Economia

Rischio monopoli sul web (specie sulla raccolta pubblicitaria). Il monito di Cardani (Agcom)

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Che cosa ha detto Angelo Maria Cardani nella sua ultima relazione annuale da presidente dell’Autorità per le garanzie delle comunicazioni

 

Sette anni vissuti sul filo di un settore che vive cambiamenti complessi, come quello epocale della trasformazione digitale.

L’ultima Relazione annuale presentata dall’Autorità per le garanzie delle comunicazioni al Parlamento nell’attuale Consiglio guidato da Angelo Marcello Cardani accende un faro, tra l’altro, proprio sulla raccolta pubblicitaria da parte delle piattaforme digitali.

Per i big del web i “ricavi crescono a doppia cifra da molti anni, avviandosi a valicare, in termini di valore, la soglia dei tre miliardi di euro”, spiega il presidente evocando il rischio di monopoli. “Attorno a questa crescita di valore c’è – prosegue – un mutamento di parametro che riguarda le particolari politiche commerciali adottate dalle piattaforme digitali e i rischi del determinarsi di posizioni dominanti sul mercato pubblicitario, anche riguardo alle modalità di raccolta, alle asimmetrie con gli altri protagonisti del mercato, a tutti i possibili nuovi usi dei dati di audience e diffusione, nonché all’utilizzo dei Big Data da parte di questi soggetti”. Dal punto di vista delle “dinamiche dei mercati regolati, – afferma Cardani – questi sette anni sono stati anni assai difficili, di vero e proprio declino per alcuni settori, di sostanziale stagnazione per molti altri, e con solo un paio di indicatori macroeconomici in controtendenza. Il settore editoriale ha proseguito una fase di vero e proprio declino strutturale con un calo generalizzato di valore economico (-40%), investimenti, occupazione, ricavi”.

“Nelle telecomunicazioni tra il 2011 e il 2018 – prosegue il presidente dell’Agcom – si sono persi circa 1/4 dei ricavi. Nello stesso periodo nel settore media il trend fortemente negativo dei ricavi pubblicitari ha trascinato in rosso i conti sia della tv in chiaro (-13% il valore economico del settore), dove resta peraltro largamente prevalente, nel contesto competitivo globale multipiattaforma, l’offerta in tecnologia digitale terrestre”.

Anche dall’analisi della dinamica delle quote di mercato dei principali operatori del Sic (Sistema integrato delle comunicazioni), si conferma la crescita di alcuni “importanti player internazionali e in particolare delle piattaforme online e la contrazione del peso di alcuni rilevanti gruppi editoriali nazionali” si legge nella Relazione. A partire dal 2012, anno in cui nel perimetro merceologico del Sistema è stata inserita la pubblicita’ online, appare evidente la crescita dei big del web, quali Google, che nel 2017 rappresenta circa il 4% del Sic (5% nelle stime 2018), ma anche Facebook, che nello stesso anno e’ il settimo operatore del Sic, con circa il 3%.

Dall’intervento del regolatore negli ultimi sette anni è comunque giunta “una crescente spinta alla trasparenza tariffaria (da ultimo con la vicenda della cosiddetta fatturazione a 28 giorni); maggiori garanzie contrattuali per il consumatore, dalla completezza delle informazioni alle modifiche unilaterali dei contratti, dall’esercizio del diritto di recesso, alla disciplina delle modalità di dismissione o trasferimento dell’utenza; il contrasto alle pratiche di attivazione inconsapevoli di servizi premium, confluita in un codice di autoregolamentazione appena varato” sottolinea Cardani.

Tlc e tv sono settori il cui spettro frequenziale è un bene prezioso il cui uso deve essere regolato con la massima efficienza. A tale riguardo il presidente dell’Agcom rivendica la policy ispirata procedure di selezione competitive “trasparenti e semplici, in grado di premiare il mercato e, al tempo stesso, remunerare adeguatamente l’erario”: nei sette anni di durata dell’attuale Consiglio l’attribuzione delle frequenze ha fatto incassare allo Stato 9,5 miliardi di euro dalle gare, 6,5 dei quali derivanti dalla gara conclusa nel settembre scorso per l’assegnazione di tutte le bande per lo sviluppo del 5G, “che ha costituito – sottolinea Cardani – un caso di successo unico in Europa”. “L’Autorità l’ho vista prima dalla Rai e adesso in Tim: ha fatto un ottimo lavoro in un contesto in cambiamento. Il giudizio? Positivo” dice l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai dal luglio 2012 all’agosto 2015, a chi gli chiede un ‘voto’ al settennato dell’Agcom.

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