A marzo entrerà in vigore negli Stati Uniti il divieto di vendita, per ragioni di sicurezza, delle tecnologie cinesi per i “veicoli connessi”. Nell’elenco di queste tecnologie potrebbero rientrare anche i sensori Cyber Tyre di Pirelli, dato che la compagnia statale cinese Sinochem è la maggiore azionista – con una quota del 34 per cento – della società di pneumatici guidata da Marco Tronchetti Provera.
UN NUOVO INTERVENTO DEL GOVERNO SU PIRELLI?
Pirelli sta cercando di evitare la messa al bando dei suoi prodotti negli Stati Uniti, un mercato rilevantissimo perché vale un quinto delle sue entrate. Il Financial Times ha scritto che l’azienda, i suoi azionisti e il governo di Giorgia Meloni stanno cercando un modo per espellere Sinochem e assecondare le pressioni americane, che da mesi – così riporta il quotidiano – stanno facendo pressioni su Palazzo Chigi affinché limiti l’influenza del gruppo cinese su Pirelli.
I PRECEDENTI
Il governo italiano, si legge sul Financial Times, sta allora “valutando un nuovo intervento” su Pirelli dopo il golden power del giugno 2023 che riguardava sia la preservazione delle tecnologie critiche (come i già citati sensori Cyber Tyre), sia la tutela dell’autonomia aziendale dall’influenza di Sinochem (e indirettamente del Partito comunista cinese).
Nell’ottobre 2024, poi, il governo aveva aperto un procedimento amministrativo su Pirelli, che è stato chiuso lo scorso settembre dopo aver stabilito che Sinochem – più precisamente China National Tire and Rubber, una sua divisione – non ha compromesso l’autonomia gestionale della società milanese.
LE ULTIME MOSSE DI SINOCHEM…
Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo di Pirelli e azionista – attraverso le holding Camfin e Mtp Spa – con il 25,3 per cento, vorrebbe ridurre la partecipazione di Sinochem nell’azionariato. Al gruppo cinese sono state offerte diverse opzioni, tra cui la cessione della quota, finora sempre rifiutate: tuttavia, il mese scorso Sinochem si è affidata alla consulenza della banca Bnp Paribas per valutare un’eventuale vendita.
Stando al Corriere della Sera, Sinochem potrebbe vendere le sue azioni di Pirelli a un prezzo di 6,50 euro, più alto di quello in borsa, che si aggira sui 6,10 euro.
… E “L’ULTIMA RISORSA” PER IL GOVERNO MELONI
“Se le parti non riusciranno a raggiungere un compromesso a gennaio”, scrive il Financial Times, “l’ultima risorsa per il governo Meloni sarebbe quella di sospendere i diritti di voto di Sinochem” attraverso il golden power, ossia i poteri speciali per la tutela degli asset di valore strategico per il paese.
Lo scorso 30 dicembre il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha fatto sapere che il governo ha lavorato per favorire la riapertura dei negoziati tra Pirelli e Sinochem: Palazzo Chigi vorrebbe insomma una risoluzione pacifica della disputa, anche per evitare contrasti con Pechino. A novembre Urso aveva garantito che avrebbe aiutato Pirelli, dichiarando che l’esecutivo avrebbe “fatto la sua parte” per garantire che l’azienda non venisse esclusa dai mercati internazionali.
LA SCADENZA DEL PATTO PARASOCIALE
Il 19 maggio, poi, scadrà il patto parasociale tra Sinochem e Camfin-Mtp. L’assemblea degli azionisti sarà chiamata ad approvare il bilancio dell’esercizio 2025 – l’anno scorso c’erano stati problemi – e a eleggere un nuovo consiglio di amministrazione.
ALLE ORIGINI DEL “PROBLEMA CINESE” DI PIRELLI
Il “problema cinese” di Pirelli ha avuto origine dalle valutazioni imprenditoriali di Tronchetti Provera, che nel 2015 salutò l’ingresso di Sinochem nell’azionariato come una “grande opportunità”; tre anni dopo, a Pechino, il dirigente ancora lodava il “meraviglioso matrimonio” con la compagnia cinese.
– Leggi anche: Pirelli, così Tronchetti Provera sconfessa i cinesi per fare l’amerikano
Peraltro, un’altra questione connessa al caso Pirelli-Sinochem è quella relativa alla presenza della famiglia cinese Niu all’interno di Camfin, il gruppo di Tronchetti Provera. Il veicolo Longmarch Holding dei Niu è infatti il primo azionista di Camfin con il 34,9 per cento; la Mtp Spa di Tronchetti Provera ha il 31,7 per cento, ma possiede la maggioranza dei diritti di voto.






