Economia

Ecco come Sileoni (Fabi) ha sballottato in tv Marattin (Pd)

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L’ultima idea per mettere un freno alle fregature in banca, l’ha tirata fuori dal cilindro un esponente del Partito democratico. Trattasi di Luigi Marattin, economista, renziano di ferro e capo gruppo del Pd in commissione Finanze alla Camera. Secondo il deputato, serve un controllo serrato dei lavoratori bancari, quelli che fanno consulenza e vendono prodotti finanziari allo sportello. Come? Con una webcam, ha detto ieri mattina il deputato dem nel corso della trasmissione Coffee Break su La7.

Messa così sembra la trovata del secolo, una soluzione semplicissima per dire addio al risparmio tradito. La proposta in effetti appare suggestiva, ma forse è poco efficace e magari c’è pure qualche ostacolo normativo. Senza dubbio – gli ha fatto notare in diretta il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni – è un’idea fuori legge visto che il controllo video dei dipendenti è “vietato dallo statuto dei lavoratori”. Sileoni ha ricordato che per arginare le pressioni commerciali sui lavoratori bancari e per tutelare la stessa clientela, serve una legge che regolamenti le vendite di prodotti finanziari come previsto da un emendamento al decreto Carige presentato dal governo e poi non approvato. Il sottosegretario all’Economia, Alessio Villarosa (M5S), in studio, si è impegnato a ripresentarlo a stretto giro in una nuova proposta di legge, che forse potrebbe arrivare già questa settimana.

Questione webcam archiviata rapidamente, dunque. Il botta e risposta tra Marattin e Sileoni, per la verità, era cominciato un po’ prima. La trasmissione era incentrata sul risparmio e il recente scandalo dei diamanti che coinvolge alcune banche italiane. Sileoni era stato invitato per difendere i bancari e, per farlo, aveva portato in studio le carte che dimostrano l’assenza di responsabilità delle lavoratrici e dei lavoratori. Documenti, opuscoli e contratti di vendita che venivano fatti sottoscrivere ai clienti con tanto di assicurazioni, certificazioni e dettagliate spiegazioni sulla sicurezza di quel curioso investimento in pietre preziose.

Un dibattito interessante – quello gestito dal conduttore Andrea Pancani – che a un certo punto ha toccato le corde della politica. Fatto sta che a un certo punto è scattata la bagarre tra il leader della Fabi e il deputato Dem. Marattin ha citato Giuliano Amato che nel 1998 aveva definito “foresta pietrificata” il sistema bancario italiano e ha aggiunto una sua considerazione: “Venticinque anni fa, in questo Paese, le banche erano enti di diritto pubblico. Da lì in poi sono nati due grandi gruppi europei, Unicredit e Intesa, e in mezzo sono rimaste banche che, in realtà, hanno un po’ conservato quel virus dell’allocazione del credito, non per creare sviluppo, ma per soddisfacimento di criteri politici”. Il parlamentare dem ha invocato, quindi, un cambiamento del sistema, ma è stato immediatamente corretto da Sileoni: “Quelle piccole banche di cui parla, cioè quelle che hanno mantenuto il virus, negli ultimi 20 anni, nei loro consigli di amministrazione avevano anche gente del Pd”. Apriti cielo. Marattin, innervosito e in difficoltà, ha prima definito “grave” l’affermazione del suo interlocutore, poi ha invocato la querela.

Sileoni è considerato, nel mondo bancario, un esponente di rilievo, vista la sua profonda conoscenza del settore, come più volte gli è stato riconosciuto anche dal professor Giulio Sapelli, economista e storico. D’altronde il numero uno della Fabi – la federazione autonoma dei bancari – non ha mai fatto sconti a nessun partito, né nei salotti televisivi né nei dibattiti pubblici.

Un paio di anni fa, per difendere i bancari attaccò a testa bassa l’ex viceministro Enrico Zanetti di Scelta civica sulle banche venete, durante la trasmissione Virus su RaiDue condotta da Nicola Porro. Poi, a SkyTg24 Economia, per gli stessi motivi, si è confrontato a viso aperto con Massimo Garavaglia della Lega e un’altra volta con Stefano Esposito del Pd. E ieri nel salotto di La7, ha messo alle corde Marattin: “Il Pd è stato nel cda di tutte le piccole e medie banche. E questa è storia. Ma scherziamo? Le posso elencare almeno 40 banche”.

Marattin è rimasto spiazzato: “Cioè noi stiamo dicendo che il Pd ha nominato dei propri rappresentanti nei cda di quelle banche? Se lo state dicendo, per carità, ne risponderete penalmente”. “Penalmente?” ha chiesto sbigottito Sileoni. “Certo – ha replicato Marattin – è un’affermazione falsa, questa è diffamazione. Se la vuole ripetere, sono ben contento di fargliela ripetere. Io non sono il segretario del Pd. Se io sento dire da un autorevole rappresentante come lei che il Pd ha nominato propri esponenti…”. “Io non ho detto questo – è insorto Sileoni – ma ho detto che attraverso le fondazioni bancarie i rappresentanti della politica locale erano presenti nei cda”. “E che c’entra il Pd?” ha ribattuto Marattin che ha tirato in ballo “la Lega”. “C’erano tutti i partiti – ha controbattuto Sileoni – e anche quelli del Pd. Quindi, come fa a parlare di rinnovamento nelle banche?”. Per la verità la questione poi si è ricomposta. Sileoni, in effetti, ha chiarito che “intendeva i Ds di un tempo non l’attuale Pd e i Cinque stelle non c’erano. C’era un problema dei rapporti delle Fondazioni bancarie che coinvolgevano tutti i partiti”.

Il caso è stato ripreso da diversi siti, d’informazione come il Corriere.it, ilfattoquotidiano.it, liberoquotidano.it, giornale.it, scenarieconomici.it e molti altri. E il video è diventato virale sui social, tanto che si contano complessivamente più di un milione di visite. I commenti sui social erano schiaccianti in favore di Sileoni e contro il deputato Pd Marattin. Chi ha sicuramente gongolato è stato il conduttore Pancani che col suo programma ha registrato uno share molto alto. Al dibattito era presente, in studio, anche il capo della redazione economia del TgLa7, Marco Fratini, che ha difeso le piccole banche sostenendo – come lo stesso Pancani – le tesi di Sileoni.

Archiviato il duello tv, resta da fare qualche considerazione in più. Ricordando tensioni passate fra l’economista renziano e i sindacati. Nato a Napoli, Marattin è cresciuto a Ferrara e proprio lì, a settembre 2016, è stato attaccato duramente dalle organizzazioni sindacali. La questione riguardava la Cassa di risparmio di Ferrara e l’esponente dem aveva definito “veramente tanti” i 900 dipendenti, di fatto addossando sul costo del lavoro gli squilibri del conto economico (l’istituto a novembre del 2016 è stato portato al fallimento pilotato col bail in voluto dal governo Renzi). Tutti i sindacati della Cassa di risparmio di Ferrara si schierarono unitariamente contro Marattin. Ecco uno stralcio del comunicato: “In fondo costui (futuro premio Nobel per l’economia; per il momento star delle sagre dell’anguilla) ha parlato dentro una festa del Pd, e i suoi sodali di partito erano tutti presenti. I casi sono due: sono d’accordo con lui, e allora abbiano almeno il fegato di dirlo. Se non sono d’accordo, i politici di Ferrara e i politici ferraresi a Bologna e a Roma, dall’alto dei loro incarichi sbattano i pugni, convochino un tavolo con la Regione, pretendano soluzioni e spendano il loro peso sul governo per il loro territorio”.

Quanto al Pd-Ds-Pci e le banche, è interessante leggere una vecchia inchiesta del Giornale. Una lunga ricostruzione dei rapporti tra la sinistra italiana e il sistema bancario. Un filo rosso che è passato per le Fondazioni bancarie, dal Monte dei paschi di Siena alla Compagnia Sanpaolo che è ancora il primo azionista di banca Intesa. Ma non ci sono solo Siena (il peggior disastro bancario in salsa dem della storia bancaria italiana) o Torino. “Tra i soci della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna – si legge sul Giornale del 29 gennaio 2013 – troviamo l’ex premier Romano Prodi, e insieme a lui l’ex ministro dei governi Amato, Giancarlo Tesini, e l’ex parlamentare Pci, Antonio Rubbi. Piddino è Pier Giorgio Bettoli, presidente della Fondazione Monte cassa risparmio di Faenza, come pure Stefano Zanoli, consigliere della Fondazione cassa di risparmio di Carpi. Ex democristiano ora piddino è anche il decennale presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, l’ex sindaco Luigi Squillario. E poi molte altre caselle minori delle tante a disposizione della politica nelle banche”. Ma l’elenco è decisamente più lungo.

Insomma, Marattin pensava di fare una passerella e di avere gioco-facile degli interlocutori, ma scorrendo le centinaia di commenti sui social la partita si è conclusa a favore del segretario generale della Fabi.

 

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