Economia

Tutte le prossime mosse di Bce e Fed

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Come si muoveranno Bce e Fed. Il commento di Pasquale Diana, senior macro economist di AcomeA

 

Il messaggio della Bce del meeting di giugno è chiaramente dovish.

Come ci si attendeva, la Bce ha lasciato i tassi d’interesse invariati e ha lanciato un messaggio di continuità. Il comunicato è, infatti, in gran parte la copia di quello di aprile.

La Bce continua ad enfatizzare la flessibilità del Pepp e, molto importante, si aspetta che gli acquisti del Pepp continuino a un ritmo “significativamente superiore” rispetto ai primi mesi dell’anno.

Ci sono divisioni nel Consiglio? Si, ma sono contenute (per ora). La Lagarde ha sottolineato che c’è stato accordo unanime sul comunicato nel suo complesso, ma c’è stato qualche dissenso sul ritmo degli acquisti.

Questo tuttavia non deve sorprendere. Con un’economia in chiaro miglioramento, è naturale che emergano delle opinioni diverse su quando e come rimuovere lo stimolo monetario. Quello che è importante è che la Bce ha in ogni caso deciso di prolungare lo status quo e la politica monetaria rimane quindi assolutamente accomodante, come d’altronde ci si aspettava dopo gli ultimi commenti dei policymakers.

Le nuove previsioni macro: crescita e inflazione in aumento, ma nessuna fretta. Le nuove previsioni macroeconomiche chiariscono – se ce ne fosse bisogno – come mai la Bce non intenda contemplare politiche meno espansive per ora. La crescita del Pil è prevista al 4,6% nel 2021, 4,7% nel 2022 e 2,1% (in precedenza: 4%, 4,1%, 2,1%), e i rischi sono bilanciati, un miglioramento rispetto a marzo.

L’inflazione viene rivista al rialzo, ma rimane ben al di sotto del target. Le nuove previsioni sono 1,9% nel 2021, 1,5% nel 2022 e 1,4% nel 2023 (in precedenza: 1,5%, 1.2%, 1.4%). Per l’inflazione core, la Bce nota alcuni miglioramenti ma si aspetta appena un 1,1% nel 2021, 1,3% nel 2022 e 1,4% nel 2023 (in precedenza: 1%, 1,1%, 1,3%).

In altre parole, nonostante i tassi prossimi allo zero e un’espansione di liquidità senza precedenti, la Bce continua a vedere l’inflazione di tipo core ben al di sotto dell’obiettivo del 2% nel medio periodo.

Nel corso della conferenza stampa, la presidente Lagarde ha sottolineato che le nuove previsioni fanno ben sperare rispetto a quelle più modeste di marzo.

La Banca Centrale continua a vedere un’economia che opera sotto il potenziale e non è preoccupata dalle pressioni dal lato dei salari, nonostante ci siano segnali più incoraggianti sul lato inflazione core.

La Lagarde è rimasta ambigua riguardo alla tempistica di un’uscita dal Pepp ritenendola “prematura”, e ha indicato che la Strategy Review verrà conclusa nella seconda parte del 2021. Sulle “condizioni finanziarie”, la Bce sostiene che sia impossibile focalizzarsi su un solo indicatore. Al contrario, la Banca Centrale prende in considerazione una serie di variabili.

Ancora una volta la Lagarde ha scelto di enfatizzare le differenze tra il ciclo economico negli Usa e nell’Eurozona, il che lascia presagire come la Bce non intenda lanciare segnali di tapering prima che lo faccia la Fed.

La divergenza continua e potrebbe ampliarsi. Spazio per un dollaro più forte? Nonostante qualche segnale di disaccordo interno, appare davvero difficile ipotizzare che i falchi della Bce possano avere la meglio nei prossimi mesi.

Appare più probabile che sia la Fed a scegliere di lanciare in uno dei prossimi meetings qualche timido segnale nella direzione di una riduzione di acquisti dal 2022. Questo potrebbe aiutare a spingere in alto i tassi Usa e a rafforzare il dollaro contro l’euro nei prossimi mesi. Viste le previsioni d’inflazione in Eurozona – in miglioramento ma ben sotto il target – la Bce con ogni probabilità ringrazierebbe.

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