Economia

I finti dibattiti nel governo sulle nuove tasse (promesse da Gualtieri a Bruxelles). L’approfondimento di Liturri

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Tutte le bizzarrie della discussione nella maggioranza di governo sulla gragnuola di nuove tasse (come quella sulle auto aziendali). Fatti e numeri commentati dall’analista Giuseppe Liturri

 

Mater semper certa est, pater autem incertus. Un brocardo che sembrava scolpito nella roccia, è incredibilmente messo in discussione dal dibattito in corso in queste ultime 2 settimane a proposito della legge di bilancio per il 2020.

Infatti già da qualche giorno è in vigore un Decreto Legge ed un Disegno di Legge è ormai in arrivo al Senato per la relativa discussione ma, a sentire i commenti di questi ultimi giorni, pare che il loro contenuto sia stato direttamente catapultato da qualche lontana galassia, ed è tutto un fiorire di smarcamenti, distinguo, disconoscimenti postumi di paternità ed anche di maternità.

Ma non è solo questo. Dopo che gli italiani avevano già realizzato che non sapevano che farsene di una riduzione di tasse rispetto ad un paventato aumento e che per loro contava il fatto che le tasse aumentavano rispetto al 2019, al Governo hanno pensato di replicare, sperabilmente con maggior successo, lo stesso copione.

E così è partito il fuoco di filo di dichiarazioni, soprattutto da parte renziana, tutto finalizzato ad intestarsi il merito di una probabile riduzione, o meglio rimodulazione secondo la neolingua, del paventato aumento della tassazione legata all’utilizzo delle auto aziendali e della ormai famigerata plastic tax. Due tra gli elementi più discussi dell’aumento di imposte per complessivi circa 8 miliardi previsto per il 2020.

Ma tutto questo agitarsi di politici improvvisamente colpiti sulla via di Damasco dal fulmine della riduzione delle tasse, si scontra frontalmente, ancora una volta, con la realtà dei documenti inviati dal Governo a Bruxelles.

Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) sin dal 15 ottobre, assieme alla lettera di approfondimenti del 23 ottobre, riportava per filo e per segno, con relativa previsione di gettito, tutte le misure che oggi leggiamo nel decreto legge e nel disegno di legge di bilancio.

In 62 pagine fitte di grafici e tabelle, a proposito delle auto aziendali, a pagina 44, sotto la rubrica ‘promuovere la sostenibilità dell’ambiente’, leggiamo testualmente:

c) Incremento dal 30% al 100% nella determinazione della base imponibile ai fini IRPEF del reddito ritraibile per le auto aziendali più inquinanti”.

Emerge quindi, in modo inequivocabile, che:

1) l’aumento faceva già parte da tempo delle promesse fatte alla Ue.

2) che il gettito previsto era pari a circa 500 milioni e che ora, con l’ultima modifica, dovrebbe scendere ad oltre 300 milioni, cioè altre tasse sui lavoratori dipendenti.

C’è solo da rilevare che, siccome serviva raggiungere l’obiettivo di entrate promesso alla Ue, il Governo si è lasciato sfuggire la mano ed ha esteso l’aumento a tutte le auto, non solo quelle ‘più inquinanti’. Salvo poi fare una parziale retromarcia, raddoppiando la tassazione per alcune meno inquinanti e triplicandola per le altre.

Crollano così anche tutti i Castelli (maiuscolo voluto) di dichiarazioni degli ultimi giorni fintamente stupite rispetto a questo aumento.

Non è stata una decisione dell’ultimo minuto senza né madre né padre. Emerge, ‘per tabulas’, che gli aumenti di tasse sono noti a tutti dal 15 ottobre ed è molto probabile che, anche stavolta, gli italiani comprenderanno che un aumento di tasse che cala da 500 a 300 milioni, non è una riduzione, ma resta un aumento di 300 milioni.

Come nel libro ‘1984’ di Orwell, al Governo vorrebbero che esultassimo per la razione di cioccolato aumentata a 20 grammi, sperando che nessuno ricordi che ieri era di 30 grammi.

Ma, quale che sia la razione di cioccolato, non potrà mai addolcire l’amarezza nel vedere, per l’ennesimo anno, il Parlamento fare finta di discutere per 2 mesi una legge il cui saldo finale è stato già promesso e definito con la Ue. Ridotto a fare da comparsa ed incapace di incidere sostanzialmente nel contenuto di una legge fondamentale per lo sviluppo dell’Italia.

Non è esattamente quello che i nostri Padri Costituenti avevano previsto quando scrissero la Costituzione sulle macerie ancora fumanti del nostro Paese.

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