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Tutti i conti di Intesa Sanpaolo, Ubi Banca e Bper

Intesa Sanpaolo

Come vanno Intesa Sanpaolo, Ubi e Bper. Ecco i numeri delle trimestrali

 

Tempo di trimestrali per le banche che fanno i conti sia per il periodo luglio-settembre sia per i primi nove mesi del 2020. Utile netto in crescita per Intesa Sanpaolo e Bper mentre chiude in rosso Ubi Banca che sconta gli effetti dell’Opas di Ca’ de Sass e la cessione dei 532 sportelli a Bper.

E mentre la Bce, soprattutto con il capo della Vigilanza Andrea Enria, continua a lanciare messaggi a favore di una bad bank europea per la gestione degli Npl, buone notizie arrivano proprio dal fronte dei crediti deteriorati: i maggiori istituti di credito italiani continuano a ridurre gli stock con cessioni importanti come i 2,7 miliardi di Intesa Sanpaolo che da settembre 2015 a oggi ha dismesso 37 miliardi di Npl e che continuerà su questa strada, accelerando peraltro, come promesso dall’amministratore delegato Carlo Messina. Crediti deteriorati lordi scesi del 20% da fine 2019 a oggi per Bper che vanta così il livello più basso degli ultimi 10 anni.

INTESA SANPAOLO

Utile netto a 6,4 miliardi per Intesa nei primi nove mesi del 2020. Escludendo anche i due mesi di apporto di Ubi Banca, l’utile netto del periodo gennaio-settembre è pari a 3,1 miliardi, a fronte dei 3,3 miliardi dello stesso periodo del 2019: “Ciò significa – ha commentato durante la conference call con gli analisti l’ad Messina – che nei soli primi nove mesi dell’anno abbiamo superato l’impegno previsto per il 2020, ovvero quello di un utile netto di almeno 3 miliardi”. Guardando al futuro il gruppo prevede dal 2022 un utile netto non inferiore a 5 miliardi che consentirà – come si legge in una nota diffusa da Ca’ de Sass – una strategia focalizzata sulla “remunerazione per gli azionisti e sul mantenimento di solidi coefficienti patrimoniali”.

Inoltre, sempre nei primi nove mesi del 2020, si registra un miglioramento dei “coefficienti patrimoniali, dell’efficienza e della qualità dell’attivo – prosegue la nota -. Anche il costo del rischio risulta in miglioramento se si escludono le rettifiche di valore su crediti per i futuri impatti di Covid-19”.

Per quanto riguarda i crediti deteriorati, Intesa Sanpaolo procede nella riduzione che, al lordo delle rettifiche di valore, risulta di circa 2,7 miliardi e arriva a quota 37 miliardi dal picco di settembre 2015: al momento, dunque, è già stato realizzato il 94% dell’obiettivo di riduzione previsto per l’intero quadriennio del Piano di Impresa 2018-2021. Passi avanti anche sul fronte delle moratorie: “Per primi abbiamo promosso le moratorie e nel corso di questi mesi ne abbiamo concesse per un valore complessivo pari a 66 miliardi – ha affermato Messina -. Inoltre, abbiamo erogato prestiti assistiti da garanzia statale per un totale di circa 24 miliardi”.

Confermata la politica dei dividendi del gruppo, che prevede la distribuzione di un ammontare che corrisponde a un payout ratio pari al 75% del risultato netto per l’esercizio 2020 e al 70% per l’esercizio 2021. In aggiunta, come sottolineato dallo stesso Messina, Intesa Sanpaolo chiederà a Francoforte di poter distribuire il prossimo anno i profitti accantonati del 2019. Poi, un ultimo annuncio: il nuovo Piano di Impresa sarà reso noto entro la fine del 2021 quando lo scenario macroeconomico sarà più chiaro.

BPER

Nei primi nove mesi dell’anno in corso fa registrare il segno più anche Bper che chiude a 200,6 milioni di utile netto, in calo rispetto ai 523 milioni dello stesso periodo del 2019, quando però aveva beneficiato di una posta straordinaria di oltre 350 milioni legata all’acquisizione di Unipol Banca. Nel terzo trimestre l’utile netto dell’istituto emiliano-romagnolo si attesta a quota 95,9 milioni. Sul risultato del gruppo guidato dall’ad Alessandro Vandelli “influiscono oltre ai contributi ai fondi sistemici per 64,7 milioni – spiega una nota di Bper -, alcune componenti non ricorrenti, già contabilizzate nel primo semestre, quali rettifiche addizionali su crediti per oltre 90 milioni relative al peggioramento del contesto macroeconomico causato dall’emergenza sanitaria e altri oneri straordinari per un ammontare complessivo pari a circa 36 milioni”.

Nel periodo luglio settembre in calo da 161 milioni a 108 milioni le rettifiche su crediti mentre l’indicatore di solidità patrimoniale Cet1 fully loaded si attesta su base pro-forma al 13,03%, in crescita di 46 punti base da giugno.

Soddisfatto Vandelli secondo cui i risultati dei nove mesi esprimono “buoni livelli di redditività, anche per effetto della capacità di generare ricavi e contenere i costi della gestione, migliorando ulteriormente, al contempo, la qualità del credito e la già solida posizione patrimoniale”.

A questo proposito occorre evidenziare che Bper registra “un’ulteriore contrazione dello stock dei crediti deteriorati lordi e netti rispettivamente del 20% e del 17,2% da fine 2019 che ha determinato la significativa diminuzione dell’NPE ratio lordo e netto rispettivamente all’8,8% e al 4,7%, i livelli più bassi degli ultimi 10 anni”.

UBI BANCA

Chiusura in rosso per Ubi Banca a -2,1 miliardi a fronte dei 195 milioni di utile netto ottenuto nello stesso periodo del 2019. A pesare sui conti gli effetti dell’offerta pubblica di acquisto e scambio da parte di Intesa Sanpaolo con l’impatto dell’avviamento di Ubi (-1,4 miliardi di impairment del goodwill) e la stima della perdita sulla cessione dei 532 sportelli a Bper (-944,9 milioni). Perdita, per lo stesso motivo, anche nel terzo trimestre dell’anno a 2,3 miliardi.

Chiosa un analista: “Ubi è al centro del processo di integrazione e questo si riflette nei numeri. La perdita contabile riguarda unicamente due voci: l’avviamento/goodwill che come è normale che sia è stato azzerato (-1413,9) e la cessione degli sportelli (-944,9). In termini sostanziali, cioè industriali, però la banca è sana e operativa e ha conseguito un utile netto di 197,5 milioni pur in un anno molto complesso. Sono positivi anche molti indicatori di attività come i crediti in bonis, la raccolta diretta, il risparmio gestito e il margine di interesse”.

Segno più sul fronte dei crediti netti verso la clientela, a quota 84,9 miliardi, in aumento dagli 84,7 di giugno 2020 e dagli 84,6 di dicembre 2019. Al 20 ottobre inoltre risultano in essere circa 80mila moratorie concesse a privati e imprese a seguito di iniziative governative, di settore e associative, per un valore lordo dei finanziamenti oggetto di moratoria pari a 10,6 miliardi di euro. In crescita pure la raccolta diretta, a 98,8 miliardi, e il risparmio gestito a 73,7 miliardi.

Numeri positivi dai crediti deteriorati per l’istituto guidato da Gaetano Miccichè: lo stock lordo totale si attesta a 6,4 miliardi, in calo del 2% rispetto al 30 giugno scorso e del 5,9% rispetto a dicembre 2019. Sceso ulteriormente il ratio dei crediti deteriorati lordi al 7,31% (7,48% a giugno 2020 e 7,80% a dicembre 2019) e a circa il 6,3% pro-forma se si tiene conto della cessione, in lavorazione, di circa 923 milioni di esposizioni a piccole e medie imprese classificate in sofferenza.

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