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Spazio Elettromagnetico

Tutti i subbugli nel mondo tlc sullo spazio elettromagnetico

Lo spazio elettromagnetico è un bene prezioso poiché per legge si è deciso di limitarlo. Per questo, gli operatori fanno a gara per accaparrarselo, sfruttando anche un vuoto normativo, che non disciplina le modalità con cui assegnarlo. E già si teme una corsa confusa e caotica

A partire dal mese di maggio entreranno in vigore le nuove norme sullo spazio elettromagnetico. Viene previsto l’adeguamento a 15 V/m dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, che in Italia erano fermi a 6 V/m, garantendo il miglioramento della connettività mobile e della qualità dei servizi, senza pregiudizio per la salute pubblica.

LA CORSA PER IL 5G

Si tratta di un upgrade strettamente connesso alla partita della nuova tecnologia 5G che avvicina peraltro le disposizioni del nostro Paese a quelle di tanti altri Stati europei (le raccomandazioni di Bruxelles in materia fissano i limiti elettromagnetici a un numero sei volte superiore rispetto all’attuale ritocco all’insu italiano).

LIMITI ELETTROMAGNETICI, LA (CONFUSA) SITUAZIONE EUROPEA

Nell’Unione europea Portogallo, Spagna, Francia, Irlanda, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Finlandia, Estonia, Cipro hanno seguito le raccomandazioni della Ue fissando il limite a 61 v/m. Cinque stati non hanno fissato limiti o li hanno persino fissati più alti delle raccomandazioni Ue (Olanda, Danimarca, Svezia, Lettonia, Austria). Otto paesi hanno posto limiti più stretti rispetto alle indicazioni europee (Italia, Belgio, Slovenia, Croazia, Grecia, Bulgaria, Polonia, Lituania).

COSA CAMBIA PER GLI OPERATORI

Ma torniamo all’interno dei nostri confini. Col ritocco della normativa del 2003 gli operatori avranno l’opportunità di ampliare le loro reti, facendo domanda di adeguamento ai Comuni. I Comuni, a loro volta, dovranno coinvolgere vari enti, in particolar modo le Arpa (le Agenzia Regionali per la Protezione Ambientale).

QUEL VUOTO NORMATIVO SEGNALATO DALL’ANTITRUST

Lo spazio elettromagnetico, cioè la potenza che ogni operatore può dare alla sua antenna, è un bene prezioso, poiché per legge si è deciso di limitarlo. Per questo, gli operatori fanno a gara per accaparrarselo, sfruttando anche un vuoto normativo, che non disciplina le modalità con cui assegnarlo. Vuoto che più volte è stato segnalato anche dall’Antitrust.

CHI SONO GLI OPERATORI INTERESSATI

In Italia ci sono – almeno per ora – cinque operatori di telecomunicazioni con licenza (Tim, Vodafone, Wind3, iliad, Fastweb) e due operatori con tecnologia FWA, Opnet (ex Linkem) ed Eolo.

QUANTE SONO LE ANTENNE?

Manca, invece, un catasto nazionale delle antenne, ma si stima che siano oltre 80.000. Non si conoscono le intenzioni degli operatori, ma nulla gli vieta di presentare richieste di potenziamento per ciascuna di queste 80.000 antenne.

SI RISCHIA L’EFFETTO IMBUTO?

Già così, dunque, si prospetterebbe un flusso di lavoro enorme, mai visto prima nella storia delle telecomunicazioni. Fino ad oggi, infatti, le reti di telefonia mobile si sono sviluppate gradualmente: prima ha iniziato Telecom Italia Mobile negli anni ’90, poi Omnitel (in seguito divenuta Vodafone), ancora dopo Wind, poi H3G e, da ultimo, iliad.

Ora, invece, tutti gli operatori potrebbero simultaneamente voler potenziare le loro reti. Una convocazione agli operatori è arrivata anche dalla Regione Piemonte per il 22 marzo. Alla base di tutto c’è l’allarme su un possibile ingorgo di domande. Che gli enti non avrebbero la forza di gestire. Proprio per queste ragioni, le Regioni e i Comuni italiani, riuniti nella Conferenza Unificata, hanno chiesto al Governo di intervenire e introdurre delle regole, seguendo un principio di “equa ripartizione”. Per evitare una corsa sfrenata ad accaparrarsi una risorsa preziosa in assenza di regole, intasando gli uffici e, con ogni probabilità, trascinandoli in contenzioni amministrativi senza fine.

CORREZIONE IN VISTA?

A quanto scrive il Sole 24 Ore, “il Governo avrebbe maturato la convinzione che un intervento in corsa è necessario” e poi aggiunge che questo intervento dovrebbe arrivare in un prossimo decreto legislativo, da emanarsi entro il 24 marzo. Tutto risolto, dunque? È presto per dirlo, bisognerà attendere l’approvazione del decreto.

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