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Come cresce il debito estero nella Bolivia di Evo Morales

Debito Estero Bolivia

Cosa succede al debito estero della Bolivia di Evo Morales e perché i trasporti sono un settore predominante. L’analisi di Riccardo Venturi

 

L’ex presidente Evo Morales è stato il simbolo di una stagione espansiva per l’economia della Bolivia. Di umilissime origini, è riuscito a mettersi a capo delle rivendicazioni dei coltivatori di coca e delle popolazioni indigene e vincere nel 2005 le elezioni presidenziali.

Ha iniziato il suo mandato nel 2006 e ha governato fino al 2019, anno in cui, nonostante una nuova vittoria alle elezioni, a causa di accuse di brogli e pressioni delle forze armate è stato costretto all’esilio e il paese è stato retto da un governo ad interim di destra.

Questo esilio è durato fino al 2020, in quanto le nuove elezioni che si sono tenute nel paese hanno portato alla vittoria Luis Arce, in passato suo ministro per l’Economia, e ciò ha consentito il suo ritorno in patria. La sua azione è stata di contrasto alla povertà tramite sussidi, maggior accesso all’assistenza sanitaria e implemento del settore dei trasporti, fondamentale per far sviluppare l’economia.

IL DEBITO ESTERO

La composizione del debito estero della Bolivia, dal 2012 al 2019, mostra come prevalgano i prestiti da 11 a 30 anni con una media del 64,6%, seguiti da quelli da più di 30 anni (20,9%) e quelli da 0 a 10 anni (13,5%). La percentuale di quelli senza termine, erogati prevalentemente dal Fondo Monetario Internazionale dal 2017 al 2019, non ha mai costituito oltre il 3,0% del totale.

Analizzando più dettagliatamente i finanziatori del debito boliviano, si nota che prevalgono quelli multilaterali rispetto a quelli bilaterali. Si dividono ora i dati in due periodi, in quanto quelli dal 2006 al 2010 provengono da una sintesi riepilogativa, mentre gli altri sono stati stilati anno per anno nei singoli rapporti. Oltretutto dal 2011 in poi cominciano a venire riportati nuovi prestatori multilaterali non presenti nel precedente periodo e ci sono variazioni significative nei prestatori bilaterali.

Per il periodo dal 2006 al 2010 predominano i finanziamenti multilaterali da parte di istituzioni finanziarie internazionali (saldo medio a 1.727,4 milioni di dollari statunitensi) rispetto a quelle bilaterali (549,0 milioni di media).

In questa fase si è sempre fatto ricorso alla Comunidad Andina de Fomento – CAF (967,0 milioni di media), mentre sia i governi precedenti a Morales sia il primo presieduto da lui stesso nei suoi primi anni avevano provveduto a ridurre l’indebitamento con Banco Mundial – BM (da un saldo di 1.571,4 milioni nel 2003, arrivati a un picco di 1.748,8 nel 2004, ha seguito una lieve discesa fino a 1.666,8 milioni nel 2005 e un repentino minimo di 233,4 nel 2006, per poi rialzarsi fino a 355,1 nel 2010, con una media di 289,0 dal 2006 al 2010) e Banco Interamericano de Desarrollo – BID (1.621,2 milioni nel 2006, scesi bruscamente nel 2007 a 459,3, risaliti fino a 629,4 nel 2010, con una media di 738,0).

Questi dati dimostrano che nonostante la diffidenza ideologica verso istituzioni che risentono fortemente dell’influenza statunitense, Morales ha pragmaticamente incominciato rapidamente a richieder loro prestiti.

I PAESI FINANZIATORI

I finanziamenti bilaterali dal 2006 al 2010 più rilevanti sono stati quelli di Brasile (114,1 milioni di saldo annuo medio), una presenza rilevante da prima di Morales e che ha continuato ad erogare prestiti anche sotto la sua presidenza, e Venezuela, con il cui ormai defunto presidente Chávez Morales era in sintonia ideologica. Infatti, da un saldo di 5,9 milioni nel 2005 si è arrivati a 32,6 già nel 2006 per giungere, sempre in crescendo, a 309,5 nel 2010, con una media di 191,54 per il periodo 2006-2010. Per quanto riguarda l’erogazione di prestiti da parte della Spagna, ex madrepatria coloniale, c’è stata una riduzione del saldo: dai 106,5 milioni del 2008 ai 19,3 del 2009, con saldo medio di 78,2 per il periodo 2006-2010.

La Cina a partire dal 2007, quindi proprio durante il primo mandato di Morales, ha incominciato ad intensificare la sua partecipazione, che negli anni successivi è anzi divenuta assolutamente predominante, difatti il saldo dei prestiti da essa forniti nel 2003 era 16,3 milioni, 14,0 nel 2004, 24,4 nel 2005, incrementato poi da 38,6 del 2006 e a 75,4 nel 2007, per arrivare agli 82,2 del 2010, con una media di 71,0 per il periodo 2006-2010. Presenza non preponderante ma costante la Germania, con un saldo medio di 53,3 milioni. Francia, Italia e Argentina invece minoritarie.

Si è assistito ad un crollo della partecipazione giapponese (nel 2003 un saldo di 567,6 milioni, nel 2004 di 71,6, nel 2005 di 63,0 e di 0,0 negli anni successivi). Poco rilevante la porzione costituita dalla somma di altri paesi prima non citati. Risalta l’assenza degli Stati Uniti, ma ciò è in linea con il loro disimpegno economico e politico nell’area sudamericana delle ultime decadi.

I DATI E LE DIFFERENZE

Nei dati del periodo 2011-2019 è possibile riscontrare analogie e differenze rispetto a quello 2006-2010. Resta la prevalenza dei finanziamenti multilaterali da parte di istituzioni finanziarie internazionali rispetto a quelli bilaterali, con un saldo medio di 4.814,0 milioni di dollari per i primi e di 913,9 per i secondi, ma ci sono delle variazioni nei creditori.

Per quanto riguarda i saldi medi dei creditori multilaterali, in questo periodo, sebbene per somme di saldo medio decisamente inferiori rispetto a CAF (1.959,0 milioni), BID (1.892,3 milioni) e BM (662,6 milioni), la Bolivia ha incominciato a prendere in prestito cifre degne di menzione anche da Fondo Internacional de Desarrollo Agrícola – FIDA (57,5 milioni), Fondo Nórdico para el Desarrollo – FND (34,3 milioni), Fondo Financiero para el Desarrollo de los Países de la Cuenca del Plata – FONPLATA (120,3 milioni), Organización de Países Exportadores de Petróleo – OPEP (57,7 milioni) e Banco Europeo de Inversiones – BEI (30,4 milioni).

In questa seconda fase si staglia in modo inequivocabile la prominenza della Cina, confermando il ruolo assunto dal paese asiatico nel finanziare i progetti governativi dei paesi in via di sviluppo: da un saldo di 170,8 milioni nel 2011 si è arrivati ad uno di 1.045,0 milioni nel 2019, con un saldo medio di 497,9.

Per quanto riguarda Venezuela e Brasile, in questo secondo periodo si è assistito a una riduzione della loro partecipazione. Si è riscontrato un inevitabile declino dei finanziamenti di Caracas, con un saldo di 416,9 milioni nel 2011, 159,8 nel 2012, 154,5 nel 2013, 125,3 nel 2014, dopodiché dal 2015 al 2019 non si è più raggiunta la cifra di 1,0 milione, con un saldo medio di 95,5.

Ciò è dovuto alla crisi economica e sociale in cui la repubblica bolivariana sta versando da anni. Il calo dei prestiti da parte del Brasile potrebbe essere visto come dovuto alle presidenze ideologicamente ostili a Morales di centro di Temer (2016) e quella di destra di Bolsonaro (2019), tuttavia è possibile osservare già dal 2012 una graduale ma continua diminuzione del credito, partita proprio sotto la presidenza dell’onda rosa di Rousseff: il saldo era di 172,0 milioni nel 2011, è sceso a 93,0 nel 2012, per arrivare infine a 21,6 nel 2019, con 65,0 milioni in media. Presenze costanti in questa seconda fase Germania (55,6 milioni di saldo medio), Corea del Sud (35,2 milioni) e Spagna (13,1 milioni).

Si nota negli ultimi anni un aumento notevole dell’impegno di capitali francesi: un saldo di 8,8 milioni nel 2011, sceso 3,3 nel 2016, per poi balzare a 122,7 nel 2017, saliti poi a 145,1 nel 2018 e infine con una nuova impennata nel 2019 sono arrivati a 297,1, con un saldo medio quindi di 66,8. Assolutamente minoritari per partecipazione Giappone, Italia e Argentina. Si conferma l’assenza dai rapporti del ruolo degli Stati Uniti anche in questo secondo periodo.

A partire dal 2015 si rinvengono nei rapporti tre nuove voci con i seguenti saldi medi per il periodo 2015-2019: titoli di debito (saldo medio di 1.600 milioni), FMI (227,2 milioni) e moneta e depositi (43,8 milioni).

Si citano in ultimo i prestiti da privati, il cui saldo è stato 500,0 milioni nel 2012, 1.000,0 nel 2013 e nel 2014, poi per vari anni non sono più stati riportati, per arrivare fino a 33,4 nel 2019.

IL SETTORE DEI TRASPORTI E GLI ALTRI

Dal 2012 al 2019 ha predominato per allocazione il settore dei trasporti, intercettando in media il 42,6% delle somme da debito estero; al secondo posto il settore dei servizi igienico-sanitari di base, mediamente al 7,1%; altri settori degni di menzione quello del rafforzamento istituzionale (5,4% in media) e quello agro-zootecnico (4,06% in media).

Il settore degli idrocarburi, fondamentale per l’economia boliviana, ha invece costituito una ridotta voce, poiché largamente autofinanziatosi grazie all’aumento delle royalties voluto da Morales e all’aumentato prezzo degli idrocarburi a partire da metà anni Duemila.

Le produzioni di spicco della Bolivia sono, oltre al già citato settore degli idrocarburi (in prevalenza gas naturale), quelle da attività mineraria: argento, boro, antimonio, alluminio, tungsteno, zinco, piombo. Vanno poi segnalate le ingenti riserve di litio, materiale indispensabile per le batterie ricaricabili, e pertanto destinato ad aumentare la sua importanza.

In un’economia che si basa così tanto sul settore estrattivo investire in un sistema di trasporti più efficiente vuol dire aumentare la velocità di immissione sul mercato di quanto proviene da miniere e giacimenti, oltre a portare benefici per tutti gli altri settori grazie alla riduzione dei costi per spostare una merce da una parte all’altra del paese.

IL RAPPORTO CON L’ESTERO

L’aumento dell’indebitamento con l’estero, compensato da una significativa e continua crescita del PIL, è stato finalizzato prevalentemente per sostenere lo sviluppo economico del paese e per garantire un miglioramento sostanziale delle condizioni dei più poveri.

Nei prossimi anni si vedranno i risultati, su cui incombono le ombre di alcune incognite: le somme prese in prestito per il settore dei trasporti porteranno a una crescita in grado di compensare le spese per gli interessi? Il debito estero contratto, specialmente quello con la Cina, porterà limitazioni alla sovranità concreta del paese? L’andamento del costo delle materie prime di cui la Bolivia è produttrice sosterrà la crescita del PIL e quindi la sostenibilità del debito? Infine, che impatto avrà il Covid-19 sull’economia boliviana?

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