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Spread, ci salverà il Mes?

Salario Minimo

Con il Btp decennale che supera la soglia del 3% di rendimento e lo spread col Bund tedesco che sfiora i 200 punti base, nei palazzi europei si torna a parlare di Mes. Il commento di Giuseppe Liturri

 

Nel giorno in cui il Btp decennale supera al rialzo la soglia del 3% di rendimento e lo spread col Bund tedesco sfiora i 200 punti base, ecco che, con straordinario tempismo, torna ad affacciarsi lo spettro del Mes.

Quel tasso sul Btp non si vedeva da quasi 4 anni, e cioè dall’autunno 2018 in cui al governo Conte 1 venivano addebitate le peggiori nefandezze, solo perché stava cercando di varare una legge di bilancio con un deficit/PIL del 2,4%, poi ridottosi al 2,04% e, a consuntivo al 1,6%, finendo per essere tra i più bassi dell’ultimo decennio. Cifre che fanno sorridere se paragonate a quanto abbiamo registrato nel 2020 e 2021, con deficit/PIL che viaggiano tra il 7% ed il 9% e scostamenti tra previsioni e consuntivi nell’ordine di 2-3 punti percentuali.

Anche lo spread col Bund si è avvicinato a livelli visti già nell’autunno 2018 e poi soltanto in coincidenza della famosa settimana di marzo 2020, in cui Christine Lagarde dall’Eurotower dichiarò “non siamo qui per ridurre gli spread” mandando in subbuglio i mercati.

È pur vero che siamo in un’altra era geologica rispetto all’autunno 2018 ed alla primavera del 2020, con l’inflazione intorno al 7% e quindi tassi reali ampiamente negativi, ma non si può negare che la pressione cominci a farsi preoccupante. Soprattutto se si considera che questo incremento si trasmetterà sulle prossime aste di collocamento dei titoli pubblici e si ridurrà così, seppur lentamente, lo spread più importante ma poco considerato: quello tra costo medio del debito e tasso di crescita del PIL nominale, fondamentale per la sostenibilità del debito pubblico e la stabilizzazione del rapporto debito/Pil. Spread che si ridurrà anche per le ridimensionate prospettive di crescita del PIL nominale, ora attestate al 6% ma destinate a ridursi.

Con una sospetta sincronia, ecco che arriva dalle colonne del quotidiano economico finanziario tedesco Handelsblatt la mano tesa in aiuto da parte degli economisti del Mes, che beneficia già del sostegno del direttore generale Klaus Regling. I giornalisti tedeschi hanno avuto l’opportunità di consultare un documento di lavoro interno dell’istituzione con sede a Lussemburgo, in cui viene proposto uno “scudo contro il debito” a favore di Paesi piccoli (Grecia, Portogallo) ed anche grandi (Francia, Spagna e “soprattutto” l’Italia). Tali Paesi si trovano ora nelle condizioni di dover sostenere il peso di un maggior debito accumulato per la pandemia, a cui si aggiungerà lo sforzo di bilancio per mitigare la recessione ormai in atto a causa della guerra in Ucraina e che sarà presto aggravato dagli ingenti investimenti richiesti dalla transizione ecologica. Uno sforzo difficilmente sostenibile, soprattutto perché la politica monetaria della BCE “non riesce a fungere da stabilizzatore”. Allora ecco che si renderebbe disponibile – “senza grandi condizioni” – un prestito fino al 4% del PIL di ciascun Paese, pari ad un plafond di 250 miliardi destinato a sostenere Stati membri “non responsabili di una crisi”. Insomma, il Mes cerca di riproporre qualcosa di simile al fondo “pandemico” (allora fissato al 2% del PIL) varato a maggio 2020 ma da cui tutti gli Stati si sono tenuti rigorosamente lontani.

Oggi, come allora, le obiezioni sono sempre le stesse, anzi più robuste:

  • Se ci fosse una Banca Centrale degna di questo nome, il debito pubblico italiano non avrebbe bisogno di salvataggi o di scudi di sorta. Nessuno si sognerebbe di venderlo scommettendo di comprarlo a minor prezzo dopo pochi giorni o poche ore, quando dall’altra parte c’è chi comprerebbe senza limiti di fondi disponibili, come solo una banca centrale può fare. Invece, proprie in queste settimane, da Francoforte hanno pure ridotto l’ammontare degli acquisti. Questo non significa affatto – come letture affrettate e in mala fede vorrebbero far credere – che si possa fare debito pubblico senza limiti. Significa solo fare una legittima differenza tra le obbligazioni di una società privata e quelle di uno Stato che opera con ben altri vincoli temporali e regime di garanzie per i creditori, avendo il potere sovrano di emettere, con la sua banca centrale, passività riconosciute come mezzo di pagamento.
  • Il Mes non può operare “senza condizioni”, che invece sono rigidamente incardinate nel Trattato istitutivo e nelle sue norme di funzionamento e sono insuperabili. Chi prende i prestiti del Mes, entra in un regime di condizioni che possono essere solo più o meno stringenti, ma ci saranno sempre. Proprio nei mesi in cui si discute di allentare i vincoli del Patto di Stabilità, indebitarsi col Mes significa blindare per anni quelle regole assurde che si sta cercando di eliminare o correggere con le ipotesi di riforma del Patto.

In conclusione, non ci deve meravigliare ciò che sta accadendo e l’esito molto probabile che ci attende nei prossimi mesi. Va infatti ricordato che il progetto dell’agenzia europea del debito o qualcosa di simile variamente denominato, gira nelle stanze che contano da mesi e forse anni, come vi avevamo documentato in tempi non sospetti.

C’è probabilmente solo da decidere quale sarà la soglia di intervento (spread a 300?), oltre la quale si dovrà dichiarare il “fate presto” d’ordinanza, e commissariare definitivamente la Repubblica Italiana, con un occhio di interesse verso i nostri risparmi e le nostre aziende che costituiranno la vera garanzia per chi non vede l’ora di costituirsi nostro creditore privilegiato.

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