Economia

Tutte le bizzarre teorie della Bce sugli Npl

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Il commento dell’editorialista Angelo De Mattia sulla posizione della Bce in materia di rischi bancari e di Npl

Nella migliore delle ipotesi nella Ue e nell’Eurozona sono stati fatti due passi avanti e uno indietro nel trattamento, normativo e di Vigilanza, delle banche.

Danièle Nouy, la presidente del Supervisory Board della Bce, osserva che gli npl hanno registrato una notevole riduzione: oltre il 60% della diminuzione delle sofferenze avvenuta negli ultimi 4 anni ha avuto luogo nel 2017: dai 1.000 miliardi del 2014 si è scesi, a fine 2017, a 670 miliardi.

Come l’uomo che morde un cane, la Nouy è arrivata poi a sostenere che, essendosi così registrata una significativa riduzione dei rischi, ora bisogna procedere a introdurre la garanzia unica dei depositi a livello europeo.

Quasi contemporaneamente però nell’incontro tra Emmanuel Macron e Angela Merkel si proponeva che si potrà utilizzare il fondo Esm per interventi in caso di risoluzione di banche, ma non si potrà istituire l’assicurazione europea dei depositi fino a quando non si saranno ridotti i rischi, considerata la nota posizione preclusiva tedesca al riguardo.

Nello stesso incontro si è concordato di dare vita nell’Eurozona a un bilancio comune a partire dal 2021 per promuovere la convergenza tra le economie dell’area e rafforzare le politiche di investimento, ma non si è deciso alcunché su come concretamente il bilancio sarà realizzato, quali saranno le entrate, come si erogherà la spesa: il tutto viene rinviato ai ministri finanziari.

Si può dire che quasi in contemporanea nei discorsi di diversi esponenti europei si è manifestata discordanza sul livello della riduzione dei rischi bancari, che una parte ritiene più che soddisfacente, mentre un’altra (soprattutto tedesca) pretende ulteriori misure, senza mai precisare tuttavia quale sia il punto di arrivo, scattando il quale si possa passare alla condivisione dei rischi.

Anche la Nouy, subito dopo avere giudicato soddisfacente lo smobilizzo dei crediti deteriorati, ha riaperto la questione dell’intervento sugli stock delle sofferenze. La presidente prospetta che si potrebbe dar vita a soluzioni distintamente per Paesi, tenendo conto, per esempio, dei tempi della giustizia per il recupero dei crediti e, in generale, del contesto «ambientale» burocratico e giudiziario. Si prevede che entro l’estate sarà varata una proposta al riguardo.

Pur con tutte le attenuazioni del caso, resta il fatto che non si fa in tempo a formulare dei primi consuntivi positivi e già si apre un altro fronte che in questa fase sarebbe stato opportuno non riaprire. L’unico elemento rassicurante è che si può immaginare che decisioni conclusive in materia saranno adottate verso fine anno, quando la signora Nouy starà finalmente per cessare dalla carica, dunque difficilmente potrà imporre la sua linea di inaccettabile rigorismo.

Sempre in contemporanea il Parlamento Ue ha deciso di sottoporre al «trilogo» una proposta sulla semplificazione dei requisiti per le banche piccole discendenti da Basilea 3 e sulla precostituzione di risorse aggiuntive da destinare all’eventuale risoluzione di istituti: una proposta che appare un tentativo di mediazione tra la tutela della stabilità e il sostegno, da parte delle banche, allo sviluppo.

Seguiremo l’evoluzione della materia. Ma non viene fugata la constatazione che da diverse fonti normative e di controllo si continua a incidere con strette sul patrimonio degli istituti, alimentando nel contempo quella che è una vera e propria Babele legislativa assistita da una permanente ossessione patrimoniale.

(Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza)

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