Economia

Mps, Banco Bpm, Ubi, Bper. Ecco gli effetti dello spread sui conti delle banche secondo Goldman Sachs

di

banche italiane centrali

L’articolo di Elena Del Maso, giornalista di Mf/Milano finanza , sulle previsioni della banca d’affari Usa con gli effetti dello spread sui conti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Ubi e Bper

I 100 punti base di spread in più da maggio hanno cancellato l’enorme lavoro delle banche italiane nel primo semestre sotto due profili: da un lato tagliando le gambe al Cet 1 ratio, l’indice di solidità patrimoniale, dall’altro frenando molto la raccolta dei fondi comuni. Lo si vedrà nel concreto man mano che vengono pubblicate le trimestrali, partite nei giorni scorsi con Intesa Sanpaolo.

CHE COSA DICE IL REPORT DI GOLDMAN SACHS SULLE BANCHE ITALIANE

Lo scrivono gli analisti di Goldman Sachs in un approfondito report sulle banche italiane e la situazione politica. Se si pensa solo alla raccolta dei Pir, lo scorso anno era stata di 10 miliardi di euro, mentre a giugno era ferma alla metà, 2,5 miliardi nei primi sei mesi. A livello generale, il saldi dei fondi comuni a giugno è stato positivo per 9,32 miliardi contro i 56,9 miliardi dello scorso anno.

L’ANALISI DI MPS, BANCO BPM, UBI, UNICREDIT, BPER

Gli esperti calcolano che, a livello aggregato, Mps, Banco Bpm, Ubi, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bper detengono in portafoglio 90 miliardi di euro di titoli di Stato e che lo spread in rialzo ha portato ad un taglio complessivo di 40 punti base in questi istituti durante il secondo trimestre, con effetti e pesi diversi a seconda della banca.

I CALCOLI IN BASE AGLI ASSET PONDERATI PER IL RISCHIO

Facendo i calcoli in base agli asset ponderati per il rischio (RWA), Goldman Sachs ha dedotto che la riduzione maggiore pari allo 0,82% si avrà su Mps. A seguire Ubi con un -0,61% di Cet 1 ratio, quindi Banco Bpm con un-0,49%, mentre su Unicredit dovrebbe assestarsi a -0,33% e su Bper a -0,18% (per Intesa Sanpaolo le previsioni erano di un-0,39% come impatto). Questo deriva dal fatto che il peso delle obbligazioni sui bilanci bancari (bond books) è pari all’88% dell’indice di solidità patrimoniale Cet 1.

I CONFRONTI

Peccato, perché dai massimi del 19,3% del quarto trimestre del 2015, il gross Npe ratio si è dimezzato nel secondo trimestre del 2018 all’11,4%, nelle previsioni degli esperti americani. Un’operazione di derisking da 17 miliardi. Due importanti operazioni che hanno abbattuto il totale dei crediti deteriorati, annunciate nell’ultimo trimestre, sono quella di Intesa Sanpaolo che ha accettato di vendere 11 miliardi lordi di Npl a 29 centesimi e quella di Banco Bpm che ha dato il via libera per vendere le tranches junior di una cartolarizzazione di Npl da 5 miliardi di euro al prezzo di 34 centesimi.

LE PREVISIONI DI GOLDMAN SACHS

Goldman Sachs calcola che se le banche italiane mantengono questo ritmo nel processo di derisking, ci sarà una riduzione dell’Npe ratio in Italia dello 0,9% ogni anno. Dal 19,3% di fine 2015 si è già arrivati a giugno all’11,4% con operazioni complessive di derisking per 17 miliardi di euro. Tuttavia anche gli analisti della banca d’affari americana, come ha già fatto Credit Suisse, concordano sul fatto che i 100 punti base in più di spread abbiano pesato per 3 miliardi di euro nel complesso sui bilanci aggregati delle banche. Se si calcola che il fattore derisking vale 17 miliardi in 3 anni, si arriva ad una media di circa 3 miliardi al trimestre. Quindi 3 miliardi di crediti deteriorati ceduti sono stati cancellati da 3 miliardi di effetto spread.

FOCUS SUL RISPARMIO GESTITO

Quanto al risparmio gestito, Goldman Sachs scrive che “i cambiamenti di governo che hanno avuto luogo nel secondo trimestre hanno innescato una vendita di titoli obbligazionari che, in base alla nostra analisi, avrebbe rallentato la crescita delle commissioni e dei proventi da commissioni attraverso minori flussi e bilanci in calo, e ha influenzato i coefficienti di capitale attraverso i titoli di Stato”.

IN VISTA DELLA LEGGE DI BILANCIO

Anche gli analisti americani puntano l’attenzione a settembre, con la legge di bilancio, preoccupati che l’Italia esca dalle linee guida finanziarie indicate dall’Europa facendo esplodere il debito. Intanto gli analisti hanno messo per iscritto le previsioni sui conti delle banche italiane, partiti ieri con Intesa Sanpaolo,

TUTTE LE PREVISIONI

A livello aggregato, le previsioni sulle banche monitorate sono: 6,278 miliardi di Net Interest Income da 6,239 del primo trimestre, commissioni nette per 5,208 miliardi dai precedenti 5,231 miliardi, commissioni da trading a 1,362 miliardi da 1,797 miliardi, ricavi totali per 12,849 miliardi da 13,267 miliardi, costi operativi in linea a 7,307 miliardi da 7,332 miliardi, ebitda di 3,264 miliardi da 3,577 miliardi, utile netto di 2,441 miliardi da 3,143 miliardi del primo trimestre (-22% trimestre su trimestre, -16% anno su anno), rapporto cost/income al 57% dal precedente 55% e un costo del rischio di 77 punti base da 80 punti base. Il Cet 1 è visto in calo al 12,4% dal 12,8%.

DOSSIER UNICREDIT

Unicredit, rating buy e target price 24,3 euro: ha 1 miliardo di euro di cuscinetto anti-spreadData di pubblicazione dei conti il 7 agosto. Il titolo bancario preferito da Goldman Sachs, perché maggiormente in grado di reggere gli urti e perché molto sottostimato, è Unicredit , che pubblicherà i conti il 7 agosto. Per gli esperti la banca trae beneficio da un progressivo recupero dell’economia e da un minor tasso di Npl, cui si aggiunge un programma di ristrutturazione che mira a una riduzione complessiva dei costi del 20% in tutta l’Europa occidentale entro il 2019. Per Goldman Sachs il piano industriale di Unicredit non è solo solo “raggiungibile, ma verrà realizzato presto: il 75% delle riduzioni programmate dell’organico e il 78% delle riduzioni pianificate delle filiali sono già state completate”.

Gli esperti tengono conto dei tassi e dell’incertezza politica che secondo loro può essere attenuata dal cuscinetto di 1 miliardo che ha la banca, equivalente a circa il 20% dei profitti target, pari a 2 punti di Rote. Rispetto agli obiettivi del 2019, Unicredit tratta a 7,4 volte il rapporto prezzo/utile e 6,7 volte escludendo la sua divisione non core, che dovrebbe essere completamente liquidata entro il 2021. Le banche europee scambiano invece su multipli più alti, un p/e atteso per il 2019 di 10 volte.

Goldman Sachs si aspetta dai conti di Unicredit del secondo trimestre 2018 un net interest income di 2,633 miliardi, in linea con i tre mesi precedenti, commissioni nette di 1,732 miliardi da 1,750 miliardi, ricavi totali per 4,366 miliardi da 4,386 miliardi, un calo del trading a 502 milioni dai precedenti 727 milioni, un ebitda di 1,323 miliardi da 1,361 miliardi, un utile netto di 997 milioni da 1,111 miliardi del primo trimestre. Il rapporto cost/income dovrebbe salire al 56% dal 54% e il costo del rischio scendere a 73 punti base dai 92 punti del primo trimestre. Il Cet 1 ratio è atteso in calo di 41 punti base al 12,7% dal 13,1%.

(estratto di un articolo pubblicato nei giorni scorsi su Mf/Milano Finanza)

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