Economia

Sindacati all’attacco delle banche: misure efficaci per i lavoratori o vi chiederemo i danni

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Che cosa i sindacati bancari Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno scritto ad Abi e Federcasse

Il Coronavirus spinge i sindacati bancari ad alzare il livello di guardia per tutelare i dipendenti degli istituti e pure i clienti.

Oggi le sigle del settore hanno spedito due lettere alle due associazioni che rappresentano le aziende bancarie.

Due dure missive con le quali chiedono sia di interrompere i tavoli negoziali fini al 3 aprile sia di attivare misure efficaci per la salute e la sicurezza dei 315.000 addetti, aggiungendo una pesante minaccia: se le banche se ne staranno con le mani in mano, le organizzazioni sindacali chiederanno i danni in caso di ripercussioni sui lavoratori.

Andiamo con ordine. Rivolgendosi ad Abi e Federcasse, i sindacati bancari Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin scrivono: “considerate le previsioni decreto finalizzate al contenimento epidemiologico chiedono la sospensione di tutte le trattative sino ad oggi aperte ed il rinvio delle stesse a data successiva al 3 aprile”.

Nella prima lettera chiedono “che venga data pedissequa esecuzione al decreto in relazione alla mobilità di lavoratrici e lavoratori in entrata e in uscita e all’interno dei territori circoscritti”. “Si rammenta che la ratio del dpcm sia la limitazione massima degli spostamenti ad eccezione di necessità familiari indifferibili o comprovate esigenze lavorative che certamente non possono assimilarsi ad attività lavorativa ordinaria. Qualora non dovesse procedersi in ottemperanza del dettato governativo saremo sin da ora pronti a ritenervi corresponsabili di danni alla salute per lavoratrici e lavoratori che per effetto di una vostra interpretazione capziosa e fuorviante dovessero contrarre il Covid-19”.

Ma che cosa stanno facendo i banchieri? Le sigle del credito sono critiche e, quindi, chiedono che Abi e Federcasse – d’intesa con tutte le banche associate operanti nel territorio nazionale “si assumano per intero le loro responsabilità comunicando quali misure di prevenzione e sicurezza sono state o saranno adottate da tutti i grandi gruppi e le aziende bancarie a tutela delle lavoratrici, dei lavoratori bancari e della stessa clientela”.

Nella missiva spedita da Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin alle due associazioni delle banche, i segretari generali Lando Maria Sileoni, Riccardo Colombani, Giuliano Calcagni, Massimo Masi ed Emilio Contrasto chiedono “che venga al più presto comunicato, per iscritto” “come si comporteranno gli istituti di credito nei territori – in quelli delle zone nelle quali sono previste misure più restrittive dal dpcm, ma anche nel resto del Paese – sia per quanto riguarda l’utilizzo di forme alternative di lavoro come lo smart working sia per quanto riguarda la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro di tutte le lavoratrici e i lavoratori bancari (uffici interni e agenzie bancarie) che quotidianamente sono a contatto con la clientela e con il pubblico”.

LA PRIMA LETTERA INVIATA AD ABI E FEDERCASSE

LA SECONDA LETTERA INVIATA AD ABI E FEDERCASSE

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