Economia

Vi dico fino a quando i fondi esteri manterranno gli investimenti nei titoli di Stato italiani

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Il Punto di Gianfranco Polillo fra politica e mercati con un raffronto significativo fra bond americani e titoli di Stato italiani

Le piccole montagne russe, che accompagnano l’andamento del Ftse-mib, dopo i forti cali dei giorni precedenti, dimostrano che il peggio, per l’Italia, non è passato.

CHE COSA STA SUCCEDENDO ALLO SPREAD

Del resto lo spread sembra aver conquistato, piuttosto stabilmente, quota 300. Un altro passo falso e raggiungerebbe la cima critica dei 400, dando luogo ad una spirale che è bene non auspicarsi. In quel caso le banche italiane, che hanno già bruciato il 30 per cento della loro capitalizzazione, a causa delle minusvalenze accumulate, sarebbe costrette a chiedere al mercato denaro fresco per ricapitalizzare un patrimonio che, già oggi, è al limite rispetto ai requisiti di garanzia richiesti dalla Bce.

GLI EFFETTI NEGATIVI DELLA MANOVRA ANNUNCIATA

Gli effetti negativi della manovra di bilancio – troppa assistenza e poco sviluppo – sembrano essere già scontate dai mercati. Su quel fronte, quindi, non dovrebbero esserci sorprese. Tanto più che quando saranno note le disposizioni legislative, destinate a dare attuazione ai desiderati del contratto per il cambiamento, si vedrà che molti di quei sogni sono destinati a rimanere nel cassetto.

LA QUESTIONE DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Prima che il salario di cittadinanza possa andare a regime, a meno che non si tratti di un’elargizione con “riffa“, ci vorranno mesi, se non anni. I centri per l’impiego sono tutti da costruire. L’app, di cui tanto si parla, per consentire il controllo dei flussi di denaro relativi, presenta un’architettura gestionale talmente complessa, da far tremare le vene ai polsi. Quindi, dopo tanto parlare, i risultati, in termini di spesa effettiva, saranno probabilmente modesti.

LE RIFORME NECESSARIE

Su una cosa si è poco riflettuto, a livello governativo. Ogni ipotesi di modernizzazione del Paese passa inevitabilmente per le grandi riforme che, come si è soliti dire, non costano. Riforma della pubblica amministrazione, semplificazione legislativa, diffusione a livello di massa delle nuove tecnologie informatiche, e via dicendo. Obiettivi su cui si discute da tempo immemorabile. E che, da tempo immemorabile, sono rimaste sulla carta. E tali rimarranno almeno fin quando una forte ripresa dello sviluppo economico non avrà creato, nella società italiana, gli anticorpi per battere interessi, resistenze e pigrizie intellettuali.

I SEGNALI CHE ARRIVANO DALL’ESTERO

In attesa che questo avvenga, sarà difficile vedere un qualche risultato. Quindi, bene che vada, il ristagno è in qualche modo assicurato. Bene che vada: dall’estero, soprattutto dagli Stati Uniti, non vengono segnali incoraggianti. La Fed, nonostante le proteste di Donald Trump, ha rialzato i tassi di interesse. L’inflazione è ancora sotto controllo, ma le rigidità di un mercato del lavoro, dopo più di nove anni di sviluppo ininterrotto, non lasciano ben sperare. Sempre che non si vinca la forza di gravità, un momento di stasi è da mettere nel conto. Una stretta eventuale che non avrà conseguenze limitate solo oltre Atlantico.

IL PARALLELO DEI RENDIMENTI AMERICANI E ITALIANI

Negli ultimi due giorni il rendimento dei Treasury americani a 10 anni è passato dal 3,05 al 3,25 per cento. Quello dei Btp italiani, con analoga scadenza, al 3,53 per cento, confermando la correlazione di medio periodo. La spiegazione è semplice. I grandi fondi esteri che hanno sottoscritto i titoli italiani mantengono l’investimento, prescindendo dalla situazione complessiva del nostro Paese, solo se il loro rendimento è almeno pari a quello dei bond americani. Altrimenti vendono Milano e comprano Wall Street. Se i rendimenti americani dovessero ancora salire, la nuova equivalenza porterebbe lo spread verso quota 400.

CHE COSA NON FARA’ LA BCE

Potrebbe, in quel caso, intervenire la Bce, come lender of last resort (finanziatore in ultima istanza) come spesso ipotizzato, anche da esponenti governativi? Sarebbe bello, ma improbabile. Lo statuto della Bce lo esclude. Salvo non ricorrere alle procedure dell’Omt (Outright monetary transactions). Concessione di liquidità, anche illimitata, a favore del sistema bancario, ma solo nell’ambito di uno specifico programma di politica economica e finanziaria. In pratica la vituperata Troika.

ATTENZIONE AI CDS

Ci sono i sintomi? Purtroppo qualche segnale si avverte. A partire dal valore dei Cds (Credit default swap). Si tratta, com’è noto di una sorta di polizza d’assicurazione contro il rischio Italia. Il premio pagato è pari al 13,2 per cento, in caso di semplice default del debito, ma diventa del 23,8 per cento nell’ipotesi di un ritorno alla lira. Che annullerebbe il paracadute della Bce.

CHE SUCCEDE FRA EURO E DOLLARO

Altro dato da non trascurare è la divergenza che si registra rispetto agli altri Paesi dell’Eurozona. Il rischio di un contagio dell’eventuale crisi italiana si registra, soprattutto, nella caduta dell’euro rispetto al dollaro. Anche se in parte giustificata dalla diversa dinamica dei saggi di interesse praticati tra le due sponde dell’Atlantico. Altri Paesi esposti, come la Grecia, la Spagna o il Portogallo, non registrano invece analoghe turbolenze sugli spread. In questo caso, infatti, l’eventuale intervento della Bce, con le procedure dell’Omt, non avrebbe le stesse conseguenze, viste per l’Italia, trattandosi di un fenomeno esogeno alle rispettive economie.

Insomma: chi vuol esser lieto, sia. Ed esponenti della maggioranza lo dimostrano ogni giorno. Ma ricordando che del diman non c’è certezza.

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