Economia

Perché è rilevante la decisione della Fcc negli Usa sull’unbundling

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Telefonia fissa

La Commissione Federale per le Comunicazioni negli Usa ha approvato un piano per eliminare, gradualmente, l’obbligo dell’unbundling per gli operatori incumbent. I riflessi negli Stati Uniti e la posizione di Asati in Italia

La Commissione Federale per le Comunicazioni ha deciso di sopprimere (progressivamente) l’obbligo dell’unbundling per gli operatori incumbent. Obbligo che negli Stati Uniti è nato e dagli Stati Uniti si è diffuso. Andiamo per gradi.

COSA E’ L’UNBUNDLING

Partiamo dalla definizione. Con il termine unbundling si intende l’accesso, da parte di un operatore telefonico, alle infrastrutture di un altro operatore, per offrire all’utente servizi propri.

LA VECCHIA REGOLAMENTAZIONE

Con il Telecommunications Act del 1996, negli Usa si è stabilito che al fine di favorire la concorrenza, le telco locali dominanti (LEC, price cap incumbent local exchange carriers) avevano l’obbligo di fornire l’accesso alla propria infrastruttura dell’ultimo miglio (in rame) ad altri operatori a tariffe regolate.

COSA HA DECISO LA FCC

Nelle scorse ore, la Commissione Federale per le Comunicazioni ha approvato un piano per eliminare, gradualmente, tale obbligo. Le compagnie telefoniche locali non saranno più obbligate a fornire l’unbundling dell’ultimo miglio a prezzi regolamentati, né a fornire (come richiesto nel Telecommunications Act) i servizi legacy a tariffe regolate.

UN PERIODO DI TRANSIZIONE

Per consentire ai LEC e ai loro clienti di prendere accordi alternativi sul servizio vocale, le nuove norme prevedono un periodo di transizione di tre anni.

La FCC ha stabilito, invece, un periodo di transizione più lungo (5 anni) per Portorico, tenendo conto della devastazione delle infrastrutture di comunicazione a causa degli uragani del 2017.

UNA NORMATIVA GRAVOSA

Come scrive Telecom Tv, la decisione nasce dai cambiamenti radicali degli ultimi due decenni, osservati dalla FCC, nel mercato dei servizi di telefonia vocale. Negli ultimi anni il mercato si è spostato versi i servizi VoIp e le reti mobili e via cavo.

PICCOLI AZIONISTI DI TIM: ANCHE L’ITALIA CI PENSI

Asati, associazione dei piccoli azionisti di Tim, spinge per una revisione simile di tale obbligo anche per l’Italia, vista “la progressiva riduzione della percentuale di clienti gestiti direttamente da Tim e la presenza diffusa della seconda rete di Open Fiber e della realizzazione di altre reti di accesso quali quella di Fastweb deve essere considerata con attenzione”.

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