Economia

Tutte le magagne di Carige svelate dai commissari (che evocano l’aiutino dello Stato)

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Ecco numeri, scenari e auspici dei commissari di Banca Carige

 

In tema di raccolta, nel 2018 Carige ha perso il 14%, scendendo da 16,86 a 14,5 miliardi, con una perdita di 2,36 miliardi. Gran parte dei deflussi (1,82 miliardi) sono nel quarto trimestre dell’anno, segnato dalla bocciatura dell’aumento di capitale. A spostare soldi sono stati sia i risparmiatori e le aziende (la raccolta retail è scesa dell’11,7% a 12,35 miliardi), sia i grandi investitori, che hanno ridotto del 25,3%, a 2,14 miliardi, i fondi messi a disposizione della banca. Dai conti correnti sono stati ritirati quasi 800 milioni e altri 140 sono usciti dai depositi vincolati.

È quanto emerge dalla relazione sulla situazione economica dell’istituto genovese al 31 dicembre 2018, firmata dai tre commissari della banca, Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener.

I FATTORI DI INCERTEZZA PER CARIGE

La bocciatura dell’aumento di capitale da 400 milioni di euro di Carige, all’origine del commissariamento della banca, ha contribuito ad alimentare una crisi di liquidità, con la ‘rottura’ dei requisiti fissati dalla Bce sull’ammontare delle attività prontamente liquidabili da detenere in bilancio, si evince dal rapporto dei commissari di Carige.

LO STATO DI LIQUIDITA’ DI CARIGE

L’indicatore Lcr (liquidity coverage ratio), rivela la relazione dei commissari sulla situazione della banca al 31 dicembre scorso, scese all’87%, sotto il limite del 100% fissato dalla Vigilanza.

TUTTE LE TENSIONI FINANZIARIE DI CARIGE

Le tensioni sono state superate nel 2019 grazie a due bond da 1 miliardo di euro garantiti dallo Stato, che hanno fatto risalire al 154% l’Lcr “nel mese di febbraio”. Le incertezze vissute da Carige sono costate la perdita di quasi 2,4 miliardi di euro di raccolta (-14% sul 2018). Gran parte dei deflussi (1,82 miliardi) si sono concentrati nel quarto trimestre, segnato dallo stop all’aumento di capitale da parte della famiglia Malacalza, da cui sono scaturite le dimissioni del cda e il commissariamento della Bce.

IL CASO DEI CONTI CORRENTI DI CARIGE

In particolare dai conti correnti di Carige sono stati ritirati quasi 800 milioni di euro e altri 140 milioni sono usciti dai depositi vincolati. Le obbligazioni in circolazione sono diminuite di 1,4 miliardi di euro, con la banca di fatto impossibilitata ad emettere bond nel corso del 2018. Il fallimento dell’aumento di capitale in sostanza ha avuto un effetto di incertezza negativo e ha accresciuto il rischio reputazionale con una percezione negativa per l’immagina dell’istituto di credito.

LE ASPETTATIVE DEI COMMISSARI DI CARIGE

I commissari straordinari di Banca Carige, scrive l’Ansa, “basano la ragionevole aspettativa che la banca e il gruppo continuino la loro esistenza operativa” sulla base della “realizzazione di uno dei seguenti scenari alternativi”: in primo luogo con il “perseguimento, nel breve periodo, di una business combination” oppure, se ciò non dovesse riuscire, con “un aumento di capitale” da 630 milioni di euro. Senza un partner o i soldi la continuità aziendale sarebbe garantita “in ultima istanza” dalla “ricapitalizzazione precauzionale” da parte dello Stato. Quindi, notano alcuni osservatori, la possibilità che tra Blackrock e Malacalza la banca la possa ancora sfangare senza l’aiuto dello Stato sarebbero ridotte al lumicino.

CHENAVARI E LE ALTRE MAGAGNE DI CARIGE

Ma dal rapporto si rilevano altre magagne del passato nella banca ligure. Emerge, tra l’altro, che la recente cessione a Chenavari della società di credito al consumo Creditis (avviata dall’ex ad Paolo Fiorentino e definita da Modiano, che ha dovuto concluderla, «un contratto pessimo sotto ogni punto di vista») ha portato, nell’insieme delle sue componenti, «un effetto netto a conto economico negativo, a livello di gruppo, di circa 9 milioni». Mentre la cartolarizzazione, a dicembre, di 859,8 milioni di Npl col veicolo Riviera Npl, ha portato un impatto negativo per 35,1 milioni; la cessione di 365,8 milioni di Utp a Bain Capital Credit ha avuto un impatto negativo per 7,8 milioni. Viceversa l’accordo con Nexi per la cessione del merchant acquiring ha portato una plusvalenza di 22 milioni.

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