Economia

Stress test, la Fed bacchetta Credit Suisse

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Fed

Tutti i dettagli sui risultati degli stress test condotti dalla Fed. La holding statunitense della svizzera Credit Suisse è l’unica azienda a non avere ricevuto un ok totale.

E’ terminato il secondo e ultimo round degli stress test annuali condotti dalla Fed; il primo round, il cui esito è stato diffuso venerdì scorso a mercati Usa chiusi, è stato superato da tutti i 18 gruppi analizzati perché sarebbero in grado di continuare a operare anche nel peggiore degli scenari ipotizzati.

Diciassette delle maggiori banche americane, da Jp Morgan a Citigroup passando per Bank of America, possono realizzare i loro piani riguardanti la distribuzione di dividendi e il riacquisto di titoli propri. La Federal Reserve infatti non ha sollevato obiezioni scatenando annunci di aumenti di cedole e piani di buyback.

Tuttavia, la banca centrale ha chiesto alla holding statunitense della svizzera Credit Suisse di risolvere entro il prossimo 27 ottobre alcune debolezze nella pianificazione sui capitali. E’ l’unica azienda a non avere ricevuto un ok totale.

Deutsche Bank, che l’anno scorso non aveva superato la prova, non ha subito ostacoli come nemmeno le divisioni Usa delle altre banche straniere analizzate: le britanniche Hsbc e Barclays e la svizzera Ubs.

Dalla prima edizione degli stress test, ha comunicato la Fed, le banche più grandi e complesse hanno più che raddoppiato i loro livelli patrimoniali da circa 300 miliardi di dollari a 800 miliardi. Subito dopo la comunicazione dei risultati del secondo round di stress test, le banche hanno fatto a gara nell’annunciare come intendono premiare i loro soci.

Bank of America aumenterà il dividendo di tre centesimi a 18 centesimi ad azione e ha autorizzato un piano di buyback di 30,9 miliardi che si svolgera’ dal prossimo primo luglio al 30 giugno 2020.

Nel caso di Citigroup, la cedola passa a 51 da 45 centesimi per titolo e il riacquisto di azioni proprie per 21,5 miliardi (simile a quello dello scorso anno) verra’ spalmato nel corso di 12 mesi.

Morgan Stanley ha alzato il dividendo a 35 da 30 centesimi per titolo e il buyback a 6 miliardi da 4,7 miliardi. JpMorgan ha autorizzato riacquisti di titoli propri fino a 29,4 miliardi tra il prossimo primo luglio e il 30 giugno del 2020; la cedola sale di 10 centesimi a 90 centesimi per azione.

Wells Fargo, la banca finita sotto il monitoraggio della Fed per via dello scandalo dei conti fantasma esploso nel settembre del 2016, ha comunicato un rialzo superiore alle previsioni della sua cedola, a 51 da 45 centesimi per titolo. Dal terzo trimestre del 2019 al secondo del 2020 il gruppo di San Francisco intende ricomprare titoli propri per 23,1 miliardi.

A commento dei risultati di quella che viene formalmente chiamata Comprehensive Capital Analysis and Review, il responsabile della supervisione nella Fed, Randal K. Quarles, ieri ha detto in una nota: “Gli stress test hanno confermato che le banche più grandi sono ben capitalizzate e danno una priorità alta a pratiche solide di pianificazione dei capitali”.

Secondo Quarles l’analisi, diventata un appuntamento annuale dal 2009 (l’anno successivo allo scoppio dell’ultima crisi finanziaria), “mostra che queste aziende e il nostro sistema finanziario sono resilienti in tempi normali e quando si trovano sotto stress”.

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