skip to Main Content

Tim, ecco perché Vivendi ha fatto splash nel cda

Vivendi - Mediaset

Com’è finito il forcing della francese Vivendi sui vertici di Tim nel corso dell’ultimo consiglio di amministrazione? Fatti, nomi, numeri, rumors e analisi

 

Il titolo Tim oggi a Piazza Affari è arrivato a perdere nel corso della giornata fino al 4%.

Le azioni del gruppo di tlc sono bersagliate dalle vendite all’indomani del consiglio di amministrazione che ha registrato – di fatto – uno stallo sui principali nodi legati al futuro del gruppo.

Con il congelamento di fatto anche della struttura di vertice della società capeggiata dall’amministratore delegato Luigi Gubitosi: la scomposta frenesia dell’azionista forte con il 27,5%, il gruppo francese Vivendi, non ha prodotto risultati nonostante la sbandierata volontà – fatta trapelare ai giornali – di provocare un ribaltone al vertice, come hanno scritto nei giorni scorsi esplicitamente, e per primi, prima il Fatto Quotidiano e poi Repubblica.

Evidentemente – ragiona una fonte istituzionale al corrente del dossier – i francesi hanno fatto un buco nell’acqua: hanno sbagliato tempi e modi per chiedere un consiglio di amministrazione straordinario che si è tradotto in un nulla di fatto.

Eppure il consiglio era stato convocato dal presidente Salvatore Rossi su richiesta dei due consiglieri di Vivendi, il ceo della media company Arnaud de Puyfontaine, e Franck Cadoret, insieme ad altri tre amministratori indipendenti: “Non è stata presentata nessuna mozione e non ci sono stati voti sulla governance”, ha scritto oggi il Sole 24 Ore. Un flop, praticamente, la mossa di Vivendi.

“Se Vivendi ha già palesato le sue intenzioni, Cdp si esprimerà con il nuovo piano industriale che l’ad Dario Scannapieco presenterà a giorni”, ha scritto Repubblica.

La Verità ha fatto notare: “La presenza di Gubitosi garantisce anche un percorso lineare nel progetto di cloud nazionale. La partita della nuvola di Stato finanziata con il Pnrr è ormai chiusa”.

Tim, insieme con Cdp, Leonardo e Sogei, ha presentato una proposta di partnenariato pubblico-privato (la cui maggioranza spetta alle aziende statali) per la creazione del Polo Strategico Nazionale (Psn). E Gubitosi nei giorni scorsi, illustrando i risultati del terzo trimestre dell’anno, si è detto “molto fiducioso” sul fatto che il consorzio possa essere selezionato per la gestione dell’infrastruttura per i servizi cloud della Pubblica Amministrazione.

Ma che cosa è successo ieri nel consiglio di amministrazione di Tim?

La società ha solo dichiarato – con un comunicato – che «non è in corso alcuna negoziazione relativa alla rete o altri asset strategici». Ma non ha voluto chiarire se questo escluda o meno la disponibilità a cedere il controllo dell’infrastruttura pur di arrivare alla “rete unica” con Open Fiber, come da indiscrezioni, riprese da agenzie internazionali, che avevano tenuto banco la settimana scorsa.

Una direzione di marcia che sarebbe un ribaltamento della prospettiva finora annunciata ed invocata dai vertici di Tim, forse per esaudire aspettative del nuovo governo sulla base anche di un’impostazione bruxellese.

“Come mai la Consob non ha chiesto lumi a riguardo?”, osserva – e si chiede – un analista che segue il dossier.

Dal comunicato di Tim nessuno commento anche sul ”piano-holding” – «possibili iniziative di riorganizzazione del gruppo che mirino a valorizzare gli asset e business aziendali», come recitava il comunicato diffuso dopo il precedente consiglio del 27 ottobre – sebbene dell’ipotesi si fosse accennato con gli analisti nell’ultima conference call dei vertici dell’ex Telecom Italia per la trimestrale, con una vendita di quote di minoranza di società come Noovle.

Uno dei motori di crescita del gruppo sono le start up digitali, ha detto il numero uno del gruppo di tlc, Gubitosi, il 28 ottobre: Noovle “si avvia a raggiungere obiettivo 1 miliardo di ricavi entro 2024″, Sparkle ”sta crescendo a doppia cifra” e mi aspetto si avvicini a 1 mld già nel 2021″ e anche Olvietti e Telsy stanno crescendo a doppia cifra, ha specificato Gubitosi.

Sul tema, in senso lato, il board ha solo fatto sapere di aver «definito il percorso per la preparazione e condivisione del piano strategico 2022-2024 da approvare nella riunione del consiglio del prossimo febbraio».

Che cosa dicono gli analisti? “Giudichiamo positivamente il fatto che un rimpasto del management non sembri essere sul tavolo, almeno per ora. Mentre la dichiarazione di Tim sul processo della rete unica così come le motivazioni fornite dall’Antitrust Ue per la sua approvazione incondizionata all’accordo con Open Fiber sembrano indicare che tale dossier rimane bloccato e incerto”, ha detto Intesa Sanpaolo, riferisce Mf.

Secondo gli analisti di Ubs su Tim “prevale l’incertezza”. Per quanto riguarda le strategie future, “non è chiaro come l’azienda intenda affrontare la crescente concorrenza infrastrutturale di Open Fiber e su quale forza negoziale Tim possa far leva in uno scenario di potenziale tie-up tra gli asset di rete'”della tlc con Open fiber. Infine Ubs sottolinea: “Nonostante i due recenti profit warning (luglio e novembre 2021), continuiamo a vedere un potenziale di ribasso significativo per la guidance e il consensus della società”.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Back To Top

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore