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Rischi e opportunità dei prestiti cinesi in Bolivia

Come mai la Cina sostiene l’economia della Bolivia? L’analisi di Riccardo Venturi

 

In un precedente articolo si è trattato dell’indebitamento estero della Bolivia durante le presidenze di Evo Morales e della predominanza del settore dei trasporti nell’allocazione delle risorse ottenute tramite quei prestiti; con il presente si va invece ad approfondire più specificamente il ruolo della Cina.

I dati, espressi in milioni di dollari statunitensi, la valuta maggiormente impiegata nel contrarre prestiti con l’estero, provengono dalle Informes de deuda externa pública reperite sul sito della Banca centrale boliviana.

EVO MORALES, “IL CINESE”

Il rapporto della Bolivia con la Cina si è consolidato in modo profondo e strutturato sotto i mandati dell’ex presidente Evo Morales, che ha portato il paese sudamericano a indebitarsi sempre di più con Pechino attraendo molte imprese cinesi.

Negli ultimi decenni la Cina è diventata il maggior prestatore per i paesi in via di sviluppo, visto anche il disimpegno economico dei paesi occidentali più ricchi, e ha confermato questo suo ruolo anche con la Bolivia.

Tornando al ruolo avuto da Morales nell’indebitamento con la Cina, è possibile osservare nel sottostante grafico come il saldo annuo dei prestiti contratti con tale paese sia aumentato in maniera considerevole a partire dal 2006, anno del suo insediamento dopo la  prima vittoria alle elezioni presidenziali del 2005: il saldo del debito con la Cina che ammontava a 24,4 milioni di dollari statunitensi nel 2005 è passato a 75,4 nel 2006, per arrivare infine a 1.045,0 nel 2019, con una media di saldo di 396,32 milioni per il periodo dal 2006 al 2019.

È possibile suddividere questo indebitamento con Pechino in due fasi: dal 2006 al 2010, fase in cui rispetto ai periodi precedenti c’è stato un aumentato ricorso ai prestiti di Pechino senza però che questo sia divenuto particolarmente elevato, con un saldo medio di 71,04 milioni; dal 2011 al 2019, in cui si nota rispetto a prima un aumento considerevole del saldo medio, arrivato a 577,03 milioni.

Il legame creato da Morales con la Cina è destinato ad essere duraturo, vista la sua conferma da parte dell’attuale presidente Luis Arce, già ministro all’economia durante le presidenze Morales.

Si riporta anche il seguente grafico per permettere una visione d’insieme sul debito estero della Bolivia di Morales.

TRASPORTI: UN SETTORE CHIAVE E I SUOI RISCHI

Il settore che maggiormente ha intercettato le somme prese in prestito tramite indebitamento estero dal 2012 al 2019 è stato quello dei trasporti, con una media percentuale del 42,63% e un saldo medio di 3.198,06 milioni di dollari.

C’è una stretta correlazione fra lo sviluppo infrastrutturale e l’accrescersi dell’indebitamento con la Cina, visto che con la realizzazione di infrastrutture il gigante asiatico trae molteplici benefici: garantirsi i proventi degli interessi, ottenere tramite clausole contrattuali che i lavori vengano eseguiti da aziende e manovalanze cinesi, e, ad opere realizzate, conseguire un più rapido ed economico accesso a risorse naturali – idrocarburi e minerali in prevalenza, fra cui il litio (https://www.startmag.it/energia/catl-millennial-lithium-litio-batterie/), indispensabile per la fabbricazione di batterie ricaricabili – di cui la sua industria necessita. Tali risorse, spesso, sono estratte da aziende cinesi, facendole arrivare alle aziende sul proprio territorio nazionale dai siti di estrazione, raggiungendo i porti della costa pacifica del sud America.

Appare chiaro che se da un lato i prestiti e gli investimenti cinesi stanno sostenendo la crescita della Bolivia, dall’altra potrebbero metterne a rischio l’effettiva sovranità. Se infatti la domanda mondiale delle materie prime, di cui la Bolivia è produttrice, dovesse subire una diminuzione, con conseguente discesa del loro prezzo, la Bolivia potrebbe non riuscire a onorare gli interessi dei prestiti contratti senza ricorrere ad ulteriore debito, magari proprio verso la Cina.

Tuttavia, la ripresa dell’economia mondiale, dopo la fase più acuta della recessione indotta dalla pandemia del Covid-19, sta mantenendo alti i prezzi di tali risorse, quantomeno nel breve periodo, e non si sta profilando tale rischio.

Resta invece da vedere se lo sviluppo infrastrutturale finanziato con questo indebitamento estero sarà giustificato con una crescita dell’economia tale da onorare i debiti contratti e i loro interessi.

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