Economia

Salone del Mobile e non solo, che cosa succederà al turismo?

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Salone del Mobile

Il rinvio del Salone del Mobile, le preoccupazioni di Milano e gli scenari per il turismo. L’articolo di Carlo Terzano

La decisione era già nell’aria da giorni e ai milanesi faceva certamente più paura del coronavirus Covid-19 che ha cinto d’assedio la città. Poi, nella serata di ieri, è arrivata la conferma: il Salone del Mobile non si farà. O meglio, è stato rinviato a giugno. Milano è una città che non si arrende, che non sa stare ferma: individuate già le nuove date, ma nessuno può dire se per allora l’esposizione si terrà davvero e, soprattutto, se risentirà degli strascichi di questa isteria collettiva. Il solo dato certo è che il Salone del Mobile portava nelle casse del capoluogo lombardo centinaia di milioni di euro e i danni della paura da coronavirus saranno incalcolabili, soprattutto per il terziario.

IL MESSAGGIO DI BEPPE SALA

“Dovevamo affrontare questa tematica – ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, apparendo in video sul suo profilo Facebook – il Salone si sarebbe dovuto aprire il 21 aprile, abbiamo deciso di rinviarlo al 16 giugno. Milano in questo momento non può fermarsi, non si deve diffondere il coronavirus ma nemmeno il virus della sfiducia. Milano deve andare avanti”. La città infatti non vuole e non può perdere un appuntamento importante come quello del Salone del Mobile. Basta vedere i dati della passata edizione per comprenderne la portata: nel 2019 la fiera di design ha attirato nel capoluogo meneghino oltre 386mila visitatori provenienti da 181 Paesi diversi. Senza contare gli oltre 1000 eventi del Fuorisalone, l’esposizione aperta a tutti che anima e colora i quartieri di Milano.

Giuseppe Sala al Salone del Mobile 2019

L’INDOTTO DEL SALONE DEL MOBILE

E poi, naturalmente, ci sono i soldi. Si stima che l’indotto del Salone del Mobile si aggiri tra i 250 e i 300 milioni di euro. A beneficiare dall’afflusso di addetti del settore, espositori e semplici curiosi sono soprattutto le strutture alberghiere e chi offre servizi, dai taxi ai ristoranti. In genere, il 90% delle presenze arriva dall’estero, dunque si intuisce quanto l’immagine riportata dalla stampa estera di una Milano più simile a un lazzaretto che a una città attiva e vitale, influenzata forse, ma lungi dall’essere moribonda, possa danneggiare l’economia. All’edizione 2020 del Salone del Mobile si erano iscritti già 2200 espositori. Secondo i calcoli portati ieri nel furibondo e tumultuoso – pare – cda di di Federlegno Arredo Eventi, posticipare di qualche mese l’evento è un danno stimabile in non meno di 120 milioni di euro.

coronavirus a Milano

Vagoni della metro vuoti anche nelle ore di punta

MILANO A VOCAZIONE TURISTICA

Un bell’inciampo per Milano, soprattutto ora che aveva intrapreso il cammino per diventare una città a vocazione turistica, che possa offrire divertimento anche al di fuori dei periodi delle fiere come il Salone del Mobile, la Fashion, la Digital e la Games Week. Un percorso intrapreso dalle ultime amministrazioni e che stava iniziando a dare i suoi frutti, considerando che lo scorso anno il settore terziario, con quasi 11 milioni di turisti giunti nel capoluogo lombardo e nell’area urbana, aveva compiuto un balzo di 9,2 punti percentuali sul 2018.

LA LETTERA A SALA DEI GESTORI DI BAR E PUB

Nelle ultime ore, in rappresentanza di quella “Milano da bere” che nell’immaginario collettivo esiste e resiste ancora, i gestori dei bar e dei pub della città hanno scritto una lettera aperta a Sala:

Egregio Signor Sindaco,

Le chiediamo di rappresentarci in questa emergenza che in pochi giorni ha catapultato l’intero settore del commercio, dei bar, degli spettacoli e degli eventi culturali in un baratro, facendo tremare un sistema economico complesso e delicato. Non contestiamo le decisioni prese dalla Regione, non abbiamo le competenze per farlo, anche se non comprendiamo alcune esenzioni attuate, ma quello che chiediamo in maniera accorata é di considerare insieme all’urgenza sanitaria anche l’emergenza economica e sociale.

Il nostro settore, che ha contribuito a portare Milano a risplendere nel mondo, è messo in ginocchio dal divieto di operare, dalla paura insita nei nostri cittadini e dall’incertezza assoluta in cui siamo obbligati ad operare. La mancanza di liquidità non concede tempo ulteriore alle imprese. Le economie collegate agli eventi e alla somministrazione interessano diversi settori che costituiscono il tessuto cittadino, non hanno una rappresentanza unica ed è per questo che chiediamo a Lei di portare avanti un’istanza urgente con la massima solerzia.

Chiediamo di far presente al governo di attivare immediatamente ammortizzatori sociali e provvedimenti per azzerare gli adempimenti fiscali nell’immediato onde evitare un disastro in termini di fallimenti, posti di lavoro e riduzione del PIL cittadino oltre che regionale. Le chiediamo di far presente a Regione Lombardia e al Ministro della Salute l’importanza di stabilire regole chiare e ponderate per tutti gli operatori senza discriminazioni in un settore articolato come il nostro.

Ci appelliamo a Lei, sig. Sindaco perché sappiamo quanto tenga alla sua/nostra città e perché crediamo possa rappresentarci tutti come cittadini, imprenditori e lavoratori senza interessi singoli di categoria alcuna.

DANNEGGIATE ANCHE LE METE ALPINE

Ma a patire per l’isteria da coronavirus non c’è solo Milano. Pochi chilometri a nord si trovano infatti alcune delle più note località sciistiche per gli amanti della montagna, con la Valtellina facilmente raggiungibile via treno o autostrada per chi vive in città. In questo periodo paesi come Livigno, Aprica e Bormio solitamente abbondano di turisti in settimana bianca ma adesso, non fossero bastate le temperature anomale dell’ultimo inverno, la notizia del coronavirus a Milano ha messo in fuga sciatori e alpinisti, soprattutto stranieri.

Aprica (Sondrio) – cortesia di: Miriam Bozzi

“In tutta la zona, non solo qui ad Aprica – racconta a StartMag Miriam Bozzi, studentessa universitaria a Milano che in alta stagione torna in montagna per dare una mano nell’hotel Urri del padre Maurizio – si registra una forte flessione di turisti. In diversi sono già partiti e i più non sono nemmeno arrivati: hanno disdetto all’ultimo soprattutto i gruppi provenienti dall’estero: Inghilterra, Cecoslovacchia, Austria. Il governo ceco, poi, ha ufficialmente raccomandato di non venire in Italia”. Crollato anche il turismo regionale, cioè degli sciatori che raggiungono le vette nel fine settimana: “molti lombardi – spiega Miriam – venivano proprio dal Lodigiano”.

Aprica (Sondrio) – cortesia di: Miriam Bozzi

Piste desolatamente vuote, come i paesi del Valtellinese. “Del resto sono saltate tutte le manifestazioni, tutti i negozi la sera sono chiusi: sembra un coprifuoco che rende la nostra località che vive di turismo, perché non abbiamo industrie, un paese fantasma”, si sfoga Miriam . “Si vive alla giornata. Il nostro hotel – spiega – in alta stagione ha bisogno almeno di sei persone in più, che quest’anno potremmo essere costretti a lasciare a casa se la situazione non dovesse migliorare”. “In più – conclude – da quando hanno iniziato a circolare le notizie sul coronavirus, si sono azzerate anche le prenotazioni sul medio periodo, che sul finire di febbraio di solito Booking e siti vari portano ancora. La sola buona notizia – chiosa sorridendo- è che, a dispetto delle temperature, oggi ha ripreso a nevicare”.

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