Economia

Tutte le sfide (possibili?) dei sindacati. Dibattito fra Sapelli e Vittadini sul libro di Cazzola e Sabella

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Chi c’era e che cosa si è detto alla presentazione del libro di Cazzola e Sabella a Milano sul futuro dei sindacati

 

Si parla spesso delle profonde trasformazioni in atto del mondo del lavoro, degli stravolgimenti apportati dalla globalizzazione e di quelli che potrebbero essere collegati all’Industria 4.0 e alla costante automatizzazione dei processi produttivi. Ormai è certo che chi nasce oggi, nel 2019, non farà e probabilmente nemmeno conoscerà i mestieri odierni. Si parla più raramente, invece, delle trasformazioni che riguardano – o che dovrebbero riguardare – il sindacato. Occasione per riflettere sul tema è stato l’incontro milanese per la presentazione del libro L’altra storia del sindacato – dal secondo dopoguerra agli anni di Industry 4.0 (Rubbettino Editore) curato da Giuseppe Sabella, direttore di Think-in, e Giuliano Cazzola.

COME STA OGGI IL SINDACATO?

“Nel periodo che stiamo vivendo si è ormai consegnato il tema della contrattazione a magistrati e avvocati, dimenticando la centralità del sindacato”, ha commentato amaramente Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica all’Università degli Studi di Milano ed editorialista del Messaggero. “Quelle sindacali sono le sole organizzazioni che vivono dalla nascita della Repubblica”, gli ha fatto eco Giorgio Vittadini, fondatore e presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, nonché Professore ordinario di Statistica presso il Dipartimento di Statistica e metodi quantitativi dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. “Ho avuto modo di girare per tutto il Paese – ha osservato uno dei due autori, Sabella – e ho notato che i sindacati restano ancora oggi assai diversi tra loro per territorio e settori economici”.

DUE PARTI CHE FATICANO A CAPIRSI

“Oggi come allora – ha commentato Vittadini – gli industriali faticano a comprendere che non è possibile fare pagare i periodi di crisi ai propri dipendenti, mentre peraltro nei periodi floridi difficilmente il datore di lavoro tende a premiare i propri operai con aumenti in busta paga. D’altro canto – ha concluso il presidente di Fondazione per la Sussidiarietà – non sempre i sindacati hanno capito che i cambiamenti aziendali sono inevitabili perché dovuti alla trasformazione in atto, imputandoli il più delle volte alla cattiveria della dirigenza”.

LE INTROMISSIONI DELLA POLITICA

E se “i governi continuano a bruciare la flessibilità concessa dall’Unione europea in proprio tornaconto elettorale mentre solo il sindacato sembra essere l’unico consapevole che occorre investire in sviluppo economico”, come puntualizzato da Sabella, per Vittadini il peccato originale “resta comunque l’invadenza della politica: se la CISL è nata dalla DC, la CGIL nella sua ripartizione socialista e comunista negli anni si è puntualmente rivelata acquiescente con i governi di centrosinistra e indisponibile al dialogo con gli esecutivi di centrodestra”. “Dato che il sindacato si fonda sulla solidarietà organizzativa e lo sciopero è un atto con il quale ciascun lavoratore sobbarca sulle proprie spalle un po’ del rischio altrui, mi auguro – ha concluso Sapelli – che inizi a lavorare per tirare fuori i giovani e i lavoratori dalla miseria materiale e morale nella quale sono finiti”.

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