Economia

Tutti i subbugli sindacali in Poste Italiane

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Atteggiamenti vessatori nei confronti dei consulenti finanziari e non solo: ecco cosa lamentano in Poste Italiane i sindacati. Le critiche delle organizzazioni dei lavoratori e la posizione del gruppo 

Atteggiamenti vessatori verso consulenti finanziari. È questa una delle critiche che i sindacati di categoria (Cisl-Slp, Cgil-Slc, UilPoste, Failp-Cisal, Confsal-Comunicazioni e Ugl-Comunicazioni) rivolgono a Poste Italiane. La segnalazione dell’atteggiamento poco corretto è indirizzata soprattutto ad ad Andrea Novelli, da poco nominato responsabile del Mercato Privati del gruppo guidato dall’amministratore delegato, Metteo Del Fante.

Ecco tutti i dettagli.

DI COSA SI LAMENTANO I SINDACATI

I sindacati dei dipendenti di Poste Italiane sostengono che l’azienda abbia disatteso gli accordi presi con i lavoratori in merito alle politiche commerciali e denunciano “un grave disallineamento della operatività delle funzioni commerciali della Divisione MP rispetto alle intese intercorse a livello centrale”. Il 15 gennaio, sindacati e azienda hanno condiviso, “con apposito verbale in materia di proposizione commerciale, specifici impegni che si sono rilevati nel tempo privi di sostanza per le inadempienze aziendali”, scrivono le organizzazioni dei lavoratori.

ATTEGGIAMENTI VESSATORI

I sindacati evidenziano “atteggiamenti vessatori nei confronti degli addetti, di frequente sottoposti al pubblico giudizio, senza alcuna forma di riservatezza e di rispetto”.

LE PREVISIONI DI VENDITA

In particolare, quello che i sindacati stimmatizzano è “la recente richiesta ai consulenti finanziari delle previsioni di vendita di prodotti finanziari nella prima settimana di giugno, anche con l’indicazione specifica dei nomi dei clienti che sottoscriveranno i prodotti stessi”.

LA QUESTIONE DEI SOCIAL NETWORK

C’è anche la questione nuovi media. Nell’intesa, infatti, si sottolinea che “l’utilizzo dei social network e di tutte le applicazioni di messaggistica istantanea, quali, ad esempio, whatsapp, non costituiscono strumenti di lavoro”. Ma questo non sarebbe rispettato.

I sindacati, invece, sostengono che le “dotazioni tecnologiche ed informatiche devono essere impiegate nel rispetto delle disposizioni contrattuali e legali, dei valori e principi che ispirano la disciplina del rapporto di lavoro, tra cui la tutela della dignità umana e professionale dei lavoratori”.

MISURE PIU’ FORTI’

Se tali pratiche non cesseranno, dicono i sindacati, non è escluso il ricorso ad autorità competenti in materia come la Consob o il Garante della Privacy.

“Tali comportamenti datoriali, incomprensibili e censurabili sotto i diversi profili normativi e negoziali, ad iniziare da quelli inerenti al rispetto della privacy, rischiano di destabilizzare l’intero ambiente, ingenerando una forte demotivazione. Pertanto, qualora simili metodi non dovessero cessare nell’immediato, le scriventi non esiteranno ad intervenire presso le Autorità esterne competenti, ivi inclusi Consob, lsvap e Garante della Privacy. Si resta in attesa di urgente convocazione dell’Osservatorio”, hanno concluso i sindacati.

CHE COSA (NON) DICE IL GRUPPO

Come replica il vertice di Poste? “La società non ha voluto commentare comunque la missiva. Probabilmente viene ritenuta un atto che fa parte della dialettica tra l’azienda e le organizzazione dei lavoratori”, ha scritto oggi il Sole 24 Ore dando conto delle critiche delle organizzazioni sindacali.

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