palazzo Madama. In particolare, al Senato prevede un intervento anche sulle casse previdenziali degli enti privati. Il tema da anni è oggetto di contenzioso e scontro con la politica, perchĂ© incide in una materia che rientra nel mare magnum del ‘diritto acquisito’. Dunque, intacca la sfera costituzionale.






