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Sorpresa: AstraZeneca chiude in rosso (ma non per colpa del vaccino)

AstraZeneca

AstraZeneca non festeggia la chiusura del terzo trimestre, tuttavia ha ancora degli assi nella manica… Fatti, numeri e previsioni

 

La multinazionale biofarmaceutica anglo-svedese AstraZeneca ha chiuso in rosso il terzo trimestre, ma ciò non dipende dalle vendite del suo vaccino anti Covid che, anzi, le hanno fatto guadagnare oltre 1 miliardo di dollari.

LE CAUSE DEL TONFO

Le cause dei conti in rosso, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, sono dovute alle tasse e all’aumento dei costi di ricerca e di vendita.

Le spese di R&D sono più che raddoppiate a 3,6 miliardi da 1,5 miliardi, le spese amministrative e di vendita sono balzate a loro volta a 4 miliardi da 2,7 miliardi.

A differenza dei competitor, AstraZeneca ha finora venduto il suo siero a prezzo di costo. Il costo delle vendite, tuttavia, è triplicato di anno in anno, i costi di ricerca sono raddoppiati e il gruppo ha pagato 350 milioni di dollari di tasse.

PERDITE E RICAVI

La perdita netta ha raggiunto 1,65 miliardi di dollari nel periodo contro un utile di 651 milioni del 2020. I ricavi tuttavia, sono balzati del 50% a 9,9 miliardi di dollari. Il gruppo ha confermato la guidance per il 2021.

 

Fonte: dati AstraZeneca

IN CHE MODO IL VACCINO HA AIUTATO I CONTI DI ASTRAZENECA

Il vaccino di AstraZeneca, nonostante varie vicissitudini di cui è stato protagonista – la sua strategia senza scopo di lucro, i dati sull’efficacia, i problemi con le forniture e i rari casi di coaguli di sangue – ha fatto comunque aumentare le entrare della casa farmaceutica.

Durante il terzo trimestre, infatti, le sue vendite sono valse più di 1 miliardo di dollari, ma sono pesate le attività di sviluppo.

Dall’inizio dell’anno i ricavi di AstraZeneca hanno raggiunto i 2,2 miliardi grazie alle vendite del vaccino anti Covid, di cui 736 milioni in Europa, corrispondenti a 580 milioni di dosi vendute nel mondo, il che lo rende il secondo vaccino in termini di volume di ordinativi.

La casa farmaceutica e il suo partner di produzione indiano, il Serum Institute, hanno fornito più di 1,5 miliardi di dosi di vaccino a partire dalla fine di settembre.

LE PREVISIONI SUL VACCINO

Dopo aver fornito il farmaco al prezzo di costo durante tutta la pandemia, AstraZeneca ora si aspetta “una progressiva transizione” del farmaco verso “una modesta redditività” grazie alla “ricezione di nuovi ordini”, si legge nella nota che accompagna i conti.

La casa farmaceutica, scrive Reuters, ha fatto sapere che il suo vaccino rimarrà senza scopo di lucro per i Paesi a basso reddito, mentre si propone di iniziare a guadagnare da nuovi ordini da Paesi più ricchi.

Includendo le vendite del vaccino nel quarto trimestre, AstraZeneca ora si aspetta che le entrate del 2021 crescano di una percentuale medio-alta, rispetto a una precedente previsione di una percentuale bassa.

“La pandemia – ha spiegato il CEO Pascal Soriot – sta passando a una fase endemica, dobbiamo imparare a conviverci e questo vuol dire dosi di richiamo regolari”.

RESTIAMO POSITIVI

Soriot, nonostante i risultati del terzo trimestre, ha voluto sottolineare “la forte crescita del fatturato e un’eccezionale erogazione di farmaci in fase di sviluppo, con 8 in fase tardiva compresa la combinazione di anticorpi promettenti nella prevenzione e nel trattamento del Covid”.

Circa un mese fa l’azienda aveva riferito di aver ottenuto risultati positivi negli studi clinici di fase 3 sul suo farmaco AZD7442, un cocktail di anticorpi contro il Covid.

… MA NON TROPPO

Gli analisti di Goldman Sachs, tra gli altri, non sono convinti dall’andamento della società e mantengono la raccomandazione di vendita. Secondo gli operatori, alcuni dei farmaci più importanti di Astrazeneca hanno deluso.

I PUNTI FORTI DI ASTRAZENECA

“L’aggiunta di Alexion rafforza il nostro impegno a portare terapie innovative ai pazienti di tutto il mondo” e “prevediamo di concludere l’anno su basi solide, mantenendo le nostre previsioni”, ha aggiunto Soriot.

AstraZeneca aveva completato l’acquisizione della biotech americana Alexion Pharmaceuticals lo scorso luglio per 9 miliardi di dollari, segna così l’ingresso del gruppo nel settore dei farmaci per le malattie rare.

Proprio ai primi contributi del business derivanti da questo settore è attribuita la crescita del fatturato, insieme al trattamento per le malattie renali Farxiga, al farmaco più venduto per il cancro ai polmoni, Tagrisso, e a quello per l’asma Symbicort.

Fonte: dati AstraZeneca

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