Economia

Trevi, che cosa combina la famiglia Trevisani con Cdp, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Bnl-Bnp?

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Tutti i dettagli sul tentativo della famiglia Trevisani per evitare di essere estromessa dall’azienda da Fsi-Cdp e banche creditrici (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bnl-Bnp Paribas, Mps)

Non c’è pace per il piano sistemico Progetto Italia, ossia il campione nazionale delle costruzioni cui lavorano in primis Salini Impregilo alle prese con il salvataggio di Astaldi, e Cassa depositi e prestiti (qui l’approfondimento di Start Magazine con informazioni, indiscrezioni e scenari).

Il nuovo corto circuito parte da Cesena, dove Trevi Holding (famiglia Trevisani) ha ottenuto dal Tribunale l’autorizzazione a “richiedere la convocazione dell’assemblea di Trevifin (la controllata Trevi Finanziaria Industriale, ndr)” per la revoca dei suoi amministratori.

ECCO LA MOSSA DI TREVISANI SU TREVI

Secondo la famiglia, che appoggia comunque il piano di rafforzamento dell’azienda, l’attuale consiglio avrebbe generato un “deficit di legittimità” nella manovra finanziaria e del correlato aumento di capitale “connessi all’operazione di rafforzamento patrimoniale a alla ristrutturazione dell’indebitamento del Gruppo”, che supera la cifra di 700 milioni di euro.

GLI OBIETTIVI DELLA FAMIGLIA CON CDP E BANCHE

Un tentativo, forse l’ultimo a disposizione dei Trevisani, la cui holding in procedura concorsuale non è in grado di indebitarsi per l’aumento, per non venir estromessi dalla loro azienda, di cui possiedono attualmente oltre il 32,7%.

IL RUOLO DI INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, BANCO BPM, BNL-BNP E MPS

Per metterla in sicurezza la Cdp tramite Fsi (16,85%) e Polaris (10%) sono pronte a intervenire con un aumento di capitale da 130 milioni, forti di un accordo con le banche creditrici (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bnl-BnpParibas, Mps) per convertire il debito in azioni con un rapporto di 4,5 a 1, fino a 310 milioni.

CHE COSA CHIEDE LA FAMIGLIA

La famiglia però chiede il riconoscimento di un valore del capitale esistente (‘equity pre-money’), mettendo sul piatto anche una modifica della conversione tra debito e capitale “in favore del ceto bancario”, indisponibile però a rinegoziare il piano. Da qui la minaccia di chiedere le dimissioni anche in assenza di una “giusta causa”. Un colpo respinto dalla Borsa, dove il titolo ha chiuso in calo dell’1,51% a 0,26 euro, ben oltre lo 0,49% del Ftse Mib

LO SCENARIO CON PROGETTO ITALIA

Tempi sempre più duri, dunque, per Trevi, il gruppo attivo nelle costruzioni di cui è azionista anche il Fondo Strategico Italiano. Difficoltà che si inquadrano all’interno di una crisi più generale del settore, che dura da quasi dieci anni ormai e da cui si stenta ad uscire. Un aiuto potrebbe venire forse – questa è la speranza – dal Progetto Italia che vede Salini Impregilo e Cassa depositi e Prestiti impegnati per realizzare il maxi polo delle costruzioni.

CHI E’ IL GRUPPO TREVI

Il gruppo Trevi, leader a livello mondiale nell’ingegneria del sottosuolo, è nato a Cesena nel 1957, conta oltre 30 sedi nel mondo ed è presente in più di 80 Paesi. La capogruppo è quotata in Borsa dal 1999. Tra gli azionisti, come dicevamo, spicca Fsi, Fondo Strategico Italiano, ideato per sostenere la crescita e l’evoluzione delle imprese nei settori considerati strategici per il sistema economico del Paese. Si tratta di un veicolo di investimento sponsorizzato dalla Cassa Depositi e Prestiti con dotazione di capitale di 5,1 miliardi.

LA PROPOSTA DI MANOVRA APPROVATA DAL CDA

Alcuni giorni fa il consiglio d’amministrazione di Trevi ha approvato a maggioranza una proposta di manovra finanziaria per uscire dalle pastoie di una situazione complicata. Punto nodale della proposta è l’aumento di capitale di 130 milioni in cui Fsi e Polaris – azionisti rispettivamente con quasi il 17% e il 10% – intervengono per 77,4 milioni mentre la parte restante, se non sottoscritta in opzione dal mercato, verrà sottoscritta dalle banche finanziatrici attraverso conversione dei crediti.

Inoltre, si prevede una conversione in azioni ordinarie dei crediti vantati dalle banche secondo un rapporto di 4,5:1 per un importo massimo di 310 milioni e la dismissione delle controllate Drillmec e Petreven, operanti nel settore dell’Oil&Gas, a favore del gruppo MEIL. Tra le altre misure previste la concessione di nuova finanza per un importo massimo di 52,6 milioni, la concessione di nuove linee credito per firma a supporto del piano, il consolidamento e il riscadenziamento del debito bancario residuo fino al 31 dicembre 2024 e la modifica dei relativi termini e condizioni del minibond emesso da Trevifin, la finanziaria del gruppo, il 28 luglio 2014.

Il completamento della manovra finanziaria, spiegava in una nota il cda, consentirà a Trevi di aumentare il suo patrimonio di circa 390-440 milioni, a seconda del livello di adesione del mercato all’aumento di capitale, e di raggiungere entro il 2020 target finanziari e patrimoniali sostenibili e in linea con i principali competitor e con quanto deliberato dal board stesso.

LA CRISI DEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI

Il tentativo è quello di salvare un gruppo importante e di fermare un’emorragia in un settore che soffre da troppo tempo. Un settore, vale la pena ricordarlo, che in termini di investimenti vale l’8% del Pil. Numeri che arrivano dall’Ance la quale nell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni pubblicato a gennaio 2019 ha avvertito come la crescita del settore permetterebbe al Paese di recuperare mezzo punto di Pil all’anno. Nel 2018 – avvertiva ancora l’associazione – le dinamiche settoriali si sono mostrate profondamente incerte tanto che la stima per il 2018 è di un lieve aumento dell’1,5% degli investimenti in costruzioni in termini reali. Un segno più che però non è sufficiente a recuperare le pesanti perdite registrate in quasi dieci anni di crisi: i livelli produttivi si sono ridotti di circa un terzo, il che ha portato alla chiusura di oltre 120 mila imprese e alla perdita di 600mila posti di lavoro.

IL COMMENTO DI MILANO FINANZA

Ma come interpretare la mossa a sorpresa di ieri della famiglia Trevisani? “Secondo alcune interpretazioni, questa mossa – ha scritto Mf/Milano Finanza – appare come un tentativo della famiglia di imprenditori romagnoli di prendere tempo per trovare risorse, al momento non a disposizione, per partecipare alla ricapitalizzazione. Ma così facendo si rischia di rallentare in maniera sensibile il delicato intervento finanziario di risanamento e messa in sicurezza finanziaria”.

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