Economia

Tim, ecco scaramucce e capriole fra Elliott e Vivendi

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Non mancano le ultime scaramucce, e qualche capriola a sorpresa, in vista dell’assemblea del 4 maggio di Tim che deciderà chi controllerà l’ex Telecom Italia fra Vivendi ed Elliott. Ecco il punto della situazione aggiornato tra avvicendamenti nel top management, assestamenti nei fronti contrapposti, commenti e analisi.

SCHIERAMENTI E INCOGNITE

La battaglia tra Vivendi ed Elliott si prepara all’ultimo atto in assemblea venerdì 4 maggio. E’ atteso un altro primato di presenze, come per l’assemblea sul bilancio con il 65% del capitale rappresentato. Di questo potrebbero beneficiare i fondi di investimento – quasi tutti pro Elliott – ma il fronte non è compatto e si guarda a come voteranno i fondi italiani e Cdp, con il suo 4,77%, plausibilmente pronta a far fronte contro i francesi anche se nelle ultime ore gli osservatori hanno notato un atteggiamento più atarassico e meno schierato di fatto pro Elliott (qui l’articolo di Start Magazine sulle ultime mosse del presidente di Cdp, Claudio Costamagna, per la sua riconferma), come ha osservato oggi il Fatto Quotidiano. Alla fine, comunque, Cdp ha detto che voterà per la lista di consiglieri presentata da Elliott.

LA GIRAVOLTA DI ELLIOTT

Non mancano le sorprese, comunque. Ha destato sensazione una sorta di capriola effettuata dal fondo americano Elliott sulla rete. Tra i punti qualificanti del piano messo a punto dagli uomini americani e italiani di Paul Singer nella prima lettera agli azionisti del 16 marzo, c’era anche “lo scorporo e la cessione di una quota di NetCo (la società della rete, ndr), pur continuando a detenerne una partecipazione”. Poi, il 9 aprile poneva come obiettivo finale la una partecipazione di Tim nella NetCo tra il 25 e il 75%. E mentre Genish, di recente, s’è detto pronto a valutare «la possibilità di vendere una quota di minoranza» e partecipare a un «processo di consolidamento» del mercato della fibra ottica, “Elliot ha completato la capriola” – ha commentato oggi il quotidiano La Stampa: il fondo Usa ha detto che Tim “dovrebbe continuare a controllare NetCo anche dopo la separazione strutturale”. Solo un cambiamento della tempistica oppure una scelta definitiva? Nel secondo caso, ci sarebbe un imbarazzo della Cdp, scesa in campo su input del Tesoro, del governo e delle fondazioni proprio in vista della società unica della rete anche con Open Fiber e finanche con Sparkle come vagheggiato e lasciato dire in questi da giorni dal fondo americano.

CHE COSA SUCCEDE TRA I FONDI

Gli investitori esteri non sono tutti allineati con Elliott contro il socio di maggioranza Vivendi, anche se Blackrock, Vanguard e State Street sono pro Elliott, ha scritto il Financial Times. Evermore Global Advisors, società di investimento con sede nel New Jersey (detiene circa lo 0,12% del gruppo di tlc) si è schierata ieri con Vivendi (dove ha investito più che in Tim). “Mentre diamo il benvenuto ai nuovi azionisti attivisti che hanno l’intenzione di migliorare il governo societario, riteniamo che un conflitto prolungato e la possibilità di perdere l’amministratore delegato sarebbe molto dirompente per la traiettoria positiva della società. Sosteniamo pienamente la lista proposta da Vivendi”, ha detto il ceo David Marcus.

LA RICOSTRUZIONE DEL SOLE

“Forse – ha scritto oggi il Sole 24 Ore – non è un caso che Vivendi abbia fatto uscire la sera del 1°maggio – festa anche in Francia – due righe di comunicato nel quale annunciava che il prossimo 17 maggio il consiglio di sorveglianza avrebbe esaminato diverse ipotesi di evoluzione del capitale di Universal music, della quale tre anni fa aveva chiesto lo spin-off l’hedge fund Usa P.Schoenfeld, che invece sollecitava a tenersi stretta la quota in Telecom anche per poter nominare amministratori. L’ipotesi più gettonata è l’Ipo della casa Usa, su cui il mercato scommette da anni”.

CHE COSA SCRIVE LE MONDE

Si vedrà. Quel che è certo è che mentre il proxy avisor Georgeson per conto di Elliott starebbe cercando le deleghe degli investitori il numero uno di Tim, Amos Genish, si starebbe adoperando per sostenere la lista Vivendi, che è quella che lo ricandida (ma da Elliott continuano ad arrivare parole di apprezzamento per il numero uno di Tim). Pare tuttavia, che alcune importanti istituzioni transalpina, che in passato avevano appoggiato il gruppo che fa capo a Vincent Bolloré, avrebbero preso le distanze dopo le recenti vicende giudiziarie per cui il finanziere bretone risulta indagato, nota oggi Repubblica. Anche ieri Le Monde, riferiva che dopo le indagini a suo carico con l’accusa di corruzione di funzionari pubblici in Africa il sistema che gira intorno al gruppo bretone si sarebbe “ingrippato”. Ma al di là degli ultimi eventi per il sospetto di tangenti in Guinea e Togo, Le Monde riferisce che i detrattori di Bolloré “criticano il suo modello di governance e la sua concezione del conflitto di interessi”.

IL RUOLO DI GENISH

Il meccanismo del voto di lista fa sì che – notano gli addetti ai lavori – l’amministratore delegato Genish (che ha ottenuto il 98% dei voti a favore nell’assemblea del 24 aprile) sarà in ogni caso eletto nel cda e quindi la scelta del 4 maggio non è pro o contro Genish.

CHE COSA DICE LO STATUTO

In base allo statuto di Tim il cda è composto da 15 persone, 10 consiglieri scelti dalla lista che ha ottenuto la maggioranza dei voti, di cui almeno 5 indipendenti, e altri 5 consiglieri dall’altra lista di cui almeno tre indipendenti. Inoltre almeno 5 consiglieri devono appartenere al genere meno rappresentato.

I NOMI IN BALLO PER IL CDA

Poiché ci sono solo 2 liste, i primi 5 candidati presentati da ognuno sono matematicamente eletti. Con Genish entreranno Arnaud de Puyfontaine, Marella Moretti, Michele Valensise e Giuseppina Capaldo dalla lista Vivendi e Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Paola Giannotti de Ponti, Luigi Gubitosi dalla lista Elliott. Secondo il fondo americano però solo l’ingresso in cda di altri 5 indipendenti (i suoi) puà risolvere il tema della governance.

GLI ULTIMI AVVICENDAMENTI

In attesa del nuovo cda, il nuovo capo della divisione rete e infrastruttura di Telecom Stefano Siragusa avrebbe completato un ricambio ai vertici, “che qualcuno ha giudicato un po’ azzardato in una fase di discontinuità come quella attuale e su attività coperte dal golden power”, critica oggi Repubblica. E così dopo l’uscita di Alessandro Talotta dalla guida di Sparkle e quella di Oscar Cicchetti da quella di Inwit (sostituiti rispettivamente da Riccardo Delleani e Giovanni Forigo), sarebbe in uscita anche Stefano Ciurli, manager di lungo corso a capo delle attività wholesale della rete, scrive Repubblica. “E per fortuna che si chiedeva in assemblea di far crescere i manager interni a Tim, praticamente tutti quelli sotto Genish oramai sono stati assunti esternamente e chissà quanto costano di più”, borbottano alcuni ex manager di Tim.

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