Economia

Tutte le magagne di Deutsche Bank, Ing, Société Générale e non solo nell’antiriciclaggio

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Deutsche Bank filiali

La tedesca Deutsche Bank conta 3.893 milioni di dollari di transazioni sospette, e l’olandese Ing Bank 3.455 milioni di dollari. Magagne anche per la francese Société Generale, con 2.276 milioni di dollari di transazioni sospette, e la lettone Pnb Banka

Un sistema antiriciclaggio europeo ancora non esiste ma la Bce deve tenere in grande considerazione il problema. A dirlo è Andrea Resti, professore associato alla Bocconi, che in un’analisi per il supplemento “Affari e Finanza” di Repubblica evidenzia l’urgenza della questione partendo dai documenti segreti – relativi alle transazioni sospette – dell’unità di intelligence del Tesoro Usa. Da cui emergono traffici esorbitanti.

COSA SONO I FINCEN FILES

I FinCEN Files includono più di 2.100 segnalazioni di attività sospette presentate da banche e da altre società finanziarie all’unità di intelligence Financial Crimes Enforcement Network del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. I documenti segreti sono stati ottenuti da BuzzFeed News che li ha condivisi con l’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ). Quest’ultimo ha organizzato un team di oltre 400 giornalisti di 110 testate e di 88 Paesi diversi per indagare sul mondo delle banche e del riciclaggio di denaro. FinCEN e il Dipartimento del Tesoro non hanno risposto a una serie di domande inviate dall’ICIJ. FinCEN ha dichiarato a BuzzFeed News che non commenta l’“esistenza” o la “non esistenza” di rapporti di attività sospette specifiche.

Entrando nel dettaglio, ha rilevato l’analisi dell’ICIJ, dai documenti escono fuori oltre 2 trilioni di transazioni tra il 1999 e il 2017 che sono state contrassegnate dai responsabili della conformità interna delle istituzioni finanziarie come possibile riciclaggio di denaro o di altre attività criminali. I registri mostrano che cinque banche globali – JPMorgan, HSBC, Standard Chartered Bank, Deutsche Bank e Bank of New York Mellon – “hanno continuato a trarre profitto da personaggi potenti e pericolosi anche dopo che le autorità statunitensi hanno multato queste istituzioni finanziarie per precedenti fallimenti nel contenere flussi di denaro sporco”.

Da sottolineare, si legge ancora sul sito dell’ICIJ, che “le agenzie Usa responsabili di far applicare le leggi sul riciclaggio di denaro raramente perseguono le grandi banche che infrangono la legge e le azioni intraprese a malapena increspano il flusso di denaro saccheggiato che si riversa nel sistema finanziario internazionale”.

Si evidenzia pure che, in alcuni casi, gli istituti di credito hanno continuato a spostare fondi illeciti anche dopo che i funzionari statunitensi li avevano avvertiti che avrebbero affrontato procedimenti penali “se non avessero smesso di fare affari con mafiosi, truffatori o regimi corrotti”.

Per avere un quadro più chiaro dei termini di grandezza, l’ICIJ sottolinea che sebbene si tratti di “una quantità enorme” i 2 trilioni di dollari in transazioni sospette identificate in questi documenti “sono solo una goccia in un mare molto più grande di denaro sporco che sgorga attraverso le banche di tutto il mondo”. I FinCEN Files rappresentano meno dello 0,02% degli oltre 12 milioni di rapporti di attività sospette che le istituzioni finanziarie hanno presentato al Financial Crimes Enforcement Network tra il 2011 e il 2017.

LE BANCHE UE COINVOLTE

Tra i principali gruppi europei coinvolti spiccano la tedesca Deutsche Bank, con 3.893 milioni di dollari di transazioni sospette, e l’olandese Ing Bank con 3.455 milioni di dollari. Seguono la francese Société Generale (2.276 milioni di dollari) e la lettone Pnb Banka (1.674 milioni di dollari); più distanziate l’austriaca Raiffeisen (806 milioni di dollari), la lussemburghese Quintet Private Bank (624 milioni di dollari). In fondo alla classifica la cipriota Bank of Cyprus (213 milioni di dollari), l’olandese Abn Amro (173 milioni di dollari) e la francese Bnp Paribas (157 milioni di dollari).

“Colpisce che gli istituti più disinvolti nel veicolare denaro sospetto – scrive Resti – appartengano a Paesi cui giustamente riconosciamo un’elevata capacità di rispettare le regole, come Germania e Paesi Bassi”.

LE BANCHE ITALIANE

Prima delle italiane è Unicredit di cui si segnalano 227 milioni di dollari di transazioni sospette. “Tra le grandi banche dell’eurozona soggette alla vigilanza della Bce, le italiane passano per educande – scrive Resti -: poche segnalazioni e importi tutto sommato modesti. Forse perché mafia e ‘ndrangheta riciclano il denaro in modo più raffinato (la creatività del made in Italy…), ma certo anche grazie ai controlli condotti da Banca d’Italia e Uif”.

IL CASO DELL’OLANDESE ING

Fra gli istituti europei più attivi, come si è visto, l’olandese Ing Bank che ha messo a segno operazioni sospette per quasi 3,5 miliardi di dollari. In particolare, si evince che 2,7 miliardi di dollari vengono scambiati con una banca lettone in meno di un anno nel cui bilancio si trovano depositi di clientela per circa 250 milioni di euro. Addirittura si scopre che il 29 marzo 2006 transitano per un solo giorno 827 milioni di dollari, quasi il triplo dei depositi totali. La banca statunitense che veste il ruolo di tramite svolge approfondimenti e scopre che fanno capo a un oligarca russo e passano per Cipro e Isole Vergini e dopo aver chiesto chiarimenti a Ing Bank si sente rispondere che si tratta di denaro passato tra società riconducibili allo stesso beneficiario e che alla fine è tornato al mittente. “Par di vederlo l’oligarca, proprietario di yacht e squadre di calcio che non lo divertono più, trovare nei bonifici un nuovo, appassionante passatempo. E pagare consistenti commissioni a banche di cinque Paesi pur di portare a passeggio qualche centinaio di milioni intorno a casa

PERCHE’ LA BCE DEVE INTERVENIRE

Resti evidenzia come “simili esborsi (e mancati ricavi) – che pure rischiano di essere accettati come un ‘costo di produzione’ necessario per condurre un business tanto ambiguo quanto profittevole – possono incidere sulla stabilità patrimoniale degli istituti di credito mettendone in pericolo la stessa sopravvivenza”.

In realtà “se in passato certe pratiche borderline ingrassavano una banca rendendola, paradossalmente, più solida oggi la espongono a più consistenti rischi legali e al pericolo che un pubblico sempre più attento ai temi etici le volti le spalle”. Ecco dunque che, in attesa della creazione di un antiriciclaggio europeo, la Bce è chiamata a tenere alta l’attenzione sul tema “anche se non ha compiti di supervisione diretta in materia”.

Va detto che “da qualche tempo Francoforte dedica maggior risalto a questi aspetti quando analizza le banche o autorizza nuovi istituti, soci o amministratori, prevedendo anche scambi di informazioni con le autorità nazionali. Al pari di tutti gli organismi sovranazionali, anche la Bce ha bisogno di tempo per fare sintesi tra interessi e resistenze di Paesi diversi, aggiornando le proprie linee di intervento e priorità. I FinCEN files suggeriscono che quel tempo è venuto”.

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