Economia

Sarà l’anno del rinnovamento per i centri commerciali?

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Il grande mattatore rimane l’e-commerce che continua ad appropriarsi di quote sempre maggiori di vendite retail ma i centri commerciali stanno diversificando nell’intrattenimento. L’approfondimento di Axios

Sarà l’anno del rilancio per i centri commerciali? Il 2020 potrebbe essere, infatti, il momento giusto per il settore. Secondo Axios negli ultimi anni “non si è verificata quell’apocalisse nelle vendite al dettaglio e il massacro dei centri commerciali che ci si aspettava, o almeno non è avvenuto nel modo in cui si pensava”.

CENTRI COMMERCIALI ANCORA VIVI

Come sempre, se si guarda agli Stati Uniti, patria mondiale del commercio, “mentre i grandi alfieri del retail del XX secolo, come Sears e Macy’s, stanno soffrendo, i grandi centri commerciali e gli shopping center americani sono ancora vivi e stanno trovando nuovi modi per far passare la gente attraverso la loro porta”.

GLI ESEMPI DI AMERICAN DREAM E HUDSON YARD

Solo per fare un esempio, Axios cita American Dream – un centro commerciale di 3 milioni di metri quadrati nel New Jersey, con circa 20 anni di attività – che sarà riaperto a marzo: “In un momento in cui i centri commerciali hanno difficoltà a trovare affittuari, American Dream ha già affittato il 90% delle sue vetrine”. Stesso discorso di quanto accaduto per il centro commerciale Hudson Yards di New York City lo scorso anno e di quanto accadrà con la seconda sede a Miami che gli sviluppatori di American Dream hanno intenzione di aprire.

I CENTRI SI APRONO ALL’INTRATTENIMENTO

Ma come mai questo successo? Semplice: “Ciò che distingue American Dream dai centri commerciali in via d’estinzione del secolo scorso è che è solo il 45% è rappresentato fa vendita al dettaglio. L’altro 55% della superficie del centro commerciale è costituito da opzioni di intrattenimento: da una pista di hockey a un parco divertimenti. Questa tendenza si sta rafforzando in tutto il paese, dice Todd Caruso, amministratore delegato senior ed esperto di retail presso la società immobiliare CBRE”.

I posti vacanti nei centri commerciali lasciati dagli esercizi commerciali falliti si stanno riempiendo di palestre, sale cinematografiche e persino di spazi di co-working. Tra il 2014 e il 2018, le tradizionali superfici in affitto dei negozi tradizionali sono diminuite del 6,7%, dice il Consiglio Internazionale dei Centri Commerciali ad Axios. Nel frattempo, gli affittuari non al dettaglio, come fitness, intrattenimento e servizi, hanno visto un aumento del 5,6%. Anche gli spazi affittati dai ristoranti sono aumentati dell’1,1%. “La scommessa è che la gente andrà al centro commerciale per queste esperienze – e finirà per comprare alcune cose già che ci sono”, ammette in sostanza Axios.

L’E-COMMERCE RIMANE IL GRANDE MATTATORE

Il grande mattatore rimane l’e-commerce che continua ad appropriarsi di quote sempre maggiori di vendite retail lasciando a palestre, tatuatori e saloni di ricostruzione unghie, che offrono servizi che non possono essere venduti online, campo libero. “Questi luoghi creano un effetto aureola che aiuta i negozi che li circondano. ‘C’è il cross-shopping’, dice Caruso elencando i vantaggi per i negozianti sia al dettaglio che non al dettaglio, come le boutique e i negozi di alimentari”.

In definitiva, se anche la fine dei centri commerciali può essere stata sopravvalutata, l’e-commerce continua a sfidare e vincere sul retail fisico. “Quasi 10.000 grandi negozi statunitensi hanno chiuso nel 2019. E questo ha un impatto sui posti di lavoro: 59 città americane hanno visto un calo del numero di posti di lavoro nel settore del retail nel 2019, secondo Barbara Denham, economista senior di Moody’s Analytics. Alcuni grandi magazzini hanno visto periodi deludenti. Macy’s ha annunciato oggi che chiuderà 29 dei suoi negozi a causa del calo delle vendite”.

IL RITORNO DEL MALL È DISOMOGENEO

In ogni caso, conclude Axios, “il ritorno del centro commerciale è disomogeneo – è ancora in gran parte limitato alle città e alle ricche periferie, dicono gli esperti. Nelle zone rurali a basso reddito del paese, l’apocalisse del commercio al dettaglio sta lasciando ai residenti poche opzioni di vendita al dettaglio al di là dei negozi di vendita di prodotti a basso prezzo”.

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