Economia

Sul Sole 24 Ore abbagli in prima pagina su Mes e Recovery Fund

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Mes e Recovery Fund: errori e confusioni del noto politologo Sergio Fabbrini, docente alla Luiss, sul Sole 24 Ore

La domenica è il giorno degli editoriali importanti, di quelli che piacciono alla gente che piace. Coloro che sanno di sapere e che in quegli editoriali amano trovare conferme alle loro certezze.

Ci dispiace deluderli ma oggi uno dei loro beniamini, il prestigioso professor Sergio Fabbrini, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche all’università Luiss Guido Carli, suscita non poche perplessità non solo sul terreno delle opinioni (e questo è normale) ma anche su quello dei fatti (e questo non dovrebbe accadere).

Dopo aver fatto una differenza tra Mes e Next Generation Ue – il primo strumento di un’epoca passata gestita con un metodo intergovernativo in cui la sorte dei bambini greci ha fatto perdere il sonno al ministro tedesco Wolfgang Schauble, ed il secondo strumento della nuova era federale in cui trionfa la solidarietà – Fabbrini conclude, bontà sua, che comunque la riforma del Mes deve essere approvata anche se conserva tutti i suoi difetti e nessuno lo userà. Al professore basta l’esistenza del fantomatico prestito paracadute del Mes di € 68 miliardi a favore del Fondo di Risoluzione Unico per giustificarne l’esistenza.

Sul punto, ci sia permesso di rilevare che – al netto di tutte le considerazioni sugli effetti pro-ciclici della sorveglianza preventiva sul debito pubblico dei 19 Stati aderenti – è difficile giustificare l’esistenza di un carrozzone, i cui 186 dipendenti costano ogni anno 33 milioni, con una capacità di credito di 500 miliardi per prestarne, chissà quando, 68. Non si farebbe prima a metterlo in liquidazione, restituendo all’Italia 14 miliardi di capitale versato? Tanto, in caso di crisi bancaria seria, ci sarebbe uno tsunami, al cui confronto, quei 68 miliardi sarebbero schiuma sulla battigia e gli Stati dovrebbero mettere comunque mano al portafoglio.

Ad ogni modo, “scurdammoce o’ passato” perché oggi c’è il Next Generation UE “i cui 750 miliardi non deriveranno da trasferimenti finanziari dei singoli stati membri dell’Ue (come nel Mes), ma da debito europeo garantito da nuove risorse proprie europee”.

Secondo Fabbrini “questi ultimi non deriveranno «dalle tasche dei contribuenti olandesi o austriaci» (come qualcuno si ostina a sostenere), ma da debito europeo garantito dalle istituzioni europee (e da tutti i cittadini europei). Con NG-EU non si trasferisce la sovranità fiscale dagli Stati all’Ue, ma si dota l’Ue di una (limitata) capacità fiscale autonoma con cui promuovere politiche di interesse comune (mentre gli Stati conservano la loro sovranità fiscale per sostenere politiche di interesse nazionale)”.

Qui, ci perdonerà il professore, ma le imprecisioni (adoriamo gli eufemismi) abbondano:

  1. Sorvoliamo sulla probabile svista costituita dalla confusione tra Board of Governors e Board of Directors del Mes (nel primo ci sono i ministri delle Finanze, nel secondo alti funzionari del ministero).
  2. È fattualmente errato affermare che le risorse del Mes derivano da trasferimenti finanziari degli Stati membri, poiché derivano da emissioni di titoli di debito sul mercato. La differenza tra Ngeu e Mes consiste nel capitale posto a garanzia per consentire l’emissione di obbligazioni con tripla A da parte di queste istituzioni. Il Ngeu si basa su un ampliamento del bilancio UE fino al 2% del Reddito nazionale Lordo (dal precedente tetto del 1,4%) che costituisce la garanzia per i mercati. Quindi non capitale versato ma promessa di versarlo nei prossimi anni per ripagare il debito, attraverso maggiori contributi al bilancio UE. Il Mes si basa invece su un capitale effettivamente versato (80 miliardi e 625 richiamabili a breve termine) che consente di indebitarsi per complessivi 500 miliardi (di cui 90 già erogati e 410 ancora erogabili). Sono fatti, non opinioni.
  3. Forse a Fabbrini sfugge che “debito europeo garantito da istituzioni europee” dovrà essere rimborsato dai cittadini europei che, sfortunatamente per lui e per tutti noi, non vivono su Marte ma sul pianeta Terra. Prova ne è che la Decisione sulle Risorse Proprie, da approvarsi all’unanimità da parte del Consiglio con procedura legislativa speciale, è stata oggetto di accese discussioni con il Parlamento Europeo che deve comunque essere consultato ai sensi dell’articolo 311 TFEU. Tale Decisione non è stata comunque ancora adottata perché su di essa pende il veto di Polonia ed Ungheria, ricattate con l’adozione a maggioranza qualificata di un Regolamento che nulla c’entra con lo Stato di Diritto. E quelle risorse sono tasse e contributi versati dai cittadini europei al bilancio Ue per rimborsare i debiti contratti col NgEU. Puramente e semplicemente.
  4. Da ultimo, quel debito emesso da NgEU è identico a quello emesso dal Mes sotto il profilo della responsabilità degli Stati membri. Non c’è nessuna responsabilità solidale, ma individuale e separata di ciascuno Stato (several but not joint guarantee). Infatti il Mes vede rispondere gli Stati membri nel limite del capitale da ciascuno sottoscritto, così come nel NgEU gli Stati rispondono nel limite dell’impegno a contribuire al bilancio UE (2% del Reddito Nazionale). È bello sognare, ma la realtà è purtroppo diversa.

Il finale presenta risvolti interessanti:

Se l’approvazione della riforma del Mes (che non implica il suo utilizzo) consente di ottenere l’impegno (di altri governi nazionali) a rendere permanente NG-EU, allora il gioco è valso la candela”. Insomma, il Mes riflette la logica intergovernativa, NG-EU quella federale. Le due logiche sono destinate a convivere. Occorre costruire alleanze per rafforzare la seconda e indebolire la prima. Il nostro Parlamento potrebbe approvare la riforma del Mes, accompagnando il voto con una dichiarazione critica nei confronti della sua logica intergovernativa e un impegno a trasformare NG-EU nel precursore dell’unione fiscale. I buoni compromessi aprono generalmente nuove prospettive”.

Osserviamo che:

  1. Fabbrini riconosce che NGEU è uno strumento eccezionale destinato a terminare nel 2023. Cosa ben diversa dal Bicc (strumento per la competitività e la convergenza) su cui si stava trattando prima della crisi da Covid e che poi è stato cancellato.
  2. Purtroppo per noi, il professore ripropone la logica negoziale suicida che ci ha visto approvare le peggiori nefandezze in Europa negli ultimi 8 anni (almeno): approvare ora la riforma del Mes come contropartita di un “impegno”. E se poi tale impegno non fosse rispettato, come accaduto col bail-in, che avrebbe dovuto essere approvato insieme al resto dell’Unione Bancaria? Con chi ce la prendiamo? Mandiamo lui a Bruxelles ad esigere il rispetto di quell’impegno?

Molto opportunamente Fabbrini collega i due strumenti, omettendo però che riforma del Mes e bilancio aggiuntivo (NGEU o Bicc, che dir si voglia) erano parte della “logica di pacchetto” su cui il Presidente Giuseppe Conte si era impegnato in occasione dell’Euro Summit del 21 giugno 2019.

O li porta a casa insieme (senza che suoni come una nostra approvazione) o sta disattendendo gli impegni con il Paese e con il Parlamento. Tertium non datur.

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