Economia

Tutti i Grilli di Del Vecchio su Mediobanca e Generali

di

Mediobanca Generali

Quali sono le vere mire di Del Vecchio su Mediobanca e Assicurazioni Generali. Fatti, nomi, sussurri e rumors (Grilli al posto di Pagliaro?)

 

Che cosa ha davvero in mente Leonardo Del Vecchio che punta a salire al 20% di Mediobanca?

E che progetti ha su Assicurazioni Generali visto che Mediobanca è il maggior azionista del colosso assicurativo e che l’imprenditore patron di Luxottica ha il 4,8% del gruppo triestino?

A queste domande Del Vecchio risponde sussurrando a giornali e agenzie stampa.

Ieri “una fonte vicina all’imprenditore” ha sussurrato alla Reuters, che “Leonardo del Vecchio non ha alcuna intenzione di portare Generali verso un matrimonio con rivali europee Axa o Zurich Insurance”.

Questo perché nei giorni scorsi – sulla scia della notizia della richiesta avanzata alla Bce da parte della cassaforte lussemburghese Delfin di Del Vecchio – tutti i giornali hanno avanzato l’ipotesi di un matrimonio con la francese Axa e il Sole 24 Ore ha adombrato anche lo scenario Zurich tra i progetti del numero uno di Luxottica.

Niente di tutto questo, secondo i sussurratori delvecchiani: “L’idea del presidente di EssilorLuxottica è “riportare Generali al ruolo leader che aveva nel mercato assicurativo europeo alla fine degli anni ‘90 e che poi ha perso”, dice la fonte”, si legge su Reuters.

In sostanza Generali ha una taglia più piccola rispetto ad Allianz e Axa perché non ha fatto acquisizioni di rilievo. Motivo? Non ha varato aumenti di capitale per sostenere la crescita, frenata evidentemente da Mediobanca che non ha voluto scomodare i propri azionisti, secondo la visione dell’imprenditore.

“In realtà Generali negli ultimi vent’anni ha realizzato operazioni di M&A per un controvalore di 30 miliardi – ha chiosato il Sole 24 Ore – le maggiori (Ina-Assitalia e Toro) hanno portato a consolidare la leadership sul mercato domestico, più recentemente la ceca Ppf”.

E né Del Vecchio (che è stato nel board di Generali dal 2007 al 2011), né l’ad di Delfin, Romolo Bardin, che è entrato in consiglio nel 2016, hanno mai votato contro le operazioni proposte né ne hanno suggerite altre in alternativa, ha rimarcato criticamente Antonella Olivieri del Sole 24 Ore.

«Dal 2007 a oggi Del Vecchio ha sempre votato a favore di tutte le scelte presentate in consiglio dagli amministratori delegati su operazioni di M&A, strategia, piani industriali e non ha mai portato sue proposte di crescita, di sviluppo o di strategie differenti», hanno sottolineato fonti consultate da Reuters, che hanno aggiunto come – a fronte di una capitalizzazione di Borsa inferiore a quella dei principali concorrenti, Generali abbia comunque un solvency ratio del 190%, assolutamente in linea o migliore di quello di Allianz (190% a fine marzo) e Axa (182%).

La guerra è pure nella comunicazione. Alla fonte di Agordo, risponde quella di Piazzetta Cuccia: “Mediobanca – scrive il quotidiano diretto da Fabio Tamburini – considera come un’anomalia nel panorama europeo la presenza nel capitale di una banca di un imprenditore con una quota superiore al 10% e non ha intenzione di cambiare linea rispetto ai lavori già in corso per la presentazione della lista di maggioranza per il nuovo consiglio, dove ci sarà molto meno spazio di oggi per gli azionisti e invece una più ampia compagine di amministratori indipendenti. Mediobanca ha avuto un patto di sindacato che controllava anche più della metà del suo capitale, ma con una compagine di pesi e contrappesi e mai con un azionista predominante”.

Però all’agenzia Reuters l’imprenditore ha fatto sapere che “non intende presentare una lista propria” per il consiglio di amministrazione di Mediobanca che è in scadenza e che verrà rinnovato a ottobre. Questo perché l’investimento della banca d’affari milanese “non è ostile”.

Tutt’altra idea ha Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, visto che il Sole 24 Ore di oggi titola: “Nessuna apertura da Nagel, adesso Piazzetta Cuccia prepara le barricate”.

La guerra di posizione di Del Vecchio – secondo rumors che circolano in ambienti finanziari milanesi – contempla un’idea: portare Vittorio Grilli (ex direttore generale del Tesoro, ex ministro dell’Economia e ora ai vertici di Jp Morgan in Europa) alla presidenza di Mediobanca al posto di Renato Pagliaro.

Un atto di sfida aperta per il vertice di Mediobanca se davvero questa idea-indiscrezioni diventasse un progetto concreto.

Grilli, con l’avvocato Sergio Erede, è tra i primi consiglieri/advisor di Del Vecchio nella partita Mediobanca-Generali.

Ma ovviamente di questa idea non si accenna minimamente nell’intervista che Grilli ha rilasciato al Corriere della Sera, il giornale controllato da Urbano Cairo che ha un occhio di riguardo per le mosse dell’imprenditore di Agordo.

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