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Perché Truss cancella il taglio delle tasse ai più ricchi

Finanziaria

Il governo Truss ha fatto retromarcia sul taglio delle tasse ai britannici più abbienti. Ecco cause e conseguenze. L’articolo di Daniele Meloni

 

Alla fine, l’inversione a “u”, quella che Margaret Thatcher non aveva mai contemplato, è arrivata. Nella mattinata di lunedì il Cancelliere dello Scacchiere britannico, Kwasi Kwarteng, ha annunciato che il governo Conservatore rinuncerà al taglio delle tasse per la fascia di redditi più alta dal 45 al 40%. “Abbiamo capito e abbiamo ascoltato” ha detto Kwarteng – già ribattezzato KamiKwasi dalla stampa UK – prima di esporre il fatto che ha fatto subito balzare la sterlina a 1,12 sul dollaro.

La verità è che la retromarcia del governo era nell’aria già da ieri, primo giorno della conference dei Conservatori a Birmingham. Senza una maggioranza nel partito che appoggiava la misura, senza il consenso dell’elettorato – e con i mercati in fibrillazione – le possibilità che la misura venisse confermata e poi votata alla Camera dei Comuni erano pressoché zero. Al nuovo premier, Liz Truss, e allo stesso Kwarteng, è toccato quindi rimettersi in carreggiata. La stessa Truss aveva detto alla Bbc che “il governo avrebbe potuto preparare meglio il terreno dell’annuncio dei tagli alle tasse”. Non solo, ha detto qualcun altro. Le stime sulla crescita al 2,5% dopo il mini-budget di venerdì 23 settembre erano più che altro spannometriche, senza alcuno studio di fattibilità del Tesoro e dell’Ufficio per la Responsabilità del Budget (OBR), messi da parte per l’occasione.

Quello che però ha definito il cambio di linea – definito “umiliante” da Chris Mason, political editor della BBC – è stata l’opposizione interna al partito Conservatore. Truss è in minoranza dato che nel leadership contest i parlamentari Tory le preferirono l’ex Cancelliere Sunak, autore delle politiche di bilancio improntate al rigore e alla responsabilità fiscale. L’aver lasciato fuori dalla composizione del suo Cabinet tutti gli alleati di quest’ultimo non ha certo giovato alla coesione dei Conservatori, che hanno manifestato in questi giorni tutto il loro disappunto. Si è parlato già di lettere di sfiducia e di un Primo Ministro che non sarebbe arrivato a Natale. Grant Shapps, uno dei “purgati” da Truss nel ruolo di Ministro dei Trasporti, ha affermato che la riduzione delle tasse ai più abbienti non sarebbe mai passata alla Camera dei Comuni, mentre Michael Gove l’ha definita “sbagliata”. Gove, anche lui restato fuori dalle nomine di governo dopo oltre 10 anni sulle barricate con vari ruoli negli esecutivi di Cameron, May e Johnson, aveva già quest’estate espresso dubbi sulle politiche economiche di Truss. “Una vacanza dalla realtà”, aveva detto Gove in tempi non sospetti.

Così, mentre si attende di vedere la reazione della platea Tory al discorso di oggi di Kwarteng e, soprattutto, a quello di domani di Truss, la conference va avanti anche senza la presenza di alcuni big del partito come l’ex premier Boris Johnson e dello stesso Rishi Sunak. Ieri, John Curtice, professore di strategie elettorali all’università di Strathclyde ha tenuto un seminario in cui ha rilevato che la vittoria del Labour alle prossime elezioni potrebbe avere una maggioranza di seggi a tre cifre. Il timore che abbia ragione ha colpito come un fulmine, non certo a ciel sereno, l’adunata dei Tories.

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