Economia

Tria non deve seguire i consigli di Tsipras, servono più investimenti. Parla il prof. Giulio Sapelli

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Alexis tsipras
Alexis tsipras

Critiche, consigli e auspici di Giulio Sapelli, storico, economista e intellettuale poliedrico, su governo, manovra e Bruxelles.

“Caro Tria, non cadere in un errore che già Tsipras ha compiuto. Sarebbe una tragedia”. È il consiglio-invito che arriva da Giulio Sapelli, storico, economista, intellettuale poliedrico e sferzante, in questa intervista con Start Magazine.

Professore, come valuta la manovra del governo?

Come dice spesso Antonio Maria Rinaldi, anche io avrei dato un segnale ancora più forte in tema di investimenti. Aprendo il tema, per esempio, di una ridefinizione del ruolo della Cassa depositi e prestiti, e di una politica industriale per recuperare occupazione.

Sta bocciando il reddito di cittadinanza?

Non ho detto questo. E poi, come potrebbe essere sbagliato, se dopo M5s anche Macron in Francia vuol fare qualcosa di simile? Lo hanno fatto tutti i Paesi con una tradizione socialdemocratica. Avrei dato però un segnale più chiaro per evitare venature assistenzialistiche.

Insomma dalla manovra si aspettava di più?

La manovra dell’esecutivo M5S-Lega si annunciava come la cosiddetta fine del muro di Bruxelles come ha detto tempo fa Paolo Savona. Poteva e può essere l’inizio di una rinnovata Europa: quella dei fondatori ossia sorretta dalle radici giudaico cristiane e dalla politica economica non della deflazione disgregatrice bensì dell’inclusione sociale fondata sul lavoro.

Come raggiungere questi obiettivi?

Serve una politica di investimenti pubblici e privati da cui scaturisce una crescita fondata sull’elevazione del tasso medio di profitto per gli investimenti sia privati sia pubblici e conseguentemente per le nuove imprese pubbliche e private. Di qui la crescita più rapida di quanto non si possa ottenere da una lotta alla povertà con il reddito di cittadinanza (di fatto un prolungamento delle già operanti misure del precedente governo) e una negoziazione con l’oligarchia tecnocratica europea non sui livelli di debito generati da tale politica di elicoptery money bensì da politiche economiche di struttura.

Però le prospettive macroeconomiche, in Europa, non volgono al bello. Che fare?

La grande recessione mondiale sta nuovamente avverandosi. Se s’intrecciasse con la deflazione tedesca che domina l’Europa, sarebbe per l’Italia – per l’Italia dei produttori che ha nel governo i suoi ultimi ma forti rappresentanti- sarebbe la fine. È un appello forte che lancio al ministro Tria: non cada in un errore che già Tsipras ha compiuto. Sarebbe una tragedia.

Quindi?

Quindi subito le opere pubbliche.

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