Economia

Spread, asta Btp e rendimenti fra verità e propaganda

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Bene l’asta di Btp, ma i rendimenti salgono e tornano ai livelli di 4 anni fa.

E’ questa la sintesi della giornata di ieri sui bond statali.

Il Tesoro non ha avuto difficoltà a collocare i titoli e nelle valutazioni del ministero dell’Economia l’asta adegua i rendimenti a quelli fotografati con lo spread sul mercato secondario.

CHE COSA E’ SUCCESSO ALL’ASTA

L’ultima asta dei titoli pubblici, che arriva a poche ore dal giudizio che Fitch darà sul rating del Paese, ha visto il Tesoro collocare con agilità oltre 7 miliardi di Btp a 10 e a 5 anni. Ma il Mef ha pagato il rendimento più elevato da oltre quattro anni. Mentre lo spread Btp/Bund che ha toccato quota 287, per poi chiudere a 285, ha fornito nuovi segnali di tensione dei mercati sul debito italiano.

I DETTAGLI

Per i 2,25 miliardi della terza tranche del Btp decennale con scadenza 1 dicembre 2028 il rendimento sale al 3,25% dal 2,87% dell’asta di fine luglio (+37 punti base), e tocca così i massimi da marzo 2014. Più netto l’aumento per la prima tranche del Btp quinquennale scadenza 1 ottobre 2023, con il rendimento che balza di 63 punti base al 2,44%: il massimo da marzo 2014. Sono stati poi collocati anche due CCTeu per 1,75 mld.

CHE COSA SI DICE AL TESORO

I nuovi rendimenti, anticipati qualche giorno fa da un analogo rialzo dei Ctz di 63 punti base, non hanno sorpreso il ministero dell’Economia. Il tasso sul decennale è oltre il 3% già da qualche settimana sul mercato secondario, si fa notare al dicastero di via Venti Settembre. Il rialzo, si spiega, è legato al clima di incertezza sia a livello internazionale che nazionale, ma – come sottolineato più volte da Tria – con la Nota di aggiornamento al Def e con la legge di bilancio il Tesoro è convinto che si tornerà ad una situazione di stabilità.

L’asta – secondo il Tesoro – non è comunque andata male, la richiesta è stata elevata, il che significa che l’Italia è ancora considerata un buon investimento.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

“Il livello dei tassi di interesse a cui trattano i titoli di Stato italiani non è, in termini assoluti, da allarme rosso – ha scritto oggi il Sole 24 Ore – I picchi della crisi del 2011-2012 sono ancora molto lontani. Resta il fatto che questa impennata dei tassi, se prolungata nel tempo, rischia di annullare gli effetti della politica monetaria espansiva della Bce che ha visto l’Italia tra i principali beneficiari. La spesa per interessi sul debito, che si è ridotta di ben 20 miliardi dal 2012 a oggi, potrebbe tornare a salire minando la sostenibilità del debito pubblico”.

LE SCHERMAGLIE POLITICHE

I numeri hanno avuto interpretazioni politiche differenti. C’è chi, come Stefano Buffagni di M5S, ha sottolineato gli aspetti positivi, e chi come Luigi Marattin del Pd ha rimarcato i lati negativi:

https://twitter.com/SBuffagni/status/1035261004685500419

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