Economia

Ecco tutte le grane di Cattolica Assicurazioni

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cattolica assicurazioni

Cosa sta succedendo sul fronte giudiziario per Cattolica che pochi giorni fa ha approvato il passaggio da cooperativa a spa e aperto le porte a Generali

 

Non c’è pace per Cattolica Assicurazioni. Dopo l’assemblea del 31 luglio, che ha sancito la trasformazione da cooperativa a società per azioni e dato il via libera all’ingresso di Generali — che porta in dote 300 milioni di euro, oltre la metà dei 500 milioni di aumento di capitale richiesto dall’Ivass — arriva l’inchiesta della procura di Verona sulla governance del gruppo a seguito di una segnalazione della Consob.

Al momento gli indagati, per i quali l’ipotesi di reato è influenza illecita sull’assemblea, sono 11 fra cui il presidente Paolo Bedoni, il direttore generale Carlo Ferraresi, il segretario del consiglio d’amministrazione Alessandro Lai. Il numero però “potrebbe aumentare in base a quanto emergerà nel corso degli accertamenti appena iniziati” ha detto al Corriere del Veneto il procuratore di Verona Angela Barbaglio.

L’azione della magistratura è nata a seguito delle dichiarazioni rese alla Consob il 15 novembre scorso dall’ex amministratore delegato Alberto Minali, silurato il 31 ottobre 2019 durante un consiglio d’amministrazione straordinario. Proprio in seguito alla defenestrazione di Minali la commissione guidata da Paolo Savona aveva avviato una serie di accertamenti culminati nell’ispezione del 18 dicembre.

Da ricordare che Minali ha un contenzioso aperto con il gruppo assicurativo: il 29 maggio scorso si è dimesso dal cda e ha chiesto 9,6 milioni di risarcimento, motivo per cui si andrà diretti allo scontro in Tribunale come ha già deciso il board di Cattolica.

COSA VIENE CONTESTATO AI VERTICI DI CATTOLICA

Secondo quanto riferito al Corriere del Veneto dal procuratore aggiunto Bruno Francesco Bruni, che segue il fascicolo insieme al sostituto Alberto Sergi, la Procura di Verona si è mossa sulla base di una “circostanziata segnalazione giunta dalla Consob” e ha incaricato la Guardia di Finanza di “eseguire una serie di acquisizioni di atti”. Agli 11 esponenti del gruppo veronese viene contestata “l’accusa di ‘illecita influenza sull’assemblea’. O meglio, sulla scorta dell’articolo 2.636 del codice civile, ‘l’artificiosa formazione di maggioranze assembleari’”. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che venissero conferite “deleghe in bianco”. Al quotidiano il magistrato ha spiegato: “Con le nostre indagini non intendiamo intralciare gli andamenti e i riassetti societari, bensì fare chiarezza”.

LE ACCUSE DI MINALI

Ma cosa ha dichiarato Minali alla Consob? Secondo quanto riportato dall’Ansa, all’interno del gruppo assicurativo esisteva “uno schema di mantenimento del potere posto in essere attraverso il controllo delle deleghe raccolte tramite agenti, fornitori e consulenti aziendali”. Il tutto avveniva grazie a “interessenze” e a una “rete relazionale” capace di “influenzare l’esito delle votazioni in assemblea, determinando la maggioranza dei voti a favore dei rinnovi delle sue candidature, il tutto mediante atti simulati a danno della parità di trattamento dei soci”.

Nelle accuse fatte da Minali, Bedoni avrebbe “sfruttato” la reputazione dell’ex cfo di Generali Italia “sul mercato e tra i soci al fine di ottenere i consensi necessari alla sua rielezione nell’assemblea di aprile 2019 per poi realizzare nel tempo il piano finalizzato alla revoca delle mie deleghe così da impedire che la mia azione di ‘pulizia’ aziendale intralciasse lo schema di mantenimento del potere posto in essere attraverso il controllo delle deleghe raccolte tramite agenti, fornitori e consulenti aziendali”.

Inoltre, il presidente di Cattolica – sempre stando alle parole di Minali – era intenzionato a rompere i rapporti contrattuali con i soci-consulenti e i soci-fornitori non allineati con il board. Nella seduta del consiglio d’amministrazione del 10 maggio 2018, a seguito dell’assemblea del 28 aprile 2018, “il presidente si scaglia veementemente contro quei fornitori e consulenti aziendali soci che hanno votato contro le proposte (del cda, ndr) proponendo la cessazione di ogni rapporto contrattuale. Ciò sul presupposto non celato che gli incarichi dovessero essere assegnati in funzione delle manifestazioni di voto e non in ragione della qualità ed economicità dei servizi”. Un invito ribadito altre volte all’allora ad. “Il meccanismo di controllo delle deleghe – riferisce ancora l’agenzia di stampa – si snoderebbe anche tramite alcuni agenti incaricati della raccolta delle stesse” e di “prestare i propri servizi”, incluso “il pagamento delle spese di trasporto”, solo ai soci disponibili a votare a favore delle delibere presentate dal cda.

Minali ha poi ricordato il ruolo di Coldiretti, per anni presieduta da Bedoni, che è stata “un altro pilastro del sistema di raccolta dei voti”. La confederazione degli agricoltori aveva in essere con Cattolica “un contratto distributivo di polizze con pagamento di contributi e provvigioni completamente indipendenti dalla qualità del business prodotto”, una “cospicua sponsorizzazione” pari a 2 milioni e operazioni d’investimento “pesantemente negative” nel fondo Agris. Minali peraltro sarebbe stato criticato da Bedoni per aver reso più economiche tali attività in quanto “il recupero di redditività, di cui Cattolica aveva bisogno nel business agro-alimentare, è stato realizzato in spregio dei pluriennali rapporti relazionali con il mondo associativo rappresentato dalla Coldiretti”.

LA CONTROFFENSIVA DI CATTOLICA

Cattolica ha risposto prontamente, come atteso, alle accuse formulate da Minali. “Saranno le autorità giudiziarie, nelle varie sedi, a giudicare la fantasiosa e ormai più che interessata ricostruzione degli eventi fornita dal signor Minali, che non solo l’azienda respinge in toto, ma che ritiene gravemente lesiva della propria immagine e della propria reputazione, con possibili gravi ripercussioni sull’andamento operativo della società. E di ciò il sig. Minali sarà chiamato senz’altro a rispondere” ha dichiarato all’Ansa un portavoce del gruppo. “La società – ha aggiunto – conferma che tutte le azioni e le delibere poste in atto sono state adottate nel pieno rispetto delle normative

vigenti e altresì secondo le indicazioni provenienti dalle Authority e che in particolare le delibere assembleari adottate risultano valide a tutti gli effetti”.

LE RASSICURAZIONI DI FERRARESI

Intanto Carlo Ferraresi, che nella riunione del board di martedì è stato nominato amministratore delegato – ruolo vacante dopo il siluramento di Minali -, ha voluto rassicurare i dipendenti della compagnia sul giusto svolgimento delle ultime tre assemblee di Cattolica. “Ribadisco e ribadiamo a tutti voi che abbiamo, come sempre, operato in assoluta correttezza e regolarità nelle operazioni assembleari oggetto dell’indagine”. In particolare le ultime due assisi si sono svolte “con l’intervento di un rappresentante designato indipendente, quale Computershare Spa, e quindi attraverso meccanismi di raccolta e di voto soltanto informatici e senza il coinvolgimento della società e di sue strutture” ha chiarito l’ex direttore generale che ha poi aggiunto: “Abbiamo piena fiducia su un pronto e rapido chiarimento della posizione dell’azienda e di tutte le persone coinvolte e altresì fiducia sulla rapida attività dell’autorità giudiziaria”. Per quanto riguarda invece l’assemblea del 31 luglio, che ha sancito la trasformazione da cooperativa a spa e di fatto ha aperto le porte all’ingresso di Generali, Ferraresi ha precisato che “le delibere assunte sono valide a tutti gli effetti” e che “l’importante operazione che ci vede impegnati con Generali proseguirà come previsto”: “Continueremo nel percorso di rafforzamento della società intrapreso insieme e lo faremo anche grazie alla partnership con Generali” ha concluso.

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