Economia

Sure, ecco come l’Italia utilizzerà i prestiti. Fatti, numeri e commenti

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L’Italia ricorre al prestito del programma europeo Sure per coprire spese già stanziate. Ecco tutti i dettagli con i commenti di analisti ed economisti

L’Italia ricorre ai prestiti Sure per coprire spese già stanziate. Ecco tutti i dettagli.

La Commissione europea ha formalizzato ieri le proposte per la concessione di un sostegno finanziario agli Stati membri per la protezione dei lavoratori attraverso il meccanismo Sure: 81,4 miliardi per 15 Paesi. L’Italia, primo beneficiario, riceverà prestiti a tassi molto agevolati per 27,4 miliardi.

IL TWEET DI GUALTIERI

LO SCHEMA SURE

Lo schema Sure, ricorda oggi il Corriere della Sera, è una delle tre reti di sicurezza di emergenza messe a punto dal Consiglio europeo per fare fronte alla crisi economica scatenata dalla diffusione del coronavirus.

IL PUNTO DI REPUBBLICA SUL SURE

“Italia primo beneficiario di Sure, il meccanismo di prestiti agevolati dell’Unione europea per il mantenimento dell’occupazione nell’emergenza Covid (l’acronimo inglese sta per: Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) – ha sottolineato Repubblica – Al nostro Paese vanno 27,4 miliardi, ne aveva chiesti 28,5. La Commissione europea ha inviato la richiesta al Consiglio Ue, cui spetta il via libera finale”.

DOVE ANDRANNO I FONDI DEL SURE

A che cosa serviranno le risorse del Sure? Ha scritto oggi Repubblica: “I soldi serviranno a coprire le spese già fatte con i decreti Cura Italia e Rilancio di marzo e maggio per la cassa integrazione, i congedi parentali, i voucher babysitter, la sanificazione nei luoghi di lavoro, i permessi ai lavoratori disabili e tutti i bonus: autonomi, colf e badanti, agricoli, sportivi, frontalieri. Per fare un esempio, si coprono 14 miliardi messi sulla Cig (in totale sono 21,5 miliardi, ma al lordo di contributi e tasse). Come pure i quasi 8 miliardi per i bonus da 600 euro – poi diventati 1.000 – ai professionisti, partite Iva, cococo, artigiani, commercianti, lavoratori dello spettacolo”.

IL PUNTO DEL CORSERA SUL SURE

L’esborso è previsto in dieci rate che potranno includere diverse tranche. Il tasso di interesse dipenderà dalle condizioni di mercato. La maturità media del debito sarà di 15 anni. “Al momento – scrive il Corriere della Sera – non c’è una data precisa per l’erogazione dei fondi perché prima è necessario che sia finalizzato il sistema delle garanzie (le somme che i Paesi Ue devono stanziare per consentire alla Commissione di raccogliere i capitali sul mercato emettendo bond). Non tutti lo hanno già fatto”. «Una volta che tutti gli Stati membri avranno sottoscritto i rispettivi accordi bilaterali di garanzia con la Commissione», ha spiegato la portavoce Marta Wieczorek, allora Sure diventerà effettivo.

CHI CHIEDE I PRESTITI PER IL SURE E CHI NON LI CHIEDE

“Le richieste di Portogallo e Ungheria sono allo studio di Bruxelles – ha scritto il Corsera – mentre la Francia non farà domanda. Seconda beneficiaria di Sure è la Spagna con 21,3 miliardi, terza la Polonia con 11,2 miliardi”.

NUMERI E CONFRONTI SUL SURE

“Ad oggi – ha scritto Repubblica facendo il punto sul Sure – sono arrivate in Commissione Ue 81 miliardi di richieste da 15 Paesi su 100 miliardi di capienza del fondo Sure. Al primo posto nelle assegnazioni, come detto, c’è l’Italia con 27,4 miliardi. Segue la Spagna con 21,3 miliardi e la Polonia con 11,2. In base alle regole di questo fondo, 60 miliardi su 100 vanno ai primi tre Paesi più colpiti dal virus e con le economie più fragili. Seguono nella classifica: Belgio (7,8 miliardi), Romania (4) e Grecia (2,7). Sotto esame le domande di Portogallo e Ungheria. Mentre Francia, Germania e Olanda – per il momento – non si sono messe in fila: hanno tempo per attivarsi fino al 31 dicembre 2022.

IL TWEET DELL’ECONOMISTA LOMBARDI, CONSIGLIERE DEL MEF

FUFFE E VERITA’ SUL PRESTITO SURE. L’ANALISI DI LITURRI

“Tale prestito finanzierà spese già impegnate dallo Stato nel proprio bilancio, quindi già comprese nei saldi dell’autorizzazione al maggior indebitamento che il Parlamento ha votato a più riprese. Quindi costituisce uno strumento di finanziamento alternativo all’emissione di titoli pubblici. Non finanzia nuove spese. Con una enorme differenza: lo Stato trova quella cifra sui mercati in poche settimane e non ha vincoli di destinazione, la Commissione impiegherà mesi per raccogliere quella somma e poi prestarla a rate agli Stati beneficiari, poi bisognerà inviare montagne di carte a Bruxelles per rendicontare tutto”.

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