Economia

Tutti i dossier che scottano in Mps

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Mps

Il maxi rosso. Le richieste di danni. L’accordo con i sindacati. E gli scenari incerti. Fatti, numeri e analisi su Mps dopo la relazione semestrale della banca senese controllata dal Mef

Cosa succede a Siena tra il maxi rosso del secondo trimestre 2020 e le richieste danni che in totale toccano quota 10 miliardi. Raggiunto accordo con i sindacati su esuberi e assunzioni

Forte rosso per Montepaschi nel primo semestre dell’anno, soprattutto a causa degli 845 milioni di perdite registrati fra aprile e giugno. Sulla banca di proprietà dello Stato al 68%, e da cui il ministero dell’Economia e delle Finanze punta ad uscire dal 2021, pende poi la spada di Damocle del contenzioso legale salito a 4,8 miliardi solo per le richieste stragiudiziali. Qualche giorno fa è infatti arrivata a Mps la richiesta di altri 3,8 miliardi dalla Fondazione Montepaschi. Secondo quanto riferito ieri dall’amministratore delegato di Mps, Guido Bastianini, durante la conference call con gli analisti, il totale delle richieste danni, giudiziali e stragiudiziali, nei confronti della banca sale così a 10 miliardi di euro.

I CONTI DEL SEMESTRE

Primo semestre in forte calo, dunque, per Siena che perde 1,09 miliardi di euro, a fronte dell’utile di 93 milioni registrato nello stesso periodo dello scorso anno. In particolare, si legge nella nota diffusa giovedì scorso al termine del cda, a gravare è il rosso di 845 milioni di euro registrato nel secondo trimestre, appesantito dalla svalutazione delle Dta (attività fiscali differite) per 476 milioni, da componenti non operative negative per 384 milioni e da rettifiche su crediti addizionali per 107 milioni.

Segno meno anche per i ricavi, scesi nei primi sei mesi del 2020 dell’8,4% a più di 1,4 miliardi con oneri operativi che hanno superato quota 1 miliardo (-5,3%), e per il risultato operativo lordo che nel secondo trimestre è stato di 186 milioni a causa della flessione del margine d’interesse del 2,2% e delle commissioni del 12,3%. Più che raddoppiato il costo del credito a 519,3 milioni che ha contribuito a determinare un risultato operativo netto di 157,7 milioni. Per quanto riguarda i coefficienti patrimoniali, al 30 giugno scorso il Common Equity Tier 1 Ratio è sceso al 13,4%, dal 14,7% di fine 2019, e il Total Capital Ratio è diminuito dal 16,7 al 16%.

L’emergenza Covid-19 ha costretto anche Montepaschi a effettuare rettifiche aggiuntive su crediti, pari a 300 milioni nel corso del primo semestre, visto che “il mutato scenario macroeconomico delineatosi con il diffondersi della pandemia ha influenzato i livelli di rischiosità del portafoglio”. Nello stesso periodo il totale delle perdite su crediti è arrivato a 519 milioni, +266 milioni rispetto al 2019.

I RISCHI LEGALI E LE RICHIESTE DELLA FONDAZIONE

Ma c’è una bomba legale pronta a esplodere a Siena e che ha portato nel primo semestre ad accantonare al fondo rischi e oneri risorse per 357 milioni di euro. Si tratta di accantonamenti, come viene specificato in una nota del gruppo, “riconducibili principalmente a rischi legali e ai rischi connessi ad accordi contrattuali.

Intanto il 31 luglio scorso sono arrivate all’istituto di credito “ulteriori richieste stragiudiziali per 3,8 miliardi di euro da parte della Fondazione Mps” che portano il petitum delle sole “richieste stragiudiziali” a un totale di 4,8 miliardi di euro. “Rispetto a tali iniziative – si legge ancora – la banca esprime opinioni critiche rispetto alle tesi sostenute. Gli argomenti a supporto di tale interpretazione verranno sviluppati compiutamente nella risposta che sarà inviata alla Fmps. La Banca si riserva ogni azione a tutela del proprio patrimonio”.

LA CESSIONE DI NPL AD AMCO E LE RICHIESTE DELLA BCE

C’è poi un altro fronte aperto per Siena ovvero quello della cessione ad Amco, l’ex Sga, di circa 8,14 miliardi di crediti deteriorati – pari a 4,15 miliardi netti – suddiviso tra 4,8 di sofferenze (59%) e 3,3 miliardi di Utp. Operazione che ha ricevuto il via libera da parte della Dg Comp ma che ancora non è stata approvata da Francoforte e su cui “al momento non ci sono novità” ha detto Bastianini durante la conference call con gli analisti. Per questo Mps sta esaminando un “piano sul capitale” per far fronte agli impatti sul patrimonio della scissione “con la potenziale emissione di strumenti di debito subordinato nei prossimi anni”. Come ha chiarito il gruppo nelle slide di presentazione dei conti, dalla transazione con Amco si attende un impatto negativo di 130-140 punti sui ratio di capitale a causa della scissione del portafoglio.

La notizia era stata anticipata ieri dal Sole 24 Ore secondo cui una delle strade su cui si stava riflettendo nella città toscana era quella di emettere subito un’obbligazione subordinata, della tipologia Tier2, per un valore di circa 200-300 milioni di euro. In tal modo il Monte potrebbe soddisfare le richieste patrimoniali della Bce proprio in vista della cessione. “I ragionamenti a Siena sarebbero oramai in via di finalizzazione” e forse le coordinate dell’operazione potrebbero essere state finalizzate proprio durante la riunione del board. “Tutto dovrà poi essere autorizzato da Bce, che nel frattempo però sarebbe già stata sondata informalmente per un via libera preliminare – scriveva ieri il quotidiano confindustriale -. Una volta ottenuto il disco verde, si andrà sul mercato, realisticamente a settembre-ottobre, in cerca di investitori. Non è escluso che, per assicurare il buon esito dell’operazione, l’emissione sia accompagnata da una garanzia pubblica, o comunque dall’impegno del Tesoro ad intervenire con una sottoscrizione anche parziale dell’investimento”. Nei giorni scorsi, sempre secondo il Sole, “da Roma filtravano rumors che vedevano Siena beneficiaria di un intervento complessivo di ricapitalizzazione fino a 1,5 miliardi da parte del Governo nell’ambito del Decreto Agosto. Possibile che il bond Tier2 sia solo un primo tassello di un mosaico più ampio, da completare anche con altri subordinati”.

ACCORDO CON I SINDACATI SU ASSUNZIONI E USCITE VOLONTARIE

Intanto arrivano buone notizie per quanto riguarda i dipendenti dell’istituto. Sempre ieri è stato firmato l’accordo fra Mps e i sindacati di categoria per disciplinare il nuovo pacchetto di esodi. Le uscite, in tutto 500, saranno solo su base volontaria e partiranno dal 1° novembre 2020. Ci saranno però anche 250 nuovi ingressi, entro gennaio 2021, perlopiù destinati al rafforzamento della rete commerciale. Gli esuberi, ha chiarito l’ad, costeranno “circa 80 milioni di euro che saranno contabilizzati nell’ultima parte dell’anno”.

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