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Microsoft, Google e Amazon gongolano per l’esenzione dai dazi sui microchip

Per non rallentare la corsa all'intelligenza artificiale, l'amministrazione Trump sta pensando di esonerare gli hyperscaler, come Microsoft e Amazon, dai dazi sui microchip. La misura si collegherà all'accordo commerciale con Taiwan, che prevede grossi investimenti nella manifattura americana di semiconduttori. Tutti i dettagli.

L’amministrazione di Donald Trump sta pensando di esonerare le grandi compagnie tecnologiche statunitensi dai dazi sulle importazioni di microchip in modo da non ostacolare lo sviluppo del settore dell’intelligenza artificiale, che la Casa Bianca considera rilevante per la sicurezza nazionale.

IL LEGAME TRA MICROCHIP E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Aziende come Microsoft, Amazon e Google vengono chiamate hyperscaler perché sono le maggiori fornitrici di servizi di cloud computing e gestiscono centri dati su larghissima scala. Le elevate capacità di calcolo di queste strutture, che possono essere considerate le infrastrutture fisiche dell’intelligenza artificiale, sono fornite dai microchip.

– Leggi anche: Perché l’alleanza tra Nvidia, Microsoft e Anthropic non convince i mercati

Nella filiera globale dei microchip, gli Stati Uniti sono molto rilevanti nella fase di progettazione, o design; ma la realizzazione di questi dispositivi si svolge soprattutto in Asia, e Taiwan è un attore cruciale.

LE ESENZIONI DAI DAZI SUI MICROCHIP AGLI HYPERSCALER

Ecco perché – stando alle fonti del Financial Times – il dipartimento del Commercio sta elaborando delle esenzioni tariffarie per gli hyperscaler, che sarebbero legate agli impegni di investimento negli Stati Uniti delle aziende taiwanesi di microchip: impegni che per la sola Tsmc, cioè la più grande e sofisticata produttrice di semiconduttori su contratto, ammontano a 100 miliardi di dollari.

Una soluzione del genere soddisferebbe tutti. Da una parte, infatti, gli hyperscaler americani potranno continuare a importare microchip senza veder salire i costi delle forniture, e quindi non verranno rallentate nell’espansione delle loro capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale. Dall’altra, l’amministrazione Trump manterrà comunque l’incentivo all’apertura di stabilimenti manifatturieri di microchip negli Stati Uniti.

L’ACCORDO COMMERCIALE CON TAIWAN

La misura vagliata dal dipartimento del Commercio si collega all’accordo commerciale tra gli Stati Uniti e Taiwan di metà gennaio: Washington ha ridotto al 15 per cento i dazi sulle importazioni da Taipei, che in cambio dovrà favorire investimenti da 250 miliardi di dollari nell’industria americana dei semiconduttori.

L’accordo prevede che, durante la fase di costruzione dei nuovi stabilimenti negli Stati Uniti, le aziende taiwanesi possano importare semiconduttori da Taiwan senza pagare dazi fino a un volume pari a due volte e mezzo la loro capacità produttiva; superata questa soglia, l’aliquota applicata rimarrà comunque inferiore a quella “base”. Una volta completati gli impianti, però, il tetto si abbasserà: il limite di importazione esentato dalle tariffe scenderà da due volte e mezzo a una volta e mezzo la capacità.

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