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India

Tutti i piani dell’India per scalare la classifica delle economie mondiali

Dal super ordine di Air India di 500 tra Boeing e Airbus per un valore di 100 miliardi di dollari al programma PLIS per aumentare la produzione industriale e l’export, passando per l'arrivo di Apple nel Paese, ecco come l'India vuole sfondare.

 

Piazzando un ordine record di 500 tra Boeing e Airbus del valore stimato di 100 miliardi di dollari, Air India si lancia nella competizione per diventare leader nelle tratte internazionali e regionali, riflettendo le ambizioni di un Paese che, oltre a diventare presto il più popoloso al mondo, scalerà entro pochi anni la classifica delle economie mondiali superando Giappone e Germania.

L’ACCORDO

A darci notizia del mega accordo che la compagnia in mano a Tata Group è in procinto di siglare è Reuters, che ha sentito alcune fonti industriali.

Secondo le fonti dell’agenzia di stampa, l’ordine include 500 jet di cui cento di grandi dimensioni, incluse dozzine di Airbus A350 e di Boeing 787 e 777. La somma stanziata potrebbe superare i 100 miliardi di dollari a prezzi di listino e rappresenta il più grosso affare mai compiuto in termini di volume finanziario da una singola compagnia aerea, superando anche quello fatto un decennio fa da American Airlines quando acquistò 460 tra Boeing e Airbus.

LA STRATEGIA

Il maxi ordine di Air India riflette una strategia ben precisa che prevede di ricatturare un’ampia quota dei viaggi compiuti dall’enorme diaspora indiana verso città come Delhi e Mumbai, che in questo momento vedono il predominio di rivali stranieri come Emirates.

Ma l’obiettivo è anche quello di diventare leader nel traffico interno e regionale sottraendo quote di mercato all’attuale numero uno che è IndiGo.

LA FUSIONE CON VISTARA

È anche per raggiungere questi traguardi che Tata, ci informa ancora Reuters, alla fine di novembre ha annunciato la fusione di Air India con Vistara, una joint venture con Singapore Airlines, con l’obiettivo di diventare un carrier ancora più grande e competitivo in grado di rafforzare la propria presenza nei cieli interni e internazionali.

La fusione ha portato in dote a Air India una flotta di 218 aerei, cementandone la posizione di compagnia indiana leader a livello internazionale nonché la seconda più grande dopo IndiGo nel mercato interno.

Come sottolinea Reuters, i 500 jet in corso di ordine da Air India, che non saranno consegnati prima del prossimo decennio, sono funzionali alla strategia del premier indiano Modi di espandere l’economia nazionale fino a farle raggiungere il tetto dei 5 trilioni di dollari.

CRESCITA RECORD PER L’INDIA

Secondo le stime di S&P Global e di Morgan Stanley riportate da Cnbc, l’India si accinge a diventare la terza più grande economia del pianeta superando quelle del Giappone e della Germania.

La previsione di Morgan Stanley, in particolare, è che il Pil dell’India nel 2031 sarà più che raddoppiato rispetto agli attuali livelli; e questo grazie a una crescita annua del prodotto nazionale lordo che dovrebbe mantenere una media del 6,3%.

Come scrivono gli analisti di Morgan Stanley, Ridham Desai e Girish Acchipalia, l’imminente boom economico indiano sarà alimentato da una combinazione di fattori che uniscono “offshoring, investimenti nel manifatturiero, la transizione energetica e l’avanzata infrastruttura digitale del Paese”.

OBIETTIVO: DIVENTARE UN HUB MANIFATTURIERO – IL PROGRAMMA PLIS

Come osserva la Cnbc, la strategia del governo indiano di Narendra Modi è quella di far diventare l’India un colosso industriale e un hub per gli investimenti stranieri.

Il perno di questa strategia è il programma PLIS (Production Linked Incentive Scheme) che, lanciato dall’esecutivo nel 2020, si prefigge di aumentare la produzione industriale e l’export attraverso incentivi fiscali destinati sia alle aziende nazionali che a quelle straniere.

Come effetto del programma PLIS, Morgan Stanley stima che la quota del manifatturiero sul totale del Pil indiano salirà dall’attuale 15,6% al 21% nel 2031. Una simile crescita corrisponde ad un incremento nel volume d’affari della manifattura indiana dagli attuali 447 miliardi di dollari a ben 1.490.

LA STRATEGIA INDIANA DI APPLE

Non c’è forse miglior prova del dinamismo manifatturiero dell’India del sopraggiungere nel Paese delle produzioni di Apple.

Era stato il Wall Street Journal, qualche mese fa, a riferire come il gigante di Cupertino stesse pianificando di portare le proprie produzioni fuori dalla Cina e di ridurre la propria dipendenza dagli assemblatori taiwanesi guidati da Foxconn Technology, spostandole in altri Paesi asiatici, tra cui i principali candidati erano proprio l’India insieme al Vietnam.

Da allora è stato tutto un succedersi di notizie che hanno confermato la strategia indiana di Apple. Poche settimane fa è arrivata la conferma che Apple – che già dal 2017 produce in India i modelli più vecchi di iPhone – assemblerà il suo ultimo modello, ossia l’iPhone 14, proprio nel subcontinente, come ha riferito la Cnbc.

Ed è sempre la Cnbc a informarci che ora Apple sta avendo colloqui con il governo indiano con l’obiettivo di spostare la produzione degli iPad fuori dalla Cina.

Infine una recentissima indiscrezione di Mint riporta che Apple ha intenzione di triplicare la produzione degli iPhone assemblati in India di qui ai prossimi due anni.

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